Pagelle

Le pagelle di Genoa-Roma 2-1: Pisilli resta lucido

Niccolò mantiene la barra dritta, che invece sfugge ai compagni, non solo in mediana. Malen si accende a sprazzi. Ingenuità colossale di Pellegrini. L’ingresso di Cristante non porta benefici

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
09 Marzo 2026 - 06:00

Ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti di alcune gare. E quella di Genova si presenta urticante fin dal principio, contro una squadra aggressiva e più possente. Assenze, errori e scarsa fertilità offensiva la indirizzano sul versante peggiore. C’è da rimboccarsi le maniche. Subito.

5,5 L'ALLENATORE - GASPERINI. Subisce la fisicità del Genoa, ponendo rimedio in parte nella ripresa. Le attenuanti delle assenze ci sono eccome, ma questi sono punti che pesano.

6,5 IL MIGLIORE - PISILLI. Parte basso in possesso, ma è dotato di qualità e ritmo per catapultarsi dall’altro lato. E per coprire, contrastare, perfino tentare di rifinire. Nettamente il più lucido, non solo in mezzo.

6 SVILAR. Fino al rigore di ansie ne vive poche. Poi però ha responsabilità evidenti nell’uscita a vuoto che causa il secondo svantaggio. L’errore  viene parzialmente compensato da un miracolo nel recupero che tiene (teoricamente) in piedi le speranze.

5,5 MANCINI. Colpito duro a inizio partita, appare claudicante ma ancora una volta resiste. Anche alla tentazione di usare le maniere rudi, da diffidato. Uno dei suoi inserimenti in avanti risulta proficuo, con la zuccata che propizia il pareggio. Ma si perde nelle proteste sull’1-2. 

6 NDICKA. Ekhator è un cliente ostico: per fermarlo deve ricorrere alle cattive, rimediando già in avvio il giallo che gli costerà Como. La sanzione però non lo limita, anzi: trova il terzo gol consecutivo con una singolare traiettoria aerea.

5,5 CELIK. Nel terzetto arretrato non sfigura, ma l’apporto alla fase offensiva è limitatissimo. Anche quando viene spostato più avanti.

6 RENSCH. L’ottima prestazione con la Juventus gli vale la conferma dal 1’. Comincia proponendosi a più riprese, tanto da spostare l’asse offensivo decisamente verso destra. Cala alla distanza.

5,5 KONÉ. L’aggressività dei rossoblù lo manda in confusione a metà primo tempo, quando innesca una pungente ripartenza di Messias, che poi attenta pure alle sue caviglie (ma resta impunito). Cresce nella ripresa senza però riuscire a incidere.

5 TSIMIKAS. Che Wesley sia tutt’altro è evidente, ma il greco resta timido per tutto il match e nel finale spreca anche due potenziali occasioni.

4,5 PELLEGRINI. La panca di Cristante gli restituisce la fascia; la rotazione a trequarti lo dirotta a destra, dove gli scambi con i sodali di corsia sono pregevoli ma poco concreti. La qualità in rifinitura latita, in cambio il fallo da rigore è un mix di ingenuità e casualità, che induce Gasp a cambiarlo. Fa però in tempo a battere il corner che genera l’1-1.

5,5 VENTURINO. Debutta da titolare nel suo stadio, da tifoso prima ancora che da giocatore. L’emozione però lo tradisce e resta un po’ ai margini, fino alla sostituzione nell’intervallo.

6 MALEN. Per 20’ è imbrigliato nella morsa genoana, poi all’improvviso si accende e manda nel panico l’intera difesa avversaria. Ingaggia un duello duro con Ostigard, che colpisce tentando l’acrobazia ma rimediando un giallo. Trova la rete, quando però è in fuorigioco. 

5 CRISTANTE. Qualche nebbia di troppo nelle ultime partite gli costa la titolarità, per la prima volta in A. Entra a inizio ripresa per aggiungere peso alla trequarti, ma si nota più per errori e falli che per un palpabile apporto.

6 EL AYNAOUI. Ingresso positivo, che “rischia” di risultare determinante quando pesca Malen per il possibile vantaggio, vanificato dall’offside. Resta comunque centrato sulla giusta inerzia, più dei compagni.

5,5 GHILARDI. Viene mandato in campo a metà secondo tempo e si mostra subito propositivo, ma anche lui partecipa alla distrazione collettiva che costa la rete decisiva.

S.V. ZIOLKOWSKI. Dentro nel finale di gara, senza infamia e senza lode.

S.V. VAZ. Dovrebbe portare soluzioni alternative all’assalto conclusivo, ma si rivela più evanescente che utile. Si resta in attesa di segnali

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