Interviste

L'orgoglio dell'ex tecnico di Pisilli: "Lo segnalai a Conti, ora brilla con Gasperini"

Dario Teofani, DT dell'Honey, gioisce per i gol allo Stoccarda: "È ciò che immaginavo potesse diventare. Ha dimostrato che questi mesi di lavoro gli sono serviti"

(MANCINI)

PUBBLICATO DA Sergio Carloni
23 Gennaio 2026 - 14:06

Bis-illi. Uno più buono dell'altro. O più bello. Ma il gusto è assolutamente prelibato; non solo per l'estetica, più che altro perché le due reti allo Stoccarda di Niccolò Pisilli proiettano la Roma in alto. Tra le prime otto di Europa League. Vale a dire, qualificazione diretta agli ottavi di finale, senza passare per i playoff. Meno energie, più concentrazione. Tutto dipenderà dalla prossima con il Panathinaikos. Ma nel frattempo, Gian Piero Gasperini e i tifosi si godono la doppietta di 'Piso', nel 2-0 dello Stadio Olimpico. Non solo: a gioirne c'è anche il suo ex allenatore Dario Teofani. Insieme, anni di formazione nella Honey Soccer School di Acilia-Casal Palocco. E un rapporto indissolubile, raccontato nei dettagli a Il Romanista.

Con lei qualche anno di scuola calcio.

"Lavorai con lui e lo accompagnai al primo provino che fece a Trigoria. Parlai con Bruno Conti in quell'occasione. Giocava sotto età, con i 2003. E le sue qualità emergevano. Ricordo che giocammo il Memorial Simone Costa e lo vincemmo; dopodiché, andò a fare due provini alla Roma e venne preso".

Immaginava già questo ruolo per lui?

"Sì, si vedeva già che fosse un centrocampista. Ho portato tanti giocatori alla Roma e l'unico su cui mi sono sbilanciato è stato Niccolò. A Bruno Conti dissi: 'Diventerà almeno il capitano della Primavera'. Poi è andato oltre. Ma si vedeva che avesse anche doti umane diverse: pensava solo al calcio, aveva un carattere da calciatore, prematuramente. Alla fine, se un giocatore non ha la testa, difficilmente arriva a meta".

Lo ha sentito dopo la doppietta?

"Ancora devo scrivergli. Immagino che abbia migliaia di messaggi... Ma abbiamo un gran bel rapporto. Nick è un ragazzo d'oro".

Dopo i gol ha pensato di aver visto quello che immaginava, una volta, di lui?

"Sì. Quegli inserimenti... Ho continuato a seguirlo quando se ne è andato dall'Honey: lui attacca benissimo lo spazio. Quella è una dote naturale, difficile da allenare e fondamentale per i centrocampisti di oggi. La ha nel DNA. E ha una capacità tattica importante: sa fare le due fasi, con lo Stoccarda ha recuperato palloni e ne ha giocati tanti, senza sbagliarli".

Quella di ieri è sembrata la rivalsa di Pisilli. Probabilmente si sente orgoglioso di ciò. A lungo andare, può dire la sua con Gasp?

"Era a un passo dalla firma con un club estero, si attendeva solo l'ok. Ma De Rossi, nel 2024, bloccò il suo trasferimento e gli diede la possibilità di emergere. Con Gasperini è sceso un po' nelle gerarchie, cosa che alla fine va bene: ha appena 50 presenze in Serie A; davanti ci sono Cristante e altri veterani. Doveva e deve crescere alle spalle di Bryan, Koné ed El Aynaoui. Poi, ha saputo farsi trovare pronto ogni volta che è stato chiamato in causa. E in Europa League ha dimostrato contro una buonissima squadra che è una risorsa importante e che sa fare calcio. Lui ha sofferto anche nel settore giovanile della Roma, perché non giocava tanto: ma il club lo ha aspettato e lui è stato bravo ad attendere il suo momento. Dobbiamo ricominciare a guardare in casa: i giocatori li abbiamo, ma serve coraggio".

Ha parlato dell'Italia U21...

"Il primo gol con lo Stoccarda somiglia molto a quello segnato contro la Spagna U21 in estate. L'inserimento è una sua caratteristica, la aveva da ragazzino e la conserva oggi. Ieri sono stati fatti accostamenti a Tardelli e Marchisio: Niccolò è rimasto equilibrato, sa che deve lavorare. Ma nelle caratteristiche rispecchia questi centrocampisti. Ha la fortuna di lavorare con uno degli allenatori più 'europei' che ci siano in Italia. Può solo crescere. E se mantiene questo livello e queste aspettative, può davvero diventare il futuro capitano della Roma. Non sono comunque i due gol a spostare la carriera: ieri ha trovato qualche certezza e stimolo in più, insieme a forza mentale. E penso che Gasperini abbia capito che lui può stare nelle rotazioni. A due fa più fatica, è il classico intermedio in un centrocampo a tre e quindi per giocare lì ha dovuto capire ciò che Gasp voleva da lui. Ha dimostrato che questi mesi di lavoro gli sono serviti a qualcosa".

Ha aneddoti di campo che ricorda e che mostrano chi è davvero Pisilli?

"Fece un gol ad Alba Adriatica pazzesco. Si giocava a cinque: tre sombreri, l'ultimo al portiere, senza far cadere il pallone, poi la rete. Lì capii che era un bambino che aveva qualità fuori dal comune. E poi, l'episodio a Trigoria con Bruno Conti: lo portai per la prima volta a fare il provino, lo misero in difesa e andò da lui a dire: 'Io non sono un difensore, sono un centrocampista: voglio giocare in mezzo al campo!'. Non so se si rese conto che stesse parlando con Bruno Conti! (ride, ndr) Questo dimostra la personalità pazzesca del Pisilli bambino. Sapeva già quello che voleva da se stesso: una vita dedicata al calcio. Con lui mi sbottonai completamente e non mi sbagliai. Ha stupito tutti, sta facendo cose importanti con la Roma e la Nazionale. Spero che sia un punto di partenza e non di arrivo".

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