Gianluca Gombar, team manager, licenziato. Manolo Zubiria, Global Sport Officer (chissà che vorrà dire), licenziato. Paulo Fonseca, allenatore, confermato con il suo staff. Nessun comunicato ufficiale della Roma. Silenzio assoluto, ancora una volta, da parte della proprietà. Tiago Pinto e Guido Fienga silenziosi come la proprietà. La notte (e il giorno) dei lunghi coltelli, successiva alla Caporetto in campo e d'immagine della Roma, ha partorito queste (prime?) decisioni al termine di una ventiquattro ore che ha ribaltato il club giallorosso.

A cominciare da Dan e Ryan Friedkin. Che chi ha avuto l'opportunità di incontrarli nella giornata di ieri, li ha descritti letteralmente imbufaliti, «come non ci era mai capitato di vederli». Non solo per un'eliminazione dalla Coppa Italia che è l'ennesima ferita per chiunque abbia a cuore la Roma. Ma soprattutto per la vicenda dei sei cambi (roba da pazzi) non consentiti dal regolamento e che hanno esposto la società a una nuova, enorme, brutta figura a livello planetario. Brutta figura che si è andata ad aggiungere a quella della prima giornata per il mancato inserimento di Diawara nella lista dei giocatori utilizzabili nella partita contro il Verona; vicenda per la quale la Roma ha fatto ricorso davanti al Collegio di Garanzia del Coni (l'udienza ci sarà a febbraio). Due partite perse a tavolino, per negligenza e incompetenza, in un arco di tempo di cinque mesi, siamo pronti a scommettere sia un record mondiale che mai più nessuno eguaglierà.

I Friedkin, sempre chiusi nel loro silenzio protetto da una security oltre i confini della maleducazione, silenzio che si protrae da quando sono sbarcati a Roma, hanno affrontato di petto la questione. Ribadendo che ascoltano, accettano consigli, metabolizzano, ma alla fine sono loro a prendere le decisioni. La conseguenza è stata che, pur riconoscendo la dedizione con cui Gombar e Zubiria hanno svolto il loro lavoro, non si poteva non metterli alla porta. E' stato nominato un nuovo team manager promuovendo (pro tempore) quello della Primavera, Valerio Cardini. Mentre al momento nessuno è stato nominato per il ruolo lasciato vacante da Manolo Zubiria.

Chi resta al suo posto è Paulo Fonseca. Nonostante le voci che sin dalla notte tra martedì e ieri, sussurravano di contatti almeno con un paio di allenatori (le voci confidavano che una telefonata era stata a Sarri, un'altra a Spalletti ma anche che Allegri era il candidato favorito per la successione). Niente di tutto questo, almeno per il momento ci viene da aggiungere. I Friedkin (che ieri in mattinata si sono presentati anche nella sede di viale Tolstoj) sulla questione allenatore si sono confrontati a lungo con Tiago Pinto. Lo fanno tutti i giorni, ma ieri certamente non era un giorno come gli altri. Da quello che è trapelato dai muri di Trigoria (dove ieri per tutta la giornata è stato presente anche l'amministratore delegato dottor Guido Fienga), l'analisi affrontata su Fonseca e sulla squadra, ha partorito che la sconfitta (in campo) contro lo Spezia sia stata diversa da quella devastante nel derby. Stavolta, secondo la proprietà, non è sembrato esserci nessun segnale di una squadra che ha mollato il suo allenatore.

Cosa che se fosse maturata la convinzione contraria, avrebbe sicuramente portato all'esonero di Fonseca, legato alla Roma da un contratto sino al trenta di quest'anno con un'opzione(vincolante) di un rinnovo automatico per altri dodici mesi in caso di qualificazione alla prossima Champions League. In sostanza l'incontro si è concluso con la determinazione che non c'è una questione allenatore (in questo momento non possiamo non aggiungerlo) a Trigoria. Con queste indicazioni, poi Tiago Pinto si è lungamente confrontato con il tecnico portoghese per trasmettere il messaggio della proprietà. In qualche misura, inoltre, il dirigente ha fatto presente a Fonseca che le cose in campo (e fuori ci viene da aggiungere) devono cambiare da subito. L'obiettivo quarto posto è ancora perseguibile. Si dovrà tornare, in fretta, a essere la squadra che, salvo un paio di eccezioni, si era vista in campo fino alla partita contro l'Inter.

Fonseca descritto molto, ma molto nervoso, ha poi parlato con i giocatori come ha sempre fatto il giorno dopo le partite. Anche se crediamo che i toni non siano stati gli stessi, per esempio, del dopo Inter. Il portoghese è rimasto a Trigoria fino al tardo pomeriggio, così come Fienga. Quando sono usciti non era stato ancora esposto lo striscione dai tifosi con parole, soprattutto nei confronti dei calciatori, molto dure. Ma qualcuno li avrà messi al corrente. Perché a Roma si sa sempre tutto. I riportini non se li fa mancare nessuno.