Totti e i Friedkin, profumo d’intesa
Rapporti più che distesi. La proprietà e il Capitano mai così vicini
(GETTY IMAGES)
Tu sei dentro di me come l’alta marea, cantava Venditti un po’ di anni fa. E forse, fin da quando ha appeso gli scarpini al chiodo, il verso di quella vecchia canzone di Antonello ben rappresenta il rapporto tra Francesco Totti e la Roma. Riappariva e scompariva, portandolo via. Fino a ieri, anzi, fino allo scorso autunno, più o meno. Sì, perché «Totti è parte della Roma», ha detto Ranieri, e i Friedkin stanno pensando al suo rientro in società. E certo non da ieri, da quando cioè l’advisor testaccino di Dan e Ryan, ha raccontato a Sky Sport come il club si sia già mosso nei confronti dello storico capitano giallorosso.
Un disgelo che va avanti da un po’, sotto traccia, con il Dieci che è tornato, insieme al figlio Cristian, allo stadio qualche settimana fa, in occasione di Roma-Stoccarda (mancava dall’era Mourinho), dopo averlo annunciato in autunno in un’intervista per le Legends Road di Dazn.
Dopo la separazione del 2019 e il clima pesante della fine dell’era Pallotta, i Friedkin avevano deciso di esplorare con i loro tempi il mondo Totti, riavvicinandosi alla Leggenda romanista e riavvicinandolo al club (con inviti allo stadio, forieri di discorsi più ampi), anche per comprendere fino in fondo come evitare una dispersione tale di risorse. Di lui si era pensato anche in ottica Special One (i due si stimano da sempre e si sarebbero graditi a vicenda). L’ambiente però, anche coi Friedkin si era raffreddato perché non si era arrivati alla quadra.
Adesso, con il centenario che incombe, il nuovo stadio quasi approvato e la vista di Roma sugli Europei 2032, il ciclo Gasperini appena cominciato, le parti si sono riavvicinate e quale momento può esser più propizio per riportare a casa un simbolo come Totti? Intanto è un’operazione di marketing, o meglio di branding, poi come al solito bisognerà trovare un punto d’incontro. Totti da sempre, anche con il primo contratto da “dirigente”, ha manifestato la sua idea di voler essere vicino al campo e agli aspetti tecnici e di non voler essere solo un “gagliardetto”, pur sapendo anche di essere - eccome - un simbolo e una bandiera. E di avere in tal senso un peso specifico importantissimo: non solo perché ancora oggi se dici Roma fuori dal Raccordo chiunque ancora dice Totti, ma anche perché, come quando all’inizio dell’era Var tuonò contro alcune ingiustizie, può far curvare i pianeti. In soldoni, cose che solo i grandi fanno: la Roma recente e quindi dei Friedkin ha già sperimentato questa linea.
Proprio con Mou e, successivamente, anche con Dybala. Gente che ha dato tanto al calcio, in campo e fuori, e che “sposta”. E con lo stesso Claudio Ranieri, “mito” anche a livello internazionale, che infatti i proprietari texani della Roma, con il loro miliardo speso nella società giallorossa, non si sono fatti sottrarre dal progetto.
Insomma, mai come adesso Totti e la Roma sono stati così vicini. Eccellenza e colpi di teatro, nel rispetto e nella valorizzazione della tradizione: elementi storicamente cari ai Friedkin. Quali ingredienti migliori per ricomporre la storia e sentirsi ancora di più sempre e per sempre dalla stessa parte? La pentola è sul fuoco, gli ingredienti sono pronti, lo chef conosce già la cucina, bisogna soltanto rimettergli il grembiule.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PRECEDENTE