Nella singolare partita a tre giocatori messa in piedi da Roma, Napoli e Juventus, la prima mossa concreta è dei bianconeri. Il ritorno di Alvaro Morata a Torino può essere considerato fatto: ieri sera è atterrato in Italia, già questa mattina sono previste le visite mediche. Conseguenza più immediata: Edin Dzeko resta a Roma. E a cascata Arkadiusz Milik si allontana da Trigoria. Almeno per il momento.

L'ingaggio della punta dell'Atletico (che prenderà Suarez) da parte della Juve, con una formula che richiama una sorta di leasing (prestito onerosissimo da dieci milioni, con possibilità di essere prorogato per una seconda stagione e diritto - non obbligo - di riscatto al termine dell'acquisizione temporanea, 55 milioni di spesa complessiva), spariglia il campo nel valzer delle punte. Pirlo ottiene il centravanti che chiedeva e di fatto rinuncia al bosniaco, a meno di ulteriori di colpi di scena attualmente poco prevedibili (ma nel mercato e in particolare in questa trattativa il punto definitivo può arrivare solo sul gong del 5 ottobre). Contemporaneamente l'affare Milik compie un ulteriore salto indietro rispetto alle concitate ore del weekend scorso, quando è passato da una conclusione che sembrava imminente a una preoccupante fase di stallo.

Ricapitolando: il polacco ha svolto le visite mediche alla Klinik Gut di St. Moritz, che hanno fornito le garanzie necessarie dal punto di vista clinico. Tanto che domenica la Roma si è affrettata a smentire che i rallentamenti alla trattativa fossero dovuti a dubbi di natura fisica. Piuttosto le questioni alla base dello stop sono di carattere economico.

I Friedkin hanno chiesto di rinegoziare la parte variabile del contratto di acquisto, rendendo un po' meno automatici i bonus (per esempio quello legato al primo punto conquistato). Aggiungendo anche la possibilità di rendere biennale il prestito, per evitare ripercussioni su eventuali altri stop al calcio per il Covid, che potrebbero differire anche la prossima stagione oltre la fatidica data del 30 giugno. Un'ipotesi propedeutica a un rinnovo (non più di un solo anno) fra centravanti e Napoli.

Richieste che avrebbero fatto irrigidire la controparte, che pure inizialmente aveva sparato altissimo (oltre 40 milioni la prima valutazione). Le complicazioni aggiuntive derivano invece dai rapporti tutt'altro che idilliaci con lo stesso centravanti. Al rientro in Italia, Milik ha incontrato il Napoli per sistemare le pendenze ancora in essere da entrambi i versanti: mancano all'appello gli stipendi di luglio e agosto, ma al contempo il club vuole dal giocatore (come da tutti gli altri coinvolti) il pagamento della multa relativa all'ammutinamento.

Inoltre De Laurentiis pretende una percentuale dalle sponsorizzazioni del ristorante di proprietà di Milik, sulla base dei famigerati diritti d'immagine. Ai vari contenziosi si aggiungono bonus e commissioni non riconosciute, per un totale che sfiora il milione di euro. Non proprio bruscolini, insomma. C'è chi sostiene che alla base di cosiddetti dettagli che last minute si sono tramutati in ostativi ben più sostanziosi, ci sia anche la volontà del patron azzurro di mettere i bastoni fra le ruote a possibili dirette concorrenti in classifica. Sarà.

Sta di fatto che ora come ora è proprio lui a rischiare di rimanere con il classico cerino in mano: ai ferri corti col giocatore, ormai ai margini del gruppo, e senza i soldi garantiti dalla cessione alla Roma. Tanto che ancora ieri sera si è tentata l'impresa ai limiti dell'impossibile, riallacciando i contatti fra i due club. Ma ad oggi è più facile che Milik sia destinato all'estero, Premier in testa.

Se Atene piange, Sparta non ride: è vero che a Trigoria il centravanti c'è già e di primissimo livello. Ma con Dzeko il rapporto andrà rimodulato, soprattutto dopo la panchina di Verona (dove una volta convocato, il bosniaco avrebbe giocato eccome). A Roma è leader, amato dai tifosi e la famiglia è legatissima alla città, ma i rapporti con Fonseca dalla gara col Siviglia in poi non sono ai massimi storici e la mancata cessione alla Juve, che sembrava fatta fino alla vigilia della gara al Bentegodi, potrebbe essere imputata ai tentennamenti della società.

Una situazione da risolvere anche in prospettiva della sfida proprio ai bianconeri in programma domenica. Una volta sistemata definitivamente la questione centravanti, si dovrà pensare - anche con una certa urgenza - al suo vice. Vlahovic è stato offerto alla Roma e si può prendere con 20-25 milioni, ma anche Kalinic sta rifiutando le varie offerte pur di tornare in giallorosso. E a proposito di chi aspetta, Smalling non ha ancora perso le speranze di rientrare a Trigoria, ma le richieste del Manchester non calano dai 20 milioni e a queste condizioni il difensore resta confinato ai ricordi.