Dipendesse soltanto da lui, probabilmente le giocherebbe tutte. E anche se le scelte spettano agli allenatori di turno, la sostanza non cambia granché. Edin Dzeko resta indispensabile per chiunque sieda sulla panchina della Roma. Anche quando le condizioni fisiche del bosniaco non sono ottimali. In questo periodo di pienone dell'infermeria di Trigoria poi - e di assenza della sua alternativa di ruolo Kalinic - non esiste neanche possibilità di scelta. O meglio, ci sarebbe adattando qualche altro giocatore ancora disponibile (non moltissimi, soprattutto nel reparto offensivo) da "centravanti"nove". Vero o falso. Ma si tratta di un'eventualità che Fonseca per il momento nemmeno valuta, come ha rivelato alla vigilia a reti unificate: «Gioca Dzeko». Che non è tanto un giochino di parole onomatopeiche, quanto un must in casa romanista.

«Edin deve giocare per forza - le dichiarazioni rilasciate alla vigilia dal portoghese - anche se non è al meglio: è difficile per lui con la maschera». La protezione allo zigomo operata già indossata nella sfida di Marassi con la Sampdoria limita non soltanto il gioco aereo del numero 9 (che grazie a stazza e capacità di proteggere il pallone rappresenta una soluzione di ripiego non da poco in situazioni di difficoltà di gioco), ma anche la sua visuale. E per un calciatore come Dzeko rappresenta un'inibizione da non sottovalutare: oltre a essere finalizzatore principe della squadra, riveste spesso e volentieri i panni del regista offensivo. Una sorta di ulteriore costruttore della manovra, abilissimo a distribuire lanci, far salire la squadra e disegnare traiettorie invisibili ai comuni mortali, con le imbucate per i compagni in direzione della porta avversaria.

Non è un caso che Edin sia stato presente in nove delle dieci gare ufficiali disputate dalla Roma in questo scorcio iniziale di stagione. L'unico turno di riposo gli è stato concesso nel match di Graz contro il Wolfsberger, quando la sua resistenza fisica era già stata messa a dura prova dal primo tour de force di sette presenze consecutive (tutte per novanta minuti, tranne l'esordio europeo con il Basaksehir, quando è uscito al 74'), alle quali si sono aggiunti anche gli impegni con la nazionale bosniaca. In Austria Fonseca ha schierato Kalinic, sostituto naturale del centravanti, già però fuori gioco dopo il brutto infortunio di Genova, quando è toccato proprio al Dzeko mascherato dargli il cambio.

In una fase nella quale l'attacco giallorosso sembra essere un po' arenato, almeno per quanto riguarda la produzione di reti, la sua presenza appare anche più rilevante del solito. Edin ha realizzato fino a questo momento cinque gol, dispensando due assist decisivi e procurandosi anche due rigori (fra cui quello determinante nel derby). È quindi entrato in maniera diretta o indiretta in almeno otto reti, senza valutare la sua influenza sulla pericolosità della Roma sotto porta e per restare sulle mere cifre. I numeri però sono sempre indicativi e quelli europei di Dzeko si attestano sui consueti livelli di eccellenza: 24 centri (sui 92 complessivi) nei tornei continentali da quando è nella Capitale, 15 in Champions e 9 in Europa League, che prima di questa stagione ha disputato soltanto nel 2016-17, facendo sua la classifica cannonieri nonostante la prematura eliminazione della squadra. Per ora il suo score recita un gol nell'unica presenza. Basterebbe mantenere la media.