Cogito Ergo Sud

Anche contro il mondo

Questa partita è una medaglia da appuntare sulla nostra maglia: spilla sentimento, spurga orgoglio e brilla, brilla sopra l'immondizia

PUBBLICATO DA Tonino Cagnucci
31 Ottobre 2019 - 08:28

Ci sono partite che hanno fatto la storia della Roma. Non dico soltanto le notti di coppa, le gare tricolori, le grandi rimonte in Europa, le vittorie a Torino o a Milano, i 5 gol a quelli (per inciso: è successo più di una volta), i trofei... Ci sono altre gare che hanno fatto la storia della Roma per quello che la Roma è. Una di queste è stata giocata a Brescia nel 1936.

La Roma è piena di infortuni, va a a Brescia dove non ha mai vinto, ed è una partita che deve vincere perché potrebbe significare Scudetto. Il primo della nostra storia appena nata e, si sa, nata grande. La notte fra il 18 e il 19 aprile il vicepresidente romanista Manzolini viene avvicinato da un calciatore bresciano che chiede 30.000 lire per agevolare il nostro successo. La proposta arriva alle orecchie di Fulvio Bernardini: se l'accordo va in porto non scenderà in campo, fa sapere. Scenderà in campo perché la Roma dirà no. La Roma dice no. La partita finisce 1-1, la Roma arriva seconda a un punto, un punto soltanto dal Bologna campione perdendo un tricolore per un punto, ma guadagnando per sempre un punto d'onore. Quella partita ci ha definito romanisti. Così come quando dicemmo no al Modena che voleva "smezzare" la Coppa Coni dopo l'ennesimo pari: meglio perdere che non provarci, meglio giocare e vivere da romanisti piuttosto che vincere sicuramente.

Quest'Udinese-Roma di un turno infrasettimanale che doveva essere il più anonimo possibile è diventato il mercoledì di una notte da lupi, e Halloween non c'entra niente. È una partita che fa parte di quella razza di partite: le nostre. Confina con tutto quel rossocuore di domenica col Milan, ma sconfina nel di più. A quelle in cui diciamo no, quelle in cui ci crediamo sempre, quelle in cui le parole non vanno pensate, quelle in cui la Roma la vivi. Questa partita è una medaglia da appuntare sulla nostra maglia. È un racconto che potrai fare un giorno a tuo figlio per dirgli cos'è la Roma. "Sai, a papà, la Roma è una squadra che con 10 giocatori fuori e con 10 giocatori in campo, dopo che pochi giorni prima aveva subito un'ingiustizia brutta da far vedere a chi ha gli occhi belli come te, giocando sempre con quegli stessi uomini, contro tutto e contro tutti ha vinto e poi è andata ad esultare insieme a tante persone che stavano lì per lei pure se era mercoledì sera."

A pensarci bene la Roma è quella cosa lì, è voler vivere quel momento e per farlo sei disposto a superare veramente tutti gli ostacoli, che per andare ad abbracciare la tua gente puoi andare anche contro il mondo veramente. E tu una squadra simile, con quei colori così belli contro il grigiore che sta un po' ovunque, che riempi di ideali, la seguirai e non ti verrà mai di abbandonarla perché sarebbe come rinunciare a qualcosa di te. A quel no detto appena nati, a quel no detto per crescere, a quel no detto alla rassegnazione e alle ingiustizie. A un sì gigantesco ed enorme che hai dentro al cuore. Per Lei. Per la Roma. Ieri la Roma ha vinto più di una partita, ha vinto il rispetto della sua gente ieri. Questa partita va appuntata sul petto perché sanguina sentimento, spurga fierezza, e brilla, brilla nella notte e contro l'immondizia, brilla in faccia agli Irrati e ai superbi, brilla come la Roma nostra che vincerà. Brilla come gli occhi tuoi quando l'hanno vista per la prima volta. E per sempre. Anche contro il mondo.

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