Di allenatori imperfetti è pieno il mondo. Probabilmente anche la Roma ne ha uno. Di perfetti, invece, ce n'è solo uno a nazione, solitamente quello che vince il campionato, e solo nelle due settimane dei festeggiamenti. Partendo da questo dogma - che per prassi tossica ma ormai acquisita conferisce uno status di livello superiore solo a chi porta a casa il risultato, ignorando molto spesso che al 90% quello dipende dai calciatori mentre gli allenatori andrebbero misurati anche su altri parametri - ciò che rischia invece di avvelenare i pozzi nelle discussioni delle piazze meno pazienti è quel campionario di sentenze precostituite che compongono l'essenza stessa del dibattito in ogni post partita.

E passi se questo cumulo di pareri adorna le bacheche Facebook di comuni tifosi, ma quando la tentazione assolutista travolge addetti ai lavori, commentatori e cronisti travestiti da opinionisti, allora sì che diventa un problema. Leggere il giorno dopo l'esordio della Roma col Verona che qualcuno ha inventato l'hashtag #fonsecaout, che in tanti gli sono andati dietro, poi sentire il parere delle oche starnazzanti in radio o sui blog che vorrebbero sin d'ora l'allontanamento del tecnico portoghese dalla panchina della Roma, con le risibili motivazioni che in questi casi vengono accampate, è l'immagine stessa del miserevole stato culturale del nostro movimento calcistico.

Fonseca, ed era il punto di partenza, è un allenatore probabilmente imperfetto, ma pretendere che una squadra arrivata quinta lo scorso anno e sbattuta fuori in quella maniera spiccia dall'Europa League, all'esordio del campionato post Covid con un rodaggio così striminzito, con un mercato così incompleto, senza i tre suoi migliori giocatori dello scorso anno, con un solo acquisto all'esordio assoluto, Pedro, riuscisse a dominare per due tempi (perché per uno l'impresa è riuscita) una delle squadre tatticamente più fastidiose dell'intero campionato di serie A, perdipiù in casa sua, significa pretendere l'impossibile. Detto questo, è indubbio che a Verona ci fossero le condizioni per portare a casa i tre punti e se la Roma non c'è riuscita qualche responsabilità può essere distribuita. Vediamo in che modo.

Gli xg non mentono

Da un punto di vista strettamente statistico, e quindi misurando semplicemente la "quantità" delle azioni prodotte, delle occasioni create e del controllo del gioco attraverso gli strumenti che anche quest'anno Wyscout offre al Romanista, è piuttosto facile sostenere che la Roma al Bentegodi meritasse la vittoria. Basti leggere il dato dei gol attesi, con la costanza decisamente esponenziale del grafico relativo all'evoluzione di questi dati nei diversi minuti della partita, per averne conferma: la Roma è partita subito forte con le occasioni (la discesa di Pedro al 3'), ha preso il largo con le ripetute possibilità di segnare tra il 20' e il 45' e ha mantenuto costante il virtuale vantaggio nel secondo tempo, nonostante un paio di occasioni dei padroni di casa, fino al dato finale di 0,56 a 1,99, in pratica mezzo gol a due.

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Un tipico esempio delle difficoltà a cui si va incontro quando si adatta un centrocampista nel ruolo di un difensore 1 Su una palla innocua e sotto controllo come quella gestita da Tameze sotto lo sguardo di Mancini sulla bandierina, in area Di Carmine prova a staccarsi dalla marcatura già piuttosto distratta di Cristante 2 Quando il camerunese apre il compasso, Cristante continua ad ignorare colpevolmente l'attaccante avversario alle sue spalle, preferendo concentrarsi sul pallone piuttosto che sull'unico avversar io alla sua portata 3 Quando la palla l'ha or mai scavalcato, Cristante si "ricorda" di essere un difensore e si gira a guardare quello che succede alle sue spalle. Potrebbe essere un errore decisivo in un momento davvero delicato della partita 4 Per fortuna della Roma, quasi sorpreso da tanta grazia, Di Carmine colpisce male la palla a un metro dalla porta e la spedisce altissima ––– ✒️ Daniele Lo Monaco #IlRomanista

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Meglio dell'anno scorso

Anche il possesso è stato decisamente controllato (41% a 59%), così come la qualità del palleggio (77% a 83% la precisione dei passaggi), la distribuzione dei lanci lunghi (17% a 8%), le azioni offensive per minuto (0,25 a 0,49: il doppio) e l'intensità del pressing (nei sei "quarti" della partita, solo nel primo del secondo tempo il Verona ha fatto meglio). I tiri totali sono stati 9 per il Verona e 20 per la Roma, gli angoli 0 a 6, i passaggi 321 a 478.

