L'analisi di Roma-Cagliari 2-0: ogni partita preparata è una partita già vinta
Il vantaggio di lavorare senza gli impegni delle coppe può essere sfruttato con le squadre di rango inferiore, ma anche a Napoli
(GETTY IMAGES)
Pavoletti è stato un po’ più esplicito nella pancia dell’Olimpico, al termine della sfida di lunedì sera. Poco prima Pisacane, l’allenatore del Cagliari, era rimasto un po’ sulle sue, ammettendo di aver incontrato qualche difficoltà sul campo, ma guardando le cose più dal punto di vista della sua squadra. L’attaccante, invece, è stato assai più esplicito: «Abbiamo trovato una squadra che ci ha impedito di giocare, fortissima, non siamo riusciti a fare niente di quello che sappiamo fare». È questa, in sintesi, la miglior fotografia della partita dell’Olimpico, vinta con un gol per tempo dalla Roma sul Cagliari, arrivato peraltro in grande spolvero, dopo tre vittorie consecutive contro Juventus, Fiorentina e Verona. Il Cagliari aveva persino vinto la gara d’andata, ma nel commento l’allenatore ha dato la sua spiegazione: «In Sardegna davanti giocò Baldanzi, e non è certo un centravanti. Stavolta avevano Malen». Ecco, ancora una volta: nel calcio, la differenza la fanno i giocatori. Un conto è giocare con Baldanzi adattato nel ruolo, un conto è avere un attaccante che conosce il suo mestiere come l’ex dell’Aston Villa, al terzo gol in tre partite nel campionato di serie A.
Gli smarcamenti di Donyell
Da cineteca le due azioni: nel primo caso c’è stato il consueto movimento delle catene laterali di Gasperini ad allargare le maglie della difesa avversaria, con l’avanzamento di Mancini in conduzione, lo spostamento di Soulé in fascia e l’inserimento centrale di Celik, a distogliere l’attenzione di Rodriguez per lasciare Malen in uno contro uno con Dossena che, già ammonito, stava seguendo già da qualche minuto con preoccupazione le evoluzioni sul campo del suo avversario, sempre molto mobile. Così sul taglio in profondità di Mancini, Malen si era appena mosso verso il compagno per poi attaccare la profondità con una corsa continua, controllando la sfera col primo tocco per tenersi lontano il difensore e battere poi a rete con un tocco morbido a scavalcare il portiere, primo, bellissimo gol davanti alla Curva Sud. Bello anche il raddoppio, ancorché facilitato dalla progressione interna di Celik fino sul fondo, assist praticamente dentro la porta su cui però l’olandese ha avuto il merito di anticipare i due avversari che hanno provato a rimediare alla disperata: ma anche in questo caso la scelta del tempo dell’attaccante è stata decisiva per arrivare quella frazione di secondo prima. In una serata così, quasi senza sforzo, Malen ha sfiorato almeno altri due gol, rischiando di far venir giù l’Olimpico con una sforbiciata acrobatica a raccogliere un assist di esterno destro del suo nuovo compagno, Bryan Zaragoza. Ma la palla non è stata impattata perfettamente ed è finita fuori. Questo è quello che intendevamo quando scrivevamo nelle scorse settimane che a sbloccare la crescita della Roma di Gasperini sarebbe stata necessaria un’iniezione di maggior qualità tecnica, qualità portata in dote proprio dai nuovi arrivati.
Le partite preparate in settimana
Tatticamente la partita non ha detto molto di nuovo: quando la condizione fisica generale è così buona, quando si possono preparare le partite per un’intera settimana, quando la concentrazione dei giocatori è massima, la Roma praticamente non concede neanche un tiro all’avversario. Il Cagliari ha costruito le sue uniche occasioni negli ultimi 10 minuti della sfida, quando la squadra di Gasperini ha diminuito un po’ l’intensità anche per i cambi con cui il tecnico ha ulteriormente abbassato la media anagrafica, con gli ingressi di giovani (El Aynaoui e Venturino) e giovanissimi (Arena). La Roma continua così a battere tutte le squadre di livello inferiore, con le eccezioni di Torino in casa (a settembre, quando la squadra non era ancora questa) e con l’Udinese. Ciò che manca davvero alla stagione romanista è forse l’affermazione sul campo di una avversaria dello stesso rango. Il calendario propone subito l’occasione favorevole: il Napoli di Conte, adesso non nella sua miglior versione.
L’occasione di Napoli
La sfida di domenica sera si preannuncia appassionante. La squadra azzurra è in un momento di difficoltà per via degli infortuni e anche se McTominay verrà recuperato non potrà certo essere al meglio, soffrendo per un’infiammazione muscolare che gli impedirà di essere al 100%. Perso Di Lorenzo in difesa non avrà neanche Juan Jesus, squalificato. E Buongiorno è reduce dalla disastrosa prestazione di Genova. All’andata, Conte sorprese Gasperini con una pressione feroce e sulla velocità di ripartenza dei due esterni Lang e Neres, ma uno è andato via e l’altro è infortunato. In più, in mezzo al campo ha perso Anguissa, il vero equilibratore di gioco fondamentale accanto allo scozzese. Non è sicuro che Conte riproporrà il 3421 degli ultimi tempi, potrebbe preferire anche il 352 in versione più coperta. Insomma, il Napoli oggi è un’altra squadra e la Roma potrebbe approfittarne. Non che Gasperini abbia meno assenze, ma alcuni giocatori sono prossimi al rientro e le alternative a disposizione per domenica saranno sicuramente di più. Non ci stupiremmo se la Roma giocasse con Dybala, Pellegrini e Malen, il meglio che Gasperini in questo momento può offrire tra le risorse offensive senza dimenticare l’equilibrio necessario contro una squadra capace di aggredirti in ogni caso come il Napoli.
La soglia dell’attenzione al 100%
La crescita dei giocatori affidati a Gasperini è uno degli aspetti che ogni anno si ripetono e ogni anno finiscono per sorprendere gli addetti ai lavori, non certo i dirigenti delle squadre in cui il tecnico lavora. A pensare, ad esempio, a come abbiamo visto ad inizio stagione i vari Celik, Ghilardi e Pisilli, viene da pensare che i giocatori ammirati l’altra sera siano giocatori sostanzialmente diversi rispetto a prima. O forse hanno solo lavorato al meglio. Per quanto riguarda il rendimento altissimo in fase di non possesso (plasticamente testimoniato dalla classifica del gol subiti, in cui la Roma primeggia, a quota 14) viene da pensare che la responsabilizzazione individuale propria della filosofia tattica gasperiniana spinga ogni elemento a rendere per il 100% del suo potenziale. Un errore diventa un errore di cui rendere conto e basta, mentre un errore commesso in una difesa in cui si ragiona di reparto porta alla condivisione della responsabilità e quindi, inevitabilmente, a una maggior tolleranza dell’errore stesso. E questo alza la soglia dell’attenzione. Vedere Ghilardi chiudere in quella maniera feroce sugli attaccanti e ripensare alla sua versione morbida ai tempi dell’amichevole agostana di Frosinone con il Neom (da cui il celeberrimo «Ma dov’è Ghilardi?», detto da Gasperini dopo un gol subito) fa pensare davvero che si tratti di giocatori diversi. Ma è il tecnico invece che è sempre lo stesso.
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