Il prossimo 29 ottobre aprirà al pubblico un nuovo centro commerciale in zona Laurentina. Cosa c'entri questo con lo stadio della Roma non dovrebbe essere un mistero per chi segue le sorti del futuro impianto giallorosso e che ha letto con attenzione le carte relative alle inchieste su Luca Parnasi. Perché il centro commerciale in questione, 60 mila metri quadri, 170 negozi, 30 ristoranti, un ipermercato e un cinema multisala, è il fiore all'occhiello del gruppo della famiglia Parnasi.

Il centro Maximo, così si chiama, rappresentava l'ultima possibilità di salvezza per le aziende della famiglia, ed insieme ai terreni di Tor di Valle, l'unico pezzo realmente monetizzabile. Peccato che l'apertura del centro era stata bloccata da oltre un anno, a causa del mancato completamento delle opere di viabilità accessorie, senza le quali non venivano rispettati gli standard urbanistici indispensabili ad accogliere il pubblico. Un intoppo che andava avanti da mesi e che sembrava, proprio a causa delle scarse risorse dei gruppi dei Parnasi, impossibile da risolvere. Ma che il centro facesse gola agli investitori non era un mistero. Lo stesso Radovan Vitek, l'immobiliarista ceco a capo della CPI Property Group, che sta trattando da mesi l'acquisizione delle attività dei Parnasi, in uno dei suoi viaggi nella capitale ha voluto visitare i cantieri del centro commerciale al Laurentino e sincerarsi dello stato dell'opera. Un'opera che sia chiaro, ad oggi, ancora da inaugurare è stimata in non meno di 300 milioni di euro. Con la sorpresa di molti però Parsitalia (la società cui è riconducibile il centro commerciale) è riuscita a recuperare il credito necessario al completamento delle opere, ed eccoci quindi alla vigilia dell'inaugurazione. Ora i 500 milioni necessari per rilevare i debiti (e quindi il controllo) di Parsitalia, Capital Dev e Eurnova, sembrano improvvisamente giustificati, e forse anche un affare. Ed ecco allora che con l'apertura di Maximo, si registra anche un accelerata di Vitek. Un domino che non può non coinvolgere anche lo stadio della Roma.

Effetto domino

Mancano ancora i soliti permessi, Variante e Convenzione, ed ormai è praticamente impossibile che vengano votati questo mese, improbabile anche il prossimo, ma la sostanza cambia di poco. Come detto dalla Raggi, che evidentemente questa volta non è stata cauta ma semplicemente ben informata, il voto dovrebbe esserci tra novembre e dicembre. Anche i nuovi proprietari della Roma, come scritto ieri, in questo senso non hanno troppa fretta. Sanno di avere dalla proprie le giuste carte, e per il momento preferiscono che tutti i tasselli del puzzle trovino il loro posto. Ed anche per questo motivo il tanto atteso (dalla sindaca) incontro tra Virginia Raggi e la famiglia Friedkin non dovrebbe avvenire prima della prossima settimana, e comunque lontano dai riflettori.

I nuovi proprietari della Roma non intenderebbero fare regali in termini di immagine all'amministrazione capitolina prima di aver ricevuto le necessarie garanzie che tutto procederà come previsto. Insomma prima delle foto con le strette di mano Dan e Ryan Friedkin preferirebbero vedere qualche atto concreto. Come per esempio la firma della sub-convenzione tra Comune e Città Metropolitana, che insieme a quella tra Comune e Regione Lazio, mancano all'appello per proseguire l'iter. Il Comune ha fatto la sua, facendo uscire i documenti firmati dalla Giunta già lo scorso mese. Ora spetta agli altri due Enti. Uno guidato da Nicola Zingaretti (il cui ritardo non può quindi essere imputato al Comune di Roma), l'altro (la Città Metropolitana) presieduto da Virginia Raggi. Non servirebbe quindi un grande sforzo per garantire che almeno questo Ente sbrighi le proprie pratiche rapidamente. Anche per questo a viale Tolstoj si continua a respirare ottimismo.