Fabrizio Pastore

Venuto alla luce appena in tempo per essere folgorato dal più luminoso bagliore di sempre. La Roma di Liedholm e Viola, Falcão e Di Bartolomei, incanta i miei occhi di bambino e mi marchia a fuoco. Mastico pane e pallone in una famiglia di agnostici del calcio. Varco per la prima volta il confine fra la scalinata esterna e il boccaporto dello stadio, con gli occhi del piccolo Paul di Febbre a 90. La Sud mi cattura sguardo, timpani e cuore, non necessariamente in quest’ordine. Il 30 maggio mi tramortisce, due volte e tutta la vita. La Roma di Völler e Giannini mi tempra. Quella di Totti e Batistuta mi fa volare. De Rossi mi colpisce con un altro fulmine. Sogno di raccontarla. Allergico ai luoghi comuni, antipatizzante del "mainagioia". Un giorno, abbronzato da fare schifo, entro all’Ansa da stagista. Il colorito svanisce, la passione per la scrittura si intensifica. Girovago fra decine di redazioni più o meno importanti, fra mille peripezie e altrettanti contratti. Fino ad approdare nel porto dove si incrociano i miei due mari preferiti, di giornalista e di tifoso: "Il Romanista".

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