AS Roma

Dall'Helios alla Lupa, con coraggio da vendere: la storia di Pisilli, promessa della Roma

Il 6 maggio di tre anni fa, "Piso" sboccia di fronte al grande pubblico. Un viaggio lungo, dalla chiamata di Bruno Conti a Mou, DDR, Gasp e la Nazionale

(MANCINI, GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Sergio Carloni
06 Maggio 2026 - 11:00

A Roma va così, è sempre primavera. Anche quando primavera non è. Basta poco per sentirsi a casa: strade, fontane, odori, volti, parole, monumenti, calcio. Storia. Anzi, storie. Tante. Si intrecciano, quasi abbracciandosi, rievocando ricordi e belle sensazioni. Molte hanno un prima e un dopo. Uno spartiacque, punto preciso sulla linea temporale. E quello di Niccolò Pisilli, più che l'ultimo periodo con Gasperini, si colloca al 6 maggio 2023. La Roma perde 0-2 con l'Inter a quattro minuti dalla fine; José Mourinho ha già scrutato la panchina, alla ricerca di qualcuno a cui regalare una gioia che più grande, forse, non si può. Cioè, l'esordio tra i grandi all'Olimpico. 'Piso' si alza, toglie la casacca, entra. Attimi, fotografie, da appendere in camera. È l'inizio di un viaggio. Romanista.

 
 
 
 
 
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Sempre e per sempre

Sin da piccolo, il sogno è quello. D'altronde, lo sport è di casa. Nel destino del piccolo Niccolò, da quel 23 settembre del 2004, giorno della sua nascita. Tra le mura della sua abitazione, da bambino, si immerge in quel mondo accompagnato dalla fidata famiglia: la scelta è tra il papà, Francesco, ex tennista con la posizione 570 nel doppio maschile come best ranking, e il fratello più grande, Mattia, accomunato a lui dal mestiere. Quello del calciatore. La strada è segnata: c'è un pallone di cuoio da domare. È così che, anche con l'aiuto della mamma Valentina, Pisilli muove i primi passi sul prato verde. O meglio, sulle mattonelle, davanti la sua dimora di Casal Palocco.

Siamo a circa 25 chilometri di distanza dal cuore della Capitale, quasi 20 dal luogo in cui Niccolò spera di arrivare il prima possibile: Trigoria. Nel frattempo, la strada fa da maestra: ogni giorno è una sfida, che sia con amici o sconosciuti. Dando "fastidio" ai più anziani in zona, tra chi si arrabbia per il baccano e chi invece regala dolci. Anche per testare la tenacia dei più piccoli; con la speranza che ci sia qualcuno a sventolare con fierezza la bandiera del quartiere. Poi, a un tratto, la curva più dolce: nella vita del piccolo 'Piso' arriva l'Helios, oggi Honey Soccer School.

Un piccolo Niccolò Pisilli con la maglia dell'Helios

"La purezza dei più piccoli"

All'Axa, le auto passano senza sosta di fronte alla sede delle 'apette' in una calda giornata di marzo. Ci accoglie Dario Teofani, direttore tecnico della scuola calcio, tra campi in ristrutturazione e l'insegna 'Roma Academy': da sempre, l'obiettivo è regalare piccoli fenomeni ai giallorossi. Il classe 2004 è uno di questi. "Sono stato il suo primo allenatore", racconta. "Questo centro nasce nel 2011. Nicco ha iniziato nell'Helios, prima ancora che diventasse Honey Soccer City". Qui, la famiglia Pisilli è abituale: prima il fratello più grande, Mattia; quindi, Niccolò e, ora, il fratellino più piccolo. Tutti transitati tra le mani e le idee chiare e tonde di Teofani. "Lui veniva, si attaccava alla rete e guardava gli allenamenti. Decisero di iscriverlo".

Un piccolo Niccolò Pisilli con la maglia dell'Helios

Scelta giusta. Il talento, racconta il dt, si vede subito: "Era un predestinato. Già da bambino aveva caratteristiche fuori dal comune. Io e lui vincemmo un torneo prestigioso; al tempo, non prediligeva un ruolo particolare, però aveva carattere. Credo che avesse già in mente il suo percorso futuro". Nel centro della Honey si cammina e si conversa, nel segno dei vecchi ricordi. Su tutti, un gioco di prestigio difficile da dimenticare: "Eravamo ad Alba Adriatica per un torneo. Niccolò fece un gol pazzesco, in un campo di calcio a cinque: tre sombreri a due giocatori e al portiere, senza far cadere il pallone. Poi la palla in rete. Il fatto che quella magia non sia stata ripresa è un peccato. E quando lo guardo oggi, mi sembra di rivedere la sfacciatezza e la purezza di quando era piccolo". Qualità evidenti già in tenera età. Tant'è che ben presto qualcuno si accorge di lui.

