Per la Roma

Come fosse sempre domenica

Il lunedì non si porta dietro una bella nomea: come il giorno prima delle ferie, sudi ma, al tempo stesso, pensi pure che poi arriverà una cosa bella. Qui, la cosa bella, si chiama ROMA

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PUBBLICATO DA Danilo Per la Roma
09 Febbraio 2026 - 08:00

Il lunedì non si porta dietro una bella nomea.
L’inizio della settimana, il ritorno a lavoro dopo la domenica, il principio della salita che prevede, dal venerdì, la discesa che tutti aspettano. Poi, lo sapete bene, il risultato della partita della ROMA, a certi, di lunedì, li rende migliori perché una vittoria contagia di felicità tutto quello che arriva dopo.
Così come, al contrario, una sconfitta si trasforma in una zavorra ancora più pesante per quello che è il giorno, tra tutti gli altri, meno apprezzato.

Però, come per tutte le cose della vita, esiste quella variabile che, di colpo, cambia la prospettiva, le sensazioni e gli stati d’animo che ti portano a ripensare completamente il modo di vivere, fare, pensare. È il caso della partita della ROMA di lunedì sera. Qualcosa, insomma, in grado di saper rivalutare l’intera giornata facendoci rimescolare l’ordine delle caselle e rendendo l’incastro migliore perché dove c’è attesa, l’aria è frizzante e le ore – a lavoro, sui libri o durante qualsiasi altro impegno – scorrono più leggere o, nella peggiore, almeno consolatorie. Come il giorno prima delle ferie, l’ultimo prima delle vacanze: sudi, fai, fatichi ma, al tempo stesso, pensi pure che poi arriverà, come fosse un premio, una cosa bella.

Qui, la cosa bella, si chiama ROMA.
E anche se poi, per andare allo stadio, dovremo sorbirci un’ora di traffico e un panino consumato frugale... non importa: la ricerca del bello parte proprio da qui. La discriminante, casomai, sarà solamente la conquista dei tre punti visto che a Udine – un lunedì può starci, due, francamente, sono troppi – quell’attesa non è stata premiata e, come non ci accadeva da tempo, il risultato c’è andato di traverso e la sconfitta ancora dobbiamo digerirla.

Proveremo a farlo contando i consueti, e cagionevoli, assenti e cercando pure di rimanere in piedi su un campo dove trenta colossi, aiutati dalla pioggia battente, hanno trasformato un campo da calcio in uno di patate. Questo è l’Olimpico, signori: pallone, rugby, concerti, atletica e, chissà, prima o poi anche balera, giardino delle rose, curling, sumo, tiro al piattello e mille altre attività perché tanto un altro stadio a questa città non serve mica.
Ma ’nfatti.

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