Falli pure giocare fino a domani, Irrati. Tanto in una notte così a Lopez non segnano neanche se davanti ti inventi altri nove rossi e lasci in campo solo lui. Perché la Roma quest'anno ha uno spirito indomabile, più la affossi e più si esalta e da Udine torna con tre punti che valgono il quarto posto sopra il Napoli (che ha pareggiato in casa con l'Atalanta, ora a due punti) e soprattutto una sensazione di invincibilità che potrebbe rappresentare davvero il punto di svolta della stagione. Ne ha fatti quattro, alla fine, questa esaltante squadra, nonostante l'inferiorità numerica decisa tra l'incredulità generale persino dei tifosi di casa al 32' del primo tempo dall'indecente Irrati, che ha punito un contatto di spalla di Fazio su Okaka con punizione (inesistente) e addirittura rosso (folle), quando la Roma vinceva solo 1-0 (Zaniolo, dopo 13'). Poteva rappresentare una svolta per una gara fin lì dominata e invece la Roma prima si è risistemata tatticamente (tenendo tre punte e abbassando Pastore a metà campo e Mancini in difesa) e poi ha finito per trionfare, segnando ad inizio ripresa con Smalling (6'), poi con Kluivert alla fine di un'azione che finirà nelle cineteche di Coverciano (9') e pure con Kolarov (20') su un rigore che Irrati è stato costretto a fischiare, per mano di Becao.

È finita in trionfo, era cominciata con Fonseca che aveva scelto, come annunciato, una squadra molto simile a quella mandata in campo appena tre giorni prima col Milan, con le sole novità di Kluivert (scontato in avanti al posto di Perotti) e Santon (che ha vinto la corsa per l'esterno basso di destra, lasciando in panchina Spinazzola e ancora Florenzi, entrato nel finale). Per il resto Kolarov a sinistra e inevitabile conferma dell'impermeabile assetto centrale, con Smalling e Fazio in difesa, Mancini e Veretout in mediana, e davanti spazio ancora a Dzeko, Zaniolo e Pastore, i tre mattatori del Milan. Tudor ha preferito invece Lasagna a Teodorczyk per affiancare bomber Okaka, col consueto assetto difensivo con tre centrali e un camaleontico centrocampo a cinque, con De Paul (stella un po' arrugginita) e Mandragora incursori e gli altri più cauti a tenere le posizioni, almeno finché si è mantenuta la parità numerica.

E la Roma ha fatto capire presto che i recenti progressi non erano figli della casualità, ma di una crescente autoconvinzione di possibilità tecnico-tattiche che, come sempre in casi come questi, arriva a prescindere dalla presenza o meno di questo o quel calciatore. Ne mancavano 7 a Fonseca stavolta, eppure non se n'è accorto nessuno né all'inizio né dopo, con un dominio assoluto nel palleggio, nelle occasioni e anche nella pressione tattica, portata altissima con i terzini sui "quinti" avversari senza alcuna paura, rischiando anche qualcosa: al 12', per esempio, l'Udinese ha creato la sua unica occasione del primo tempo su un malinteso tra Kolarov e Kluivert che ha favorito una lunghissima verticalizzazione di Ter Avest per Lasagna che ha preso le spalle di Fazio e si è avviato verso la porta rincorso solo da Smalling, ma, sul tentativo di rientro sul sinistro per il tiro, l'inglese è stato strepitoso con un balzo a chiudere il varco. Ma è stato un episodio, nella corale gestione romanista che ha portato prima Pastore a sfiorare il gol al 12' (destro fuori di niente da solita azione da calcio d'angolo) e poi Zaniolo a segnare il vantaggio, con un suggerimento di Kolarov bucato da Samir, su cui il talento di Massa ha prima fintato la conclusione e poi tirato in tranquillità facendo passare la palla sotto il corpo di Musso.

Ma il vantaggio non ha fermato la Roma, che ha anzi intensificato il dominio, tra i crescenti borbottii dell'infreddolito pubblico di casa mentre Pastore, Zaniolo e Kluivert si dividevano prodezze e occasioni, tra cui quella clamorosa di un 3 contro 2 con Dzeko e Kluivert che hanno accompagnato la corsa di Pastore costringendo i due difensori bianconeri a temporeggiare poi addirittura a chiudere anche la via centrale al Flaco. E dopo un altro quasi gol di Zaniolo, il misfatto che ha fatto salire sulla scena un altro protagonista, Irrati, con la sua ridicola decisione di sanzionare un contrasto di spalla tra Fazio e Okaka (con l'argentino che all'inizio non si era neanche accorto della presenza dell'avversario), con una punizione dal limite e il rosso all'argentino. Sono seguiti tre minuti di proteste (Dzeko ammonito) e litigi (Okaka ammonito) con la speranza che qualcuno dal Var inducesse l'arbitro a ravvedersi. Macché: Roma in dieci e altra partita.

Almeno questo è quello che temevano i romanisti, che non hanno mai fatto mancare il loro tifo incessante e in quel momento si sono ulteriormente stretti alla squadra. E invece la Roma non è retrocessa di un centimetro e approfittando dello stato di choc dei bianconeri (reduci dal 7-1 di Bergamo) ha suonato una dolcissima sinfonia negli spazi aperti: e se al 6' Smalling ha trovato il primo gol calciando in rete un pallone che nessuno aveva saputo far suo da corner, al 9' è arrivato un capolavoro con un'azione sontuosa nata da una complicata situazione sbrogliata in area daMancini e in cinque passaggi (Mancini, Kolarov, Mancini, Dzeko, Pastore) e in 18 secondi si è trasformata in una perla che Kluivert ha colto e scaraventato in rete, per l'esplosione di gioia di tutti i romanisti. Ma non era tutto perché dopo altre due occasioni per Dzeko, Pastore ha servito in area Kluivert, ma Becao ha interrotto il palleggio con un braccio, per un rigore solare che Kolarov ha trasformato spiazzando Musso. E quando Cetin al 24' ha sostituto Pastore, l'argentino uscendo dietro la porta di Pau si è preso l'ininterrotto applauso di ogni settore della Dacia Arena incrociato nel suo cammino verso la panchina. La soddisfazione più bella per lui, per Fonseca, per i tifosi e per Pau Lopez che nei restanti 25 minuti ha chiuso ogni ulteriore varco. Gioco, partita, incontro, quarto posto.