L'analisi di Udinese-Roma 1-0: se il calcio diventa lotta vinci con muscoli e corsa
In campo come sul ring: alla fine prevale chi ha più forza. Anche per questo Gasperini voleva migliorare l’attacco con giocatori tecnici
(GETTY IMAGES)
A vederla giocare lunedì sera, l’Udinese ha dato l’impressione - non solo a Gasperini, che ne ha parlato in termini ammirati a fine partita - di essere una squadra di altissimo livello: non solo per la disposizione tattica accorta, ma mai arrendevole, non solo per la propensione atletica alla corsa continua, non solo per la struttura fisica impressionante di molti dei giocatori della rosa. In ogni fase di gioco i bianconeri sono sembrati davvero molto resilienti, pronti ad adattarsi alla difesa estrema come alla ripartenza esplosiva, a realizzare schemi sulle palle inattive e ad arrivare alle conclusioni da lontano (esercizio in via di smarrimento nelle squadre italiane), a difendere saltando forte di testa e ad attaccare ruotando ruoli e funzioni. Stavolta Runjaic, che con Gasperini in passato non aveva mai vinto, aveva studiato bene in settimana e l’Udinese non si è fatta sorprendere dalla filosofia di gioco romanista, intercettando i gangli vitali di ogni costruzione e sfruttando a volte anche la lentezza delle proposte di difensori e centrocampisti romanisti. L’altra faccia della medaglia, che altre volte abbiamo “denunciato” in questa rubrica, è che quando le partite scivolano sul piano dei duelli individuali e delle ripartenze e escludono (o soffocano) le virtù dei più bravi con il pallone tra i piedi, diventa assai difficile per lo spettatore neutro divertirsi, mentre il tifoso della squadra che vince sarà comunque contento (e anzi, sarà fiero dell’ars pugnandi inevitabilmente mostrata dalla sua squadra) e quello che perde invece ridarà sostanza ai suoi dubbi sull’efficacia della filosofia delle marcature a uomo. Di certo, quando si alza il livello muscolare dei confronti rischia di abbassarsi l’apporto tecnico dei giocatori migliori e solo i più grandi in tali contesti riescono ad emergere, mettendo proprio a frutto le proprie inimitabili qualità. Uno come Dybala, per capirci, avrebbe potuto trovare spazi che Soulé e Pellegrini non hanno neanche visto, purtroppo però l’apporto della Joya alla causa romanista è da tempo limitato e non è colpa di nessuno, se non dell’usura muscolare e del maledetto tempo (cit.) che passa.
Perché l’Udinese non è tra le big
A vedere l’Udinese l’altra sera, insomma, verrebbe da chiedersi come mai non siede nel salotto buono del calcio italiano, visto che ha messo in difficoltà la Roma più di quanto non siano riuscite a fare tutte le squadre affrontate in questo mese di gennaio, compresa l’Atalanta che era l’unica che era comunque riuscita a batterla (non contando la gara di Coppa Italia col Torino, troppo anomala per essere presa seriamente in considerazione). Ma forse la risposta è più semplice di quello che può pensare chi volesse semplicemente applicare nel calcio la proprietà transitiva (prassi vivamente sconsigliata nel calcio): perché l’Udinese può esaltarsi proprio contro le squadre che promuovono i duelli individuali o propongono gioco “aperto” (e non per caso ha battuto anche il Napoli e ha perso in maniera del tutto immeritata di misura con l’Inter), ma se deve imporsi in ogni gara probabilmente fa fatica, i giocatori della sua “internazionale” non fanno realmente “squadra”, e perdono stimoli e obiettivi, magari pareggiando col Pisa o facendosi prendere a schiaffi dalla disastrata Fiorentina (una delle tre partite vinte dalla viola quest’anno è il 5-1 all’Udinese in casa...).
L’importanza degli attaccanti
Ma a noi interessa soprattutto ciò che ha fatto e che può ancora fare la Roma di Gasperini. E in questo senso ci sembra evidente che l’allenatore stia da tempo sottolineando l’importanza di andare in una direzione chiara: il miglioramento della qualità dei suoi giocatori offensivi. E questa valutazione prescinde da ogni altra considerazione sui vincoli del fair play finanziario, sull’età dei giocatori in rosa e da acquistare, sull’entità degli emolumenti e sulle prospettive a breve e lungo termine. Chiaro che Gasp come diversi altri suoi colleghi nei giorni di mercato non vorrebbe privarsi dei suoi giocatori top (la Roma del resto non lo fa da anni e forse anche per questo non riesce ad uscire dalle pastoie del Ffp) e vorrebbe tanti giocatori top in entrata. E magari lo chiede pubblicamente e (supponiamo) privatamente, in maniera anche rude, ma il suo intento ci sembra nobile: portiere, difensori, centrocampisti e persino esterni vanno (per questi mesi) bene così, dove si può migliorare molto è davanti, perché Dovbyk e Ferguson per i noti motivi non hanno dato alcun apporto alla causa, perché Dybala c’è e non c’è, perché Soulé deve ancora crescere (ma è sicuro un punto fermo per il presente e per il futuro), perché Pellegrini non è un attaccante e perché El Shaarawy e i ragazzini per motivi opposti non danno garanzie. La visione ci sembra chiara: con questa filosofia di gioco nessun avversario, anche il più tecnico e forte possibile, ha mai vita facile, e alzando il livello degli attaccanti è assai probabile che nello stallo tattico a prevalere qualche volta sarà la Roma, con le squadre medie e basse non ci sarà più partita, con le squadre muscolari di buon livello tipo l’Udinese non prevarrà solo la forza fisica, come è successo l’altra sera con il campo trasformato quasi in un ring, ma aumenteranno le possibilità di trasformare in reti tante potenziali occasioni costruite e magari rifinite male. In fondo a far la differenza l’altra sera è stata una punizione deviata maldestramente dalla barriera, mentre i calci piazzati romanisti sono finiti oltre la traversa (Soulé nel primo tempo) o sulla barriera (Malen nel secondo). Insomma a Gasp piace osare e non si preoccupa se due o tre volte a partita i suoi difensori sono costretti ad affrontare degli uno contro uno a campo aperto. Sono rischi connaturati al tipo di gioco offensivo che il tecnico richiede. Se si vuole attaccare con tanti uomini, se si vuole riempire l’area su diverse linee, se si vuole colpire l’avversario crossando da quinto a quinto, se si vuole costruire andando in fascia con le rotazioni delle catene esterne per poi mandare dentro anche un centrale, dietro si deve mantenere l’uno contro uno in marcatura preventiva. Ma per compensare le occasioni sa che è necessario dotarsi di un parco attaccanti decisamente migliore di quello che c’era ad agosto. E Malen, Zaragoza e, si augura, Venturino e Robino Vaz assolveranno a questo compito, a prescindere da chi li ha voluti e attraverso quali giri sono arrivati a Trigoria. Ciò che conta è che si metteranno a disposizione in campionato e, quelli che entreranno nella lista (per decidere c’è tempo sino a domani a mezzanotte), in Europa League. Al resto penserà lui.
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