Se si potesse descrivere lo scempio di Roma-Spezia in una foto non sarebbe lo stupore di Pellegrini a bordo campo che prova a fermare i collaboratori di Fonseca prima di fare la sesta sostituzione, né il rigore cercato e ottenuto da Maggiore, o il bel gol di Mkhitaryan o uno dei clamorosi errori di Borja Mayoral o magari il gol di testa di Verde o il pallonetto di Saponara. Tatticamente parlando, c'è un momento preciso in cui la Roma manda in vacca la partita e non è neanche il fallito anticipo di Mancini su Acampora che ha determinato la prima espulsione. La foto ferma il tempo al minuto 91'26", quando cioè Mancini aveva appena lasciato il campo, e quel furbastro di Ricci dal cerchio di centrocampo ha alzato lo sguardo verso il suo compagno Piccoli (attaccante molto interessante, classe 2001).

Quello è il momento della resa tattica della Roma che, è vero, si è appena ritrovata in inferiorità numerica, ma ha avuto 38 secondi di tempo per sistemarsi in difesa con la linea a 4 (Karsdorp, Cristante, Kumbulla e Peres) e per capire come difendere intanto su quella punizione. Quando Piccoli guarda Ricci, intuisce; Cristante e Kumbulla invece no: la linea è troppo alta per loro, Fonseca è lì, quasi in riga, a pochi metri da Peres che guarda imbambolato come Karsdorp dall'altra parte. Piccoli-Ricci, che detta così ha pure un qualcosa di irriverente, si muovono in fretta, Cristante e Kumbulla guardano preoccupati con l'aria di dire «Ma volete davvero vincere così la partita?». No, così sarebbe troppo facile, basterebbe abbassare la linea di cinque metri, non di più, ma questa distanza troppo ravvicinata tra il punto di battuta della punizione e il punto scelto dai difensori della Roma è davvero una tentazione.

Con una posizione più bassa di cinque metri non succederebbe niente, perché dietro le teste di Cristante e Kumbulla vigilerebbe da vicino Pau Lopez, la profondità in pratica sarebbe coperta, annullata, tolta. Ricci sarebbe costretto a ricominciare il giro palla. E invece Matteo guarda Piccoli che capisce e parte, un metro prima della linea della difesa, in posizione centrale equidistante tra i due difensori giallorossi.

Spalletti dice sempre di guardare le punte dei piedi: quelle di Piccoli, nella foto, sono rivolte verso la porta di Pau, quelle di Cristante sono ancora un po' in diagonale ma già orientate verso la porta, quelle di Kumbulla sono ancora girate. In questa maniera sul lancio, come teorizza Spalletti, mantenendo la stessa velocità, l'attaccante arriva prima di un metro, su uno scatto di venti, rispetto a quello con le punte orientate ma ancora in diagonale, e di almeno un paio rispetto a quell'altro. E esattamente questo succede. Questione di punte dei piedi, che sono orientate dalla testa, dall'attenzione, dalla conoscenza, dalla voglia di vincere una partita.

Sono i dettagli che fanno la differenza tra vivere e morire, direbbe Al Pacino se potesse parlare ai difensori della Roma. Sul lancio, Pau Lopez (che comunque per quanto è alta la difesa parte sempre un po' troppo dentro la sua tana) capisce che solo lui può risolvere la situazione perché Piccoli altrimenti arriva prima e magari non fa come Borja Mayoral pochi minuti prima, nella stessa porta, è capace che Piccoli segni, pur non avendo mai giocato nel Real Madrid, ma solo nel settore giovanile dell'Atalanta. Insomma, Pau decide di uscire alla disperata, ma pure lui non vive tranquillo ormai la sua esperienza alla Roma, si sente sempre sul filo del rasoio, e questi cattivi pensieri forse albergano nella sua mente, altrimenti non si spiega come pur azzeccando il tempo dell'uscita, e arrivando dunque sul pallone in discreto anticipo rispetto al giovane Piccoli, calci l'aria invece del cuoio, mancando clamorosamente il bersaglio, e finendo quindi la sua corsa disperata proprio in faccia a Piccoli, non di lato, proprio addosso, colpendolo dritto, buttandolo a terra, che lì per lì magari qualche parente di Piccoli si sarà pure spaventato perché lo scontro è stato duro, e Cristante e Kumbulla guardano stupiti, e la scena all'improvviso diventa surreale, perché tutti capiscono che per Piccoli non si tratta di niente di grave, ma per la Roma sì, è gravissimo, perché il regolamento parla chiaro, a chi lo sa leggere almeno, e dice che quell'intervento scomposto di Pau Lopez deve essere sanzionato col cartellino rosso, a Ghersini non sembra vero e lo sventola subito, e in trenta secondi il dramma si conclama.

Noi, inteso stavolta come comunità romanista, siamo così bravi poi che non ci facciamo mai mancare niente. Colpi di scena su colpi di scena perché a quel punto non solo Fonseca s'inventa il 431 con cui prova a resistere allo Spezia (e qualcuno lì comincia a capire che nella notte di dicembre 2015, quella in cui ci dicemmo «ma ti pare che dovevamo vivere abbastanza per vedere una sconfitta 2-4 ai rigori con lo Spezia in Coppa Italia?», non avevamo toccato il punto minimo dell'amarezza delle facili eliminazioni nella corsa verso la coccarda tricolore, ma lo avremmo toccato cinque anni dopo, perdendo ancora 2-4 con lo Spezia in coppa Italia, ma stavolta ai supplementari), ma anche altre due sostituzioni (quella di Fuzato e Ibanez per Cristante e Pedro).

Così il totale arriva a sei e quindi tutto quello che succederà da quel momento in poi della partita, di tattico e di tecnico, di agonistico e di mentale, non servirà più a niente, se non a far scegliere allo Spezia se prendersi il 3-0 a tavolino, come da regolamento, o vincerla sul campo e tenersi il risultato, ulteriore sfregio all'anima del romanista. Diventa quasi inutile così parlare del resto della gara, del tentativo stoico dei nove giallorossi in campo di restare in partita, della posizione mai conservata di Perez da mezzala, dei goffi, ma ammirevoli tentativi di Dzeko di partire da solo contro la difesa spezzina schierata e di un tempo in cui i nostri hanno persino difeso ordinati. Ed è inutile pure parlare del gol dello Spezia ad inizio del secondo tempo supplementare, con i cambi di gioco che tendevano solo ad allargare la difesa sperando che qualcuno poi non si ricompattasse, ed infatti quando la palla è partita da destra (quella presidiata da Peres) ed è finita a Saponara a sinistra, sullo scarico per Dell'Orco alle spalle di Kumbulla non si è trovato nessuno a marcare Verde proprio perché Peres si è dimenticato di riabbassarsi con la linea. Diventa inutile tutto, perché quello che è successo è impossibile da spiegare. O magari è facilissimo: basta guardare una foto.