Tanto per fare un raffronto, tutti questi numeri nel confronto dello scorso anno al Bentegodi vinto dalla Roma 3-1 sono stati opposti. Li citiamo: possesso 55% a 45%, precisione passaggi 82% a 78%, i lanci lunghi 9% a 15%, le azioni offensive per minuto 0,52 a 0,34, e i passaggi concessi ad azione difensiva sono stati 12, 6 dalla Roma e 8,6 dal Verona. Morale? Il Verona fece molto meglio l'anno scorso, ma la Roma vinse la partita. E come spesso succede, il risultato annacqua ogni altra valutazione.

Le noti dolenti

Come però è stato già sottolineato anche in sede di cronaca di partita, la Roma ha avuto due demeriti evidenti nella sfida di sabato sera: non ha concretizzato le occasioni (peraltro costruite sempre attraverso il gioco) e nel secondo tempo ha notevolmente abbassato l'intensità delle giocate proprio mentre il Verona ha innalzato la sua, grazie anche ai contributi dei giocatori subentrati dalla panchina, mentre Fonseca ha fatto un cambio obbligato, Santon per Karsdorp, uno al 90', Villar per Diawara, e solo uno tattico per cambiare l'inerzia della gara, quello al 78' con Kluivert al posto di Pellegrini (di Dzeko in questa sede non aggiungiamo altro: ma certo per provare a vincere la partita avrebbe fatto comodo).

Di sicuro questo Verona dal punto di vista tecnico è inferiore rispetto a quello che Juric aveva reso l'anno scorso un'Atalanta versione mignon, ma i dettami tattici sono gli stessi e nel secondo tempo si è visto. C'è sicuramente da capire perché la Roma ha ridotto la frequenza del passo in molti dei suoi giocatori. Chi volesse togliersi lo sfizio di vedere la differenza, può rivedere i primi dieci minuti del primo tempo e poi fermarsi e vedere i primi dieci del secondo: nel primo noterà chiaramente la frequenza delle corse in avanti di tutti i giocatori, sia con la palla sia senza, nelle pressioni più alte, negli smarcamenti.

Nella ripresa la Roma è scesa in campo col freno a mano tirato, mentre Zaccagni prima e poi Barak e Rüegg hanno dato diversa intensità al gioco del Verona. Karsdorp, Pellegrini, Diawara, Mkhitaryan e anche Pedro (che poi però ha finito in crescendo) hanno accusato un po' di stanchezza, forse anche psicologica (quella paura che le cose vadano male, sempre dietro l'angolo per questa squadra). Ma in questi casi, a meno che non ci sia proprio un crollo fisico, l'unica soluzione è quella di continuare a giocare con la mentalità più positiva possibile.

E infatti sono bastate un paio di transizioni ben portate (si vedano anche le grafiche nella pagina accanto) per riequilibrare l'inerzia della gara. Nel finale ci sono state occasioni per entrambi le squadre, ma la Roma pareva più convinta di cercare la vittoria, mentre il Verona sperava più che altro di sfruttare eventuali spazi generosamente concessi. Non c'è da festeggiare, insomma, ma neanche da celebrare funerali. La Roma, anzi, sembra viva. E vediamo il mercato che regali recherà.

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La bella transizione tutta verticale della Roma quasi alla mezz'ora del secondo tempo nata dall'intercettamento di Diawara sulla trequarti campo giallorossa 5 Quando il centrocampista guineano ruba la palla e riparte velocemente, la Roma si trova nella sua metà campo in superiorità numerica, con 8 giocatori contro 6 del Verona 6 Lo scatto di Diawara, Veretout e Spinazzola, consente alla Roma di acquisire superiorità numerica anche nella metà campo avversaria (6 contro 5) 7 Con la linea difensiva veronese che si schiaccia a difesa della porta, Veretout sceglie una traiettoria per un immediato passaggio leggermente arretrato, proprio nel punto in cui sta arrivando in corsa Lorenzo Pellegrini 8 Il capitano romanista ha il tempo di stoppare il pallone e piazzarlo aprendo il piattone verso l'angolo più lontano, ma Silvestri riesce comunque ad allungarsi e a deviare il pallone in calcio d'angolo ––– ✒️ Daniele Lo Monaco 📰 #IlRomanista

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