Col vento in faccia
Guardando quella coreografia si sentiva quasi l'aria sul volto di Antonio, affacciato al finestrino di un treno di ritorno che non ha preso mai
(GETTY IMAGES)
Per me è stata la Roma più bella della stagione. Il gioco del primo tempo intenso, brillante, la capacità di recuperare lo svantaggio contro la squadra che per definizione sa vincere di “cortomuso”, superando la botta psicologica dell’ingiustizia dello 0-1. L’età. Ma più di quella media con cui hai finito di giocare in campo, quella che sembra proprio della Roma. Una bambina adulta. Una ragazzina che sa già quello che fare, una squadra che sta finendo di sbocciare. Siamo arrivati alle soglie della primavera in pieno inverno. L’impressione è di freschezza, di aria in faccia, di un affaccio alla finestra per vedere l’effetto che fa. Vengo anche io?
Sì, tu sì: Vaz 18 anni, Venturino 19, Ghilardi 23 appena fatti, Wesley 22 compiuti a settembre, Pisilli 21, Soulé che è uscito ne deve compiere ancora 23, El Aynaoui che deve ancora rientrare ne ha 24, così come Koné che è uscito e che speriamo tornerà presto. Poi c’è Svilar che è primo portiere a 25 anni, che nel suo ruolo vuol dire che è appena maggiorenne. La cosa quasi da favola è che questa squadra appena fiorita, questo pinocchio fragile (doppia cit.) sia guidato dall’allenatore più esperto della serie A: Geppetto Gian Piero Gasperini, la G dell’allenatore Giusto, dell’artigiano di Grugliasco. Il Ferguson della Val Brembana, che adesso s’è innamorato della Garbatella e che si è presentato qui per rendere la sua squadra credibile agli occhi dei tifosi della Roma. Altro che corse sotto la curva. Anche perché a volte, le volte come domenica sera, la Curva Sud bisogna solo guardarla.
Domenica sera all’Olimpico c’era un giovane in più sugli spalti che non invecchierà mai. I capelli al vento, la maglia, le mani su uno striscione che è stato di una generazione, aperte sulle parole “Curva Sud” come a tenerla, come a proteggerla da lassù. È bello che questa Roma fresca, ragazzina abbia il volto di Antonio. E che pure la Roma, oltre alla sua gente, lo facciano ancora presente. Vivo. Guardando quella coreografia, si sentiva quasi l’aria sul volto di Antonio affacciato al finestrino di un treno di ritorno che non ha preso mai. Destinazione paradiso. Destinazione Roma.
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