Che sarà sarà, verrebbe da cantare pensando all'accento che sentiremo stasera dalle parti dell'Olimpico e ripensando a uno dei momenti che hanno segnato il nostro amore per questi colori (a proposito di colori: stasera si torna al rosso, niente maglia blu) in un giorno in cui sembrava finire tutto, come in quel secondo tempo col Bayern Monaco del 1985. Che sarà sarà, verrebbe da cantare immaginando Fonseca alle prese col lavoro quotidiano a Trigoria, con i superstiti di questa incredibile strage di fibre muscolari e articolazioni che sta decimando la sua rosa. Che sarà sarà, ma in fondo siamo appena all'inizio eppure in certi commenti pessimistici sembra già finito tutto. Per dire oggi all'Olimpico, nell'inconsueto orario delle 18,55, la Roma ha già una sorta di matchpoint per poter quantomeno escludere quella che pareva essere la principale avversaria nella corsa alla qualificazione alla fase successiva dell'Europa League, il Borussia Mönchengladbach. La classifica parla chiaro: vincendo, la Roma si garantirebbe, alla fine delle prime tre gare, il primo posto o in solitudine o con i sorprendenti austriaci del Wolfsberger (ammesso che battano il Basaksehir a Istanbul) e soprattutto terrebbe i tedeschi sei punti dietro.

E il Borussia, a dispetto di un primo posto in classifica nella Bundesliga a pari merito con l'ex squadra di Dzeko (il Wolfsburg) e appena un punto sopra il combattivo trio Bayern, Dortmund e Lipsia, non sembra proprio un'imbattibile armata. Anche nell'ultima sfida di campionato, persa proprio contro l'altro Borussia che ier s'è arresa all'Inter di Conte in Champions, non ha fatto una grandissima impressione e hanno perso solo 1-0 per la meticolosità del Var che ha annullato altri due gol ai gialloneri per episodi calcisticamente irrilevanti nello sviluppo delle azioni. In più hanno perso (anche) Plea, un buon fantasista che dava estro a un reparto cui non bastano l'apporto di Thuram, qualche sprazzo di Benes e le incursioni di Embolo (uno che fatica assai a controllare il pallone, ma poi se lo mette giù può essere pericoloso) a garantire imprevedibilità, tutt'altro. E anche dietro sono fisicamente robusti, ma non esattamente impermeabili. Una buona squadra, sia chiaro, ma niente di più. Cercheranno comunque di rendere onore al loro soprannome, Die Fohlen, i puledri, per via della giovane età (davanti sono quasi tutti del ‘97) e dell'aggressività tipica di chi gioca in questo club. L'incomprensibile rendimento in Europa aggiunge dubbi sui dubbi, vista la sconfitta in apertura contro i modesti austriaci (addirittura 0-4) e lo striminzito pareggio in Turchia. Il ruolino in campionato parla invece di cinque vittorie, due ko e un pareggio.

In panchina c'è Marco Rose, ex tecnico prodigio del Salisburgo, al suo primo anno al Borussia e anche lui ha i suoi bei problemi, vista la sua lista di indisponibili altrettanto folta: sono partiti in 19 ieri mattina per Roma, sono rimasti a casa il portiere Sippel, i difensori Strobl e Ginter (il più bravo di loro sulle palle alte), i centrocampisti Traoré e Johnson, gli attaccanti Raffael, Pleà, Bennets e Musel. Un po' le stesse difficoltà che ha Fonseca, che ieri ha dovuto fronteggiare anche l'influenza di Santon: a questo punto il consiglio è di non promuovere neanche più un giocatore alternativo per i ruoli maggiormente scoperti. In conferenza il tecnico ha parlato di sfortuna che si accanisce, ma verrà un tempo in cui finirà e la Roma quel giorno non dovrà aver perso troppi punti. Stasera per esempio è uno di quegli appuntamenti da non mancare. Arbitra lo scozzese Collum: diresse la Roma di Di Francesco a Karkhiv contro lo Shakhtar di Fonseca, non vedendo un pugno finale a Perotti da cui nacque pure una pesante discussione tra l'argentino e quello che sarebbe diventato il suo allenatore qualche mese dopo. E che staserà dovrebbe rilanciarlo dal primo minuto.