Anche per te
È una partita per capire quanto siamo cresciuti e quando diventare grandi. Mentre Antonio non invecchierà più
(GETTY IMAGES)
Ogni volta che c’è Roma-Milan o Milan-Roma il pensiero va ad Antonio De Falchi. È giusto che sia così, anche se è sbagliato che Antonio viva solo nei ricordi. O sui muri.
Quello della memoria di Roma-Milan è una lavagna graffiata da un’esultanza di Ago per un gol alla sua vita, con quell’espressione di sfogo e rabbia e quella faccia alzata come a dire “eccomi sono qui, mi riconosci Roma?”. No. Non t’hanno riconosciuto Capitano, nemmeno dopo. Il graffio di una retrocessione arrivata il 17 giugno ma del 1951, proprio dopo una partita pure vinta col Milan; il disegno di un allenatore, Nils Liedholm, che a Milano ha fatto cadere una stella (il decimo Scudetto rossonero) e a Roma precipitare tutto il cielo. Sul muro di Roma-Milan c’è la partita più bella in campionato della Roma dal 1927 a, speriamo, stasera: 25 settembre 1983, la Roma col tricolore sul petto, prima da sola in classifica, che segna un gol con un triangolo-gancio cielo fra Ancelotti, Conti e il Divino, senza mai far toccare il pallone per terra. Non ne era degna. Roma-Milan è poi una partita piccola piccola che quasi nessuno ricorda, che per me definisce il tifoso romanista: 7 giugno 1984, una settimana dopo la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool. Andata dei quarti di finale di Coppa Italia, allo stadio Olimpico c’era più gente che una settimana prima. “Quando abbiamo visto tutte quelle persone ci siamo detti, dobbiamo vincere questa coppa per questa gente”, parole di Aldo Maldera che di questa partita è un’altra stella vera. Avevamo perso la cosa più grande che c’è nel pallone, eppure sette giorni dopo c’erano più persone: non era per la Coppa Italia era per la Roma. Non sarà mai un caso che il primo gol dopo il Liverpool per la Roma lo abbia segnato quella sera contro il Milan su rigore proprio Agostino. Riconoscetelo.
Sul muro di Roma-Milan c’è un arcobaleno notturno di Montella e quello d’esterno di Totti, tutti e due dietro la schiena di Rossi; c’è stanotte questa partita che potrebbe finire su questa lavagna della storia. Stasera la Roma di Gasperini si gioca la possibilità di entrare in una dimensione diversa, in una narrazione (ahimé) diversa, con più consapevolezze e il coraggio di dover per forza inseguire allo scoperto quelli che adesso solo somigliano a sogni. La Roma che vince o perde, la Roma da all or nothing, stanotte in verità ha solo la grande possibilità di cimentarsi con se stessa, capire quanto è pronta, quanto può diventare grande e se può già farlo adesso. È una partita che non solo è bello giocare, ma giocarla con l’atmosfera addosso con cui ci arriviamo. Senza dimenticare Antonio De Falchi. Sul muro di Roma-Milan ci sta soprattutto lui e se qualcuno prova a strapparlo, saremo subito lì a ricolorarlo persino più bello, col suo volto e con la maglietta della sua e della nostra vita.
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