Urlando contro il gelo. L'arrivo delle festività natalizie non fa bene alla Roma. Nella prima stagione in cui sono previste partite anche durante quello che tradizionalmente rappresenta un lungo periodo di sosta, la squadra giallorossa non riesce a rispondere «presente» all'appello. Fin da subito. Risuonano ancora le gioie last minute della conquista della vetta nel girone di Champions e della vittoria con il Cagliari arrivata in pieno recupero, quando si affaccia il primo impegno di Coppa Italia.

Tra Torino e... Torino

Il tabellone del torneo non è stato benevolo e alla Roma tocca la più ostica delle possibili avversarie delle teste di serie negli ottavi: il Torino. La vincente è abbinata alla Juventus nei quarti e, seguendo i pronostici più scontati, al Napoli in semifinale, con la prospettiva di un ultimo atto sotto forma di derby o contro una delle milanesi. Eppure quella coppa vinta nove volte è uno degli obiettivi dichiarati. E i granata sono attesi davanti al pubblico amico. Da qualche tempo Di Francesco sta attingendo a piene mani dalla profondità della rosa a disposizione, e anche in questa occasione fa ampio ricorso al turn over. Forse anche eccessivo, schierando dieci undicesimi differenti rispetto all'ultima gara.

Tuttavia la Roma è più sfortunata che brutta, ancora i pali e la sfortuna (oltre a un rigore fallito nel finale) la fermano. Ma a passare il turno sono gli uomini e il primo obiettivo stagionale sfuma immediatamente. L'unica buona notizia è il ritorno al gol di Schick, il suo primo in giallorosso, che sembra di buon auspicio per la sfida seguente, ancora decisiva ma questa volta per il campionato. Dopo il Torino c'è... Torino, questa volta nella tana bianconera. La coppia d testa è ancora a portata, la stessa Juventus può essere raggiunta in caso di vittoria e superata in breve considerando la partita ancora da recuperare con la Samp.

Ma lo Stadium resta tabù per i giallorossi, che in quel catino devono ancora centrare il primo punto. Pronti via, è già salita ripida: in meno di venti minuti l'ex Benatia raccoglie un rimpallo e punisce. La Roma diventa timida, non subisce però nemmeno riesce a imporsi, creando pochissimo fino a venti minuti dal termine, quando cambia ritmo e colpisce l'ennesimo palo con Florenzi. Attacca ancora e proprio sui piedi di Schick capita l'occasione del secolo in pieno recupero. Il ceco ha l'opportunità di cambiare il destino suo e della squadra. Anzi, di capovolgere il mondo, compreso quello di chi lo ha sedotto e abbandonato in estate. Ma spreca. E il Natale romanista si presenta a tinte fosche.

Feste nere

Il punto è che Capodanno prima, Epifania poi, proseguono in quel solco. L'Olimpico continua ad essere terra di conquista, quantomeno di punti: uno per il Sassuolo, tre per l'Atalanta. Allora si punta sul fattore trasferta, dove la Roma - tabù torinese a parte - non perde mai. Il calendario ne propone due consecutive, con discreto coefficiente di difficoltà. Si comincia da San Siro, stadio che nell'ultimo decennio ci ha visto più spesso trionfatori che sconfitti. È stato Spalletti a sdoganarci, ma ora si trova dall'altra parte della barricata e il suo successo poco limpido dell'andata grida vendetta. I giallorossi danno segnali di ripresa e vanno avanti con El Shaarawy, legittimando anche il vantaggio. Ma nel finale crollano - quantomeno mentalmente - ed è Alisson a contenere più volte il risultato. Che comunque si tramuta in pareggio nel finale.

Arriva finalmente il recupero di Marassi: dopo il periodo nero, l'asterisco è un'ancora di salvezza più che una turbina per spiccare il volo. E la salvezza arriva nel finale, grazie al solito Dzeko servito dall'esordiente Antonucci, ennesimo gioiello sfornato dal vivaio. Il replay di tre giorni dopo all'Olimpico ha un epilogo di gran lunga più amaro, certificando l'ennesima partita senza vittoria. Sette come i peccati capitali. Non resta che affidarsi al talento di Ünder, pronto a sbocciare...