Sogni, coppe e campioni

Siamo nel 2012. Alla porta bussa la Roma. Vuole Pisilli. Teofani non perde tempo, insieme a Bruno Banal: "Fui io ad accompagnarlo ai suoi primi provini in giallorosso. Fu un'emozione grande, il coronamento di tutti i sacrifici fatti nel settore giovanile". Orgoglio. Che per Nicco si trasforma in carisma al momento delle dimostrazioni: "Lo schierarono in difesa. Andò da Bruno Conti e gli disse: 'Io voglio giocare a centrocampo, sono un centrocampista!'". Naturalezza, genuinità. Qualità che lo accompagnano, una volta entrato nel vivaio. I test sono convincenti. E il puzzle, pezzetto dopo pezzetto, inizia a prendere forma.

 
 
 
 
 
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Una vita viva

Pisilli si lascia dietro l'Helios. A Trigoria lo aspetta una nuova vita. Viva. Con quell'amata Lupa da difendere, sul petto. Gli anni passano, cresce come centrocampista: mezzala, per l'esattezza. È la sua fortuna. Ai tecnici che accorrono regala imprevedibilità, inserimenti alle spalle. Come un tifone non preallertato. Dove passa, spazza via gli avversari. Dai pulcini alle Under più mature: lì, cambia tanti allenatori. Assume più sfumature e impara. Già dall'U17: ci si affaccia, così come in U18, nel 2020-21, quando con Piccareta a vigilare su di lui passa spesso da centrocampo a trequarti. Niccolò è un punto fermo e i minuti in campo sono tanti. Così come le emozioni. Perché nella fase finale, dopo essersi sbarazzata di Crotone (5-0!) e Pescara (quest'ultimo con un suo gol), col 3-1 al Genoa la Roma suggella una stagione trionfante e lo Scudetto di categoria.  

L'U17 festeggia lo Scudetto 2020-21. Sulla destra, uno scatenato Pisilli (GETTY IMAGES)

Coi sogni più grandi della sua età, il Pisilli ancora sedicenne gioca e convince. Pure in Under 18. Ad agosto indossa per la prima volta la maglia della Nazionale, poi inizia un'annata luminosa: dalle gare con Scurto (con 8 gol e 3 assist in 13 presenze!), fino alla chiamata di Alberto De Rossi in Primavera. Il sogno è sempre più vicino. Ma non è lì che chiude la stagione. 6 gare, quindi un problema fisico e il rientro per la semifinale Scudetto in U18, persa di fronte alla Spal. La delusione è tanta. Il bello, però, deve ancora venire. Un po' come in tutte le storie indimenticabili.

"Ti spaventi se domani ti metto dentro?"

Niccolò non sa che la svolta è dietro l'angolo. Un grande tornante, tanto dolce quanto difficile da gestire. Di fatto, entra in pianta stabile nel nuovo corso Primavera targato Guidi, che lo mette al centro del suo undici. Che sia in mezzo o a trequarti, le risposte sono di livello e lo portano, il 25 aprile 2023, a un'altra grande soddisfazione: la Coppa Italia di categoria. Termina 2-1 con la Fiorentina: 'Piso' gioca 120', corre e lotta. Stremato, a fine gara può gioire. Senza finire l'euforia. Vanno attese tre settimane; il 6 maggio, dopo 12 gol e 7 assist coi 'piccoli', arriva la Data, con la 'D' maiuscola. Quella dell'esordio in A, a contro l'Inter: solo un minuto, un soffio di fiato, con la Lupa sul petto. Ancora. Stavolta, però, circondato da campioni. E lanciato da un certo José Mourinho. Anni dopo, il classe 2004 rivelerà un aneddoto: "Il giorno prima, lo Special One venne da me e mi chiese: 'Ti ca...i addosso se domani ti metto dentro?'". Tutto il resto è storia.

