Altro passo in avanti verso il nuovo stadio della Roma. Non però (ma non si attendeva esito diverso) quello definitivo e risolutivo, perché all'appello mancano sempre una manciata di voti per garantire alla sindaca e soprattutto alla Roma il via libera al progetto. Ieri comunque è finalmente andata in scena quella riunione tanto voluta dalla Raggi e tanto attesa da chi ha a cuore le sorti della futura casa giallorossa. Oltre quattro ore di riunione (il vertice è iniziato poco prima delle 19:30, con un'ora quasi di ritardo rispetto alla convocazione, e terminato alle 22:30) in cui si è tentato di fugare ogni dubbio ai consiglieri pentastellati. Cosa riuscita solo in parte.

Infatti dei 26 consiglieri presenti (praticamente tutti ad eccezione di Marcello De Vito, non invitato all'incontro) la sindaca ha convinto della bontà del progetto solo (si fa per dire) 23 eletti. Ne restano da convincere tre (sui cui nomi cala il silenzio con chiunque si parli nel Movimento), che però sembra possano a breve ammorbidire la propria posizione. Eppure la prima cittadina (con al proprio fianco gli assessori Montuori, Meleo e Calabrese) le ha provate tutte, giocandosi ogni carta a sua disposizione. Il progetto è stato illustrato da Roberto Botta, vicedirettore generale del Comune, che ha redatto la relazione finale, e che ha ufficializzato il via libera sul piano tecnico. Presenti anche la segretaria Generale del Comune Gabriella Acerbi, l'architetto Cinzia Esposito (direttore del Dipartimento Urbanistica, che ha lavorato in particolare sulla Convenzione), la dottoressa Carolina Cirillo (del Dipartimento Mobilità) e Fabio Pacciani (dei Lavori pubblici, che ha rappresentato il Comune in Conferenza dei Servizi).

La presenza più importante è stata però quella di Nicola Sabato, in rappresentanza dell'Avvocatura Capitolina. Perché i consiglieri grillini hanno voluto sentire in primo luogo cosa aveva da dire Sabato, su due aspetti ritenuti dirimenti: la liceità dell'iter svolto e il rischio di danno erariale in caso di voto contrario. In entrambi i casi le risposte sono andate verso un'unica direzione. Da una parte infatti è stato ribadito come l'iter sia assolutamente pulito, e dall'altra come, a questo punto, al Campidoglio restino davvero poche scelte, anzi come ne resti solo una, e favorevole allo stadio. Quest'ultimo parere è quello che avrebbe convinto un paio di consiglieri contrari a cambiare posizione, e che starebbe portando gli altri verso la stessa soluzione. La sindaca non ha comunque voluto forzare la mano alla propria maggioranza ed ha deciso di riconvocare i consiglieri del Movimento 5 Stelle per lunedì prossimo, quando pretenderà una posizione univoca del partito. L'intenzione resta quella di approvare il progetto in Giunta entro questo mese per poi vederlo calendarizzato in Assemblea a settembre.

Tutti gli step per la prima pietra

Cosa manca ancora prima di arrivare alla prima pietra? La Variante al Piano Regolatore (il Comune di Roma dovrà adottare con delibera il verbale della Conferenza che contiene la Variante, appunto) e la Convenzione urbanistica, cioè il contratto che regolerà i rapporti tra le parti, con obblighi, doveri e soprattutto tempistiche chiare per la realizzazione di ogni opera infrastrutturale a corredo dell'impianto, sono note da mesi a tutti. In seguito il progetto tornerà in Regione per un passaggio che darà poi l'effettivo via libera a costruire. L'esito è scontato, i tempi molto meno. A seguire i proponenti e gli enti coinvolti dovranno predisporre i progetti e i capitolati tecnici delle opere pubbliche che andranno sottoposti al vaglio degli uffici tecnici dell'Unione Europea e solo successivamente messi a gara con bando europeo. Poi sarà la fase di smaltimento e bonifica: contestualmente alla fase di approvazione dei progetti in sede Ue i proponenti potranno bonificare l'area di Tor di Valle.