Un'attesa lunga quasi 3 anni e mezzo oggi potrebbe e dovrebbe concludersi. Quella targata 5 stelle per lo stadio della Roma. Da quando nel febbraio del 2017 la sindaca di Roma Virginia Raggi e la dirigenza giallorossa capitanata da Mauro Baldissoni trovarono l'accordo per la riduzione delle cubature e la rimodulazione del progetto fino ad allora voluto da Ignazio Marino. Quasi 3 anni e mezzo appunto in cui la maggioranza pentastellata in Campidoglio si è contraddistinta più per incertezze che per decisionismo. Ed oggi le incertezze dovrebbero finalmente crollare. Martedì scorso la sindaca ha convocato la propria maggioranza per illustrare il progetto per il nuovo stadio della Roma. Ha parlato del dossier Roberto Botta, vicedirettore generale del Comune, che ha redatto la relazione finale, e che ha ufficializzato il via libera sul piano tecnico. Presenti anche la segretaria Generale del Comune Gabriella Acerbi, l'architetto Cinzia Esposito, la dottoressa Carolina Cirillo e Fabio Pacciani (che tra le altre cose ha rappresentato il Comune in Conferenza dei Servizi). La presenza più importante è stata però quella di Nicola Sabato, in rappresentanza dell'Avvocatura Capitolina, che ha tranquillizzato i consiglieri grillini su due aspetti ritenuti dirimenti: la liceità dell'iter svolto e il rischio di danno erariale in caso di voto contrario. L'iter è pulito e a questo punto non si può tornare indietro, in sintesi quanto affermato da Sabato.

La Raggi ha quindi dato appuntamento alla propria maggioranza proprio per oggi, giorno in cui i consiglieri del Movimento 5 Stelle verranno chiamati a prendere una decisione finale sullo stadio. Un'attesa che nel corso della settimana ha però perso di consistenza. E questo per il cambio di marcia dell'opposizione che ha aperto all'approvazione del progetto su Tor di Valle. Prima il capogruppo Pd in Comune Giulio Pelonzi, che ha parlato esplicitamente di apertura. Fatto dovuto ufficialmente all'inchiesta della Procura di Roma "che ha ripulito la vicenda" da ogni sospetto. Ma che in realtà ha come orizzonte nemmeno troppo nascosto le prossime elezioni amministrative. «Tra un anno si vota - ha ammesso il capogruppo del Pd al Comune - e in caso di nostra vittoria vorremmo riprendere in mano questo progetto. Ed è per questo che non vogliamo bloccarlo. Ci piacerebbe cambiare il nodo di collegamento con la Roma-Fiumicino e poi dare lo Stadio alla città».

La decisione del Pd romano sposta gli equilibri e solleva da qualche responsabilità quei consiglieri di maggioranza che ancora nutrono dubbi sullo stadio. Come? Semplice: è improbabile un voto netto a favore da parte dell'opposizione, ma è invece possibile che questa decida di astenersi al momento del voto. Questo permetterebbe a quei quattro o cinque scettici di disertare la votazione, salvando la faccia nei confronti del proprio elettorato (parte del quale si è visto promettere un no a Tor di Valle per mesi di campagna elettorale), ma al tempo stesso di non compromettere la tenuta della Giunta e della sindaca. Insomma la Raggi oggi si presenterà davanti ai propri colleghi sapendo di trovarsi, forse per la prima volta da mesi, in una posizione di forza assoluta. E non nasconderà nell'occasione come intenda andare spedita al voto per giocarsi la carta dello stadio in una eventuale campagna elettorale il prossimo anno. Il Movimento 5 Stelle deve ancora decidere se cambiare i propri regolamenti per permettere alla Raggi di ricandidarsi, ma la sindaca ha già maturato la convinzione di volerci provare e sa come lo stadio oggi rischi di essere veramente l'unica freccia nella sua faretra. Non è un caso che ieri abbia voluto ringraziare la società giallorossa per una iniziativa benefica per dei campi estivi al Tre Fontaneo. Oggi la Roma ed il Comune sembrano vicini come non mai.