Il mondo nascosto in piena vista del Como
Non è solo il campo a parlare per la squadra di Fabregas, ma una visione ben più profonda e articolata. Un viaggio nelle idee del presidente Suwarso e della Famiglia Hartono
(GETTY IMAGES)
Questione di visione, non di divisione. È il leitmotiv del Como e della sua proprietà indonesiana, la Famiglia Hartono, i cui investimenti sono sapientemente guidati e tradotti nel mondo del calcio da Mirwan Suwarso. Chiaramente connazionale degli imprenditori indonesiani, è il presidente del club, ma anche e soprattutto manager coinvolto e coinvolgente. Nonché uomo di fiducia della famiglia, la più ricca d'Indonesia e tra le più ricche del mondo. Ma non bastano i soldi, parte tutto - come sempre - dalle idee.
La storia del Como cambia nel 2019, quando Suwarso che, tra le altre cariche, copre quella di gestore di The Mola Group, azienda nel settore sportivo e d'intrattenimento che include una rete media, una casa produttrice e anche un'etichetta musicale, resta ammaliato dalla possibilità di rendere la città protagonista. Anzi, la più importante destinazione di turismo calcistico nel mondo. Dopo aver convinto la famiglia Hartono ad investire, l'intenzione iniziale è di girare una serie di documentari televisivi per raccontare da dentro il club, all'epoca ancora in Serie C. Tuttavia, ben presto, Suwarso si rende conto di avere tra le mani qualcosa di più prezioso. Le scelte sono lungimiranti fin dagli albori, a partire dall'operato di Dennis Wise. L'ex calciatore del Chelsea arriva prima come consulente tecnico, poi si fa strada come CEO, vestendo un ruolo fondamentale nella (ri)nascita del club.
Tra i tanti meriti dell'inglese, ce n'è soprattutto uno, forse il più grande crocevia della storia recente dei lariani: l'arrivo di Cesc Fabregas. Lo spagnolo spende proprio su quel ramo del lago di Como l'ultimo anno della sua carriera, ma diventa fin da subito azionista del club. Dopo il ritiro, nel 2023 inizia l'avventura in Primavera, ma la salita in prima squadra (intanto promossa in Serie B) è immediata. A novembre Fabregas viene promosso come allenatore della prima squadra, affiancato da Osian Roberts, in mancanza del patentino. Il resto, almeno fino ad oggi, è storia.
Mai per caso nulla accade
L'ascesa del Como ha una logica ben precisa. Non sono solo i soldi a disposizione che rendono possibile tutto il percorso incredibile. Certamente, la disponibilità economica gioca una parte fondamentale, ma è tutto l'universo a funzionare alla perfezione. Come già raccontato dal presidente, il modello di business di riferimento è quello Disney, partendo dal parallelismo di Disneyland e Match Day e quanto possano significare economicamente rispettivamente per Disney e Como. Ma non solo, l'idea si estende al merchandising, all'abbigliamento (tante le collaborazioni con stilisti riconosciuti nel mondo della moda), una linea di scarpe, una divisione media (azienda separata) e soprattutto il turismo. Uno dei punti focali per l'incremento del brand Como nella sua totalità. Innanzitutto, la necessità in questo senso di rendere il Lago di Como e il Como 1907 riconoscibili in un'unica identità. Affidarsi alle consulenze di Thierry Henry (azionista), coinvolgere Raphael Varane (che come Fabregas ha sposato il progetto societario ancor prima di quello calcistico) nel progetto Academy e dei camp estivi internazionali per espandere in tutto il mondo il nome del Como. La volontà di riqualificare lo Stadio Sinigaglia in accordo con il Comune.
C'è un mondo nascosto in piena vista dietro tutto ciò che conduce poi al campo. Una visione granitica che si rispecchia anche nell'aspetto tecnico: per far sì che le persone conoscano il club e se ne appassionino, è fondamentale che queste abbiano un motivo per tornare a guardare una partita del Como. Da qui la necessità di un gioco avvolgente e coinvolgente, pane per i denti di Fabregas. Cesc è completamente al centro del progetto sportivo, proiettato il più possibile nel futuro. Così tanto che, come annunciato dallo stesso Suwarso, sarà proprio il catalano a scegliere un giorno il suo successore. Niente è lasciato al caso, tutto è volto alla continuità.
Una questione di visione e non di divisione. Ma intanto il Como ha assunto le sembianze di una macchina semiperfetta. Neppure 10 anni fa, i lombardi ripartivano dalla Serie D, oggi all'orizzonte c'è un posto in Champions League da contendere fino all'ultima giornata di campionato. E una semifinale di Coppa Italia da giocare. Se in principio i buonissimi propositi erano spalmati su un disegno più che duraturo, il lavoro sta già ampiamente ripagando nell'immediato.
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