Quello che è successo all'Olimpico è talmente grave che non può non avere conseguenze. Ci sarà (c'è stato) un altro Longo dopo quello della lista di Verona, magari un paio, ma il punto non è tanto o solo punire il presunto responsabile di un errore non contemplabile, piuttosto quello che dopo il Longo 2 non capiti un giorno persino un Longo 3. Due sconfitte a tavolino nel giro di cinque mesi sono una casistica non rara ma unica, che per forza racconta qualcosa che non va a livello di sistema. Oltre che punire e saziare la piazza giustamente avvelenata con una testa, bisogna puntare a creare una struttura da cui simili errori non possano uscire.

Poi, ma forse è la consapevolezza che dovrebbe muovere ogni cosa all'interno e per la Roma, si deve capire bene che per la Roma la gente ci sta male. Che la serata con lo Spezia ha fatto male; assurdo solo immaginare dopo lo 0-3 al derby che quattro giorni dopo saremmo stati persino peggio, e invece è successo. Che questa Coppa Italia per noi era ed è importante, che comunque non si possono prendere due gol nel primo quarto d'ora soprattutto quando quel primo quarto d'ora è quello dopo un derby da riscattare, e due rossi in meno di un minuto. Anche qui si intervenga, in questo caso nei confronti dei calciatori, anche quelli che magari sui social poi ridono. Ed è una sconfitta scrivere queste righe, ma in certi casi vale la santa regola - fra l'altro semplice - del silenzio. Non andava tutto bene ieri. Va pure spiegato?

Il registro dei sentimenti sta proprio lì lì per essere aperto, oh sì perché altro che stories di Instagram, ce ne stanno di storie vere dentro questi quattro giorni legati alla Roma (di papà e figli soprattutto), di sentimenti forti che voi non avete idea. Però forse è arrivato il momento di tenerseli e neanche più di scriverli. Pare più serio. Bisogna provare a dare l'esempio. Quello che va scritto è la richiesta di rispettarli, questo sì. Anche perché adesso la cosa peggiore è confondere chi col buco nello stomaco e nel cuore critica la Roma per una cosa per cui non farlo sarebbe indifferenza, con gli sciacalli, con le iene ridens ai gol dello Spezia, coi tifosi dei propri convincimenti, non idee visto che l'idea che conta è una sola: la Roma.

Allora per distinguere fra chi ci tiene e chi in questi giorni il godimento a stento lo trattiene, c'è una sola cosa da fare: non sbracare, non montare un maxi processo ogni giorno, non piangersi addosso, ma trovare doverose e urgenti soluzioni, tipo battere lo Spezia e il Verona nelle prossime due. Fate questo, è un programma facile anche se - viste le due ultime partite - non di facile realizzazione.
Alzare bandiera bianca, o nascondersi dietro all'allenatore, o ai giocatori, o ai giocatori contro l'allenatore, o peggio alla "stupidità dello sconforto", equivarrebbe al settimo cambio, al terzo cartellino rosso, a un'altra mancanza di rispetto verso una cosa sacra che è la Roma. Ma qui si rischia di finire di parlare di sentimenti, e non è più il caso. Magari fatelo voi.