Anni d'oro

Anche durante l'estate, non c'è pausa che tenga. Stavolta, col tricolore sul petto: è tempo di Europei, con l'Under 19 azzurra. In un percorso altalenante, almeno inizialmente. Il 4-0 a Malta dà spazio al ko per 1-5 col Portogallo. Sembra svanire tutto. Così, però, non è. E dopo aver centrato l'accesso in semifinale, l'Italia fa fuori la Spagna col 3-2, anche grazie al sigillo di Pisilli. Che già a marzo aveva regalato un bel pezzo di qualificazione con due timbri contro la Germania. In finale, finisce 1-0 con quel diabolico Portogallo già incontrato ai gironi. Stavolta, è tutto più bello. Con 'Piso', cuore giallorosso, sul tetto d'Europa

Triplo trionfo. La stagione 2023-24 inizia così nel migliore dei modi. E prende una piega ancora più bella e importante quando, dopo essersi riconfermato in Primavera, arriva di nuovo la Roma dei grandi. Con lo Sheriff entra al 73' e al 93' lascia il segno, fissando il 3-0. Si mette le mani nei capelli, piange quasi. La squadra lo celebra. È grande festa, sotto gli occhi di un sempre più commosso Mourinho

Un commosso Niccolò Pisilli al fianco di José Mourinho, nel giorno del suo primo gol in giallorosso (MANCINI)

La stagione prosegue alla grande. Pisilli è, come sempre, il punto fermo di Guidi. Con Mou torna in campo per 9' nel ko di Bologna; dopodiché, trascina la Primavera alla fase finale, a suon di prestazioni eclatanti. In semifinale serve 2 assist nel 3-2 del derby. Prima che il Sassuolo si imponga 3-0 in finale: doccia fredda, lacrime amare. Niccolò piange, di fronte alle telecamere di Sportitalia. "Abbiamo lavorato per 10 anni nel settore giovanile per questa partita e non meritavamo un finale così", dice. "Voglio dire ai compagni che sono orgoglioso di loro, nonostante in questa partita non abbiamo dato il meglio. Posso solo ringraziarli". Parole di un leader. Di un romanista vero. Che sa, comunque, di non aver terminato il suo lavoro.

 
 
 
 
 
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De Rossi, Juric, Ranieri e Gasp: cadere e rialzarsi

Mou se ne va, arriva De Rossi. Con un progetto chiaro: renderlo uno dei giovani della sua flotta. Ma DDR ha solo tempo di schierarlo dal 1' con Juve e Genoa: 136' in campo, due pareggi e l'esonero, con Juric a subentrare. Cambia la guida, non la grinta di Pisilli. Col Venezia la decide lui: un colpo di testa su corner, per il 2-1 e il primo timbro in A. Emozioni. Giallorosse e azzurre. Spalletti nota la sua crescita e lo fa esordire con la Nazionale. Sono giorni di gloria. Presto, però, qualcosa si rompe. La Roma va male; Juric viene sollevato, al suo posto torna Ranieri e il percorso collettivo si raddrizza, mentre le prestazioni individuali del classe 2004 calano. Segna altri 2 gol, a Lecce e Porto, senza risultare imprescindibile. Pare l'inizio della fine. Invece, è il via alla risalita.

Gasperini arriva come pioniere di un progetto giovane e fresco, all'Atalanta. Pisilli lo segue, gioca le amichevoli ma viene visto di rado a partire dalle prime uscite stagionali. Tant'è che nel 2025 accumula solo 218'. Una miseria. Che si trasforma in oro quasi per casualità: El Aynaoui va in Coppa d'Africa, Koné si fa male; la strada è aperta. 'Piso' viene lanciato, senza deludere e, anzi, ingranando. Due meteore con lo Stoccarda aprono la strada ai complimenti di compagni e tecnico; le qualità nel palleggio e nella verticalizzazione lo rendono un centrocampista affidabile, senza rinunciare all'impiego a trequarti. Lontano da quella mezzala di inserimento, vicino a quella che è la sua idea: dare alla Roma. Qualcosa. Di grande, magari.

Seguono un gol alla Cremonese e un altro alla Fiorentina, al termine di una prestazione di alto livello. Finisce 4-0, si prende il premio di MVP. Lo tiene stretto. Nel mezzo, la delusione con la maglia della Nazionale per il Mondiale mancato. Lacrime amare. Ci sarà tempo per rifarsi. Ora è il momento di dare vita alla Roma, con la genuinità di chi sa che cos'è il Romanismo. Gasp stesso lo ha detto: "Si diceva che dovesse andare via. Per fortuna, sono riuscito a trattenerlo". Il futuro è adesso. Con la Lupa sul petto.

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