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L'analisi di Napoli-Roma 2-2: giallorossi ormai da podio, serve di più dai rincalzi

I musi lunghi nello spogliatoio alla fine della partita rivelano il livello raggiunto. Il rammarico è per la gestione dopo il rigore

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
17 Febbraio 2026 - 06:30

Dallo stadio Maradona, la Roma è tornata con una certezza: la distanza con le prime della classe, nello specifico con i campioni d’Italia, si è talmente assottigliata che ormai non si vede più. La Roma ormai è da podio. Questo è quello che emerge almeno osservando i musi lunghi nello spogliatoio giallorosso alla fine della sfida per un pareggio subìto, peraltro, a otto minuti dalla fine della partita, quando la vittoria e il conseguente raggiungimento del terzo posto sembravano ormai a portata di impresa. Il nuovo re dell’attacco giallorosso si è espresso in questi termini alla fine della gara: «Sono soddisfatto dei due gol ma se mi vedete dispiaciuto è perché penso che potevamo portarci a casa i tre punti». La sensazione alla fine è che sia mancato qualche aspetto, e nello specifico qualche giocatore, per poter davvero conclamare un’impresa che avrebbe rilanciato in maniera definitiva le ambizioni della Roma in chiave Champions League. Ma per capirlo, bisogna probabilmente fare un passo indietro e tornare alla vigilia della sfida.

Le scelte della vigilia

Anche se in sede di commento di campionato sono settimane che non si parla altro che degli infortunati in casa Napoli, la settimana di preparazione della sfida del Maradona da Gasperini è stata digerita male. Il tecnico pensava infatti di poter recuperare Dybala e aggiungerlo ad un elenco dei giocatori del quale tendeva a comprendere anche Hermoso e Soulé e aveva persino qualche speranza di recuperare Koné. L’evoluzione della settimana lo ha messo di fronte invece ad una realtà sportivamente drammatica alla vigilia di una sfida tanto importante: Soulé ha avvertito evidentemente un fastidio più intenso rispetto alle ultime settimane in cui ha convissuto con la sua pubalgia e sostanzialmente non ha mai dato piena disponibilità per la partita, Dybala ha avvertito dolori al ginocchio che alla fine lo hanno tenuto fuori dall’elenco dei convocati, mentre Koné ed Hermoso non sono mai entrati nella lista dei giocatori almeno potenzialmente disponibili. Così alla vigilia della gara Gasperini si è trovato di fronte a una scelta: avendo la certezza di poter contare al 100% tra tanti attaccanti solo su Malen, ha dovuto scegliere nei due ruoli di appoggio offensivo tra Pellegrini, che di certo attaccante non è, El Aynaoui, idem, e l’ultimo arrivato, Bryan Zaragoza. Dopo varie valutazioni, la scelta è caduta sull’italiano e sullo spagnolo, mentre il marocchino, evidentemente non ancora al meglio dopo l’intensa Coppa d’Africa disputata, è rimasto in panchina.

Dunque l’opzione Soulé titolare, almeno alla vigilia, non è stata mai seriamente  presa in considerazione. Magari se l’è portato dietro solo per un’eventuale emergenza da utilizzare nella parte finale della gara. La scelta è ricaduta così su Zaragoza, a destra pur essendo un destro. E il paradosso è che dopo aver avuto quattro trequartisti di piede sinistro a disposizione (Dybala, Soulé, Baldanzi e Bailey) per Napoli si è trovato con soli due destri. L’avvio della partita è stato comunque confortante con l’assist dello spagnolo per l’olandese, e dopo appena sette minuti la Roma si è già trovata in vantaggio con una combinazione dei suoi due nuovi acquisti. Per il resto del tempo, la Roma ha tenuto bene l’iniziativa, non ha mai concesso a Napoli troppi spazi, i duelli uno contro uno hanno funziona soprattutto dalle parti di Ndicka (su Hojlund) e di Ghilardi (su Politano) mentre qualche sofferenza in più c’è stata per Mancini su Vergara (compresa l’ammonizione condizionante al 26’). Il destino ha voluto che prima della fine del tempo il Napoli trovasse il pareggio in pratica quasi alla sua prima iniziativa della serata, con un destro di Spinazzola reso imparabile solo del polpaccio di Pisilli (che ha commesso l’errore di girarsi davanti al tiro invece di affrontarlo in una maniera più opportuna). E all’intervallo, come spesso gli succede, Gasperini ha pensato di rivedere alcune certezze con cui era partito.

Gli aggiustamenti in corsa

Così ha chiesto a Soulé se se la sentisse di entrare molto prima del previsto e ha tolto subito dalla contesa Zaragoza che nel ruolo non gli stava piacendo, forse per l’ancora incerta preparazione tattica specifica (fondamentale per il gioco della Roma è l’interpretazione in fase di non possesso). All’inizio del secondo tempo ha messo poi subito in preallarme El Aynaoui e Venturino, non convinto dalla tenuta di Pellegrini e nel timore di un calo di rendimento di Pisilli, anche se i due sono entrati solo al 20’. Forse, a mente fredda, può essere stato un errore togliere Malen subito dopo il gol del vantaggio: Robinio Vaz, unico attaccante alternativo, peraltro anche lui appena recuperato, è ancora acerbo per certi  palcoscenici. E di sicuro neanche Venturino è riuscito ad incidere nella gestione della gara dopo il 2-1. E in più due tra i giocatori solitamente più performanti della rosa, Celik e Mancini, sono andati in difficoltà (il turco è da un po’ di tempo che ha abbassato lo standard del suo rendimento).

Quanto all’azzurro, forse è stato anche condizionato dal cartellino rimediato al 26’ per un fallo su Vergara a metà campo che avrebbe potuto risparmiarsi. Ma di sicuro poi ha faticato a contenere Alisson Santos, sia nell’azione che ha preceduto il gol del pareggio (in quel caso Mancini avrebbe potuto “aggredire” la marcatura quando il brasiliano era girato verso la linea laterale, e invece l’ha lasciato girarsi e puntare la porta), sia nell’evento del gol. In quest’ultimo caso, comunque, va anche riconosciuta la bravura degli avversari: l’azione tutta in verticale dopo il recupero del pallone sul rilancio sbadato di Tsimikas è stata perfettamente rifinita da Hojlund e magnificamente conclusa dal giovane neoacquisto di Conte con un tiro a cui Mancini ha provato ad opporsi allargando troppo le gambe davanti a lui. E Svilar è rimasto sorpreso dalla traiettoria.

La tenuta nel finale

Probabilmente Gasp ha pensato di poter reggere gli ultimi otto minuti (più recupero) semplicemente facendo affidamento sulle virtù difensive dei suoi giocatori, considerando che quest’anno solo una volta la Roma ha chiuso una partita in campionato subendo due reti (a Torino con la Juventus). E invece è andata male. E forse non è solo casuale che Celik e Mancini siano stati i protagonisti in negativo dell’ultimo episodio. Del resto sono tra i giocatori più affidabili su cui Gasperini ha potuto contare sin dall’inizio della stagione e non è certo da lui puntare il dito su chi non lo ha mai tradito.

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