«Vinci, e sono tutti con te. Perdi, e li hai tutti contro. In mezzo non c'è niente». Questa massima, attribuita a Michel Platini (uno che poi col tempo ha dimostrato di essere bravo a predicare, meno a razzolare), andrebbe iscritta dentro a una cornice d'oro e affissa sulle pareti di ogni ufficio dirigenziale di una società calcistica di qualsiasi categoria, soprattutto del calcio italiano. Tutti i dirigenti di lungo corso hanno capito, più o meno sulla propria pelle, che è esattamente così. Puoi essere bravo, bello e buono, ma se non raggiungi il risultato avrai sempre l'insulto sparato sul profilo social o il contestatore fuori dalla porta della sede, se va bene. Puoi essere uno squalo, sudicio e perfido, ma se azzecchi l'allenatore e vinci, automaticamente sei candidato al soglio pontificio.

Così per qualche anno i dirigenti del nuovo corso societario si sono stupiti di aver avuto intorno tanto scetticismo, al netto di chi aveva magari il suo interesse personale a imbrattare il loro tracciato ma anche al netto delle critiche che sono state sacrosante, a rilevare puntualmente ogni errore commesso, da alcune poco illuminate scelte tecniche a certe superficiali dichiarazioni di Pallotta, dalle sottovalutazioni nella strategia del rinnovamento del logo alla gestione sempre molto conflittuale della comunicazione. Ma da un po' di tempo qualcosa è cambiato e intorno alla Roma ha cominciato a spirare un'aria meno pesante.

La semifinale di Champions è indubbiamente un risultato anche se non entra in alcun albo d'oro e non adorna alcuna bacheca. Il terzo posto in campionato giunto alla fine senza troppi patimenti è poco in rapporto al secondo dell'anno scorso, ma è un risultato in rapporto al quinto in cui nei giorni più bui di febbraio si navigava quasi a vista. Ed è un risultato anche la firma del contratto con lo sponsor principale, arrivato dopo troppi anni di latitanza commerciale. Eppure c'è qualcosa in più. E forse davvero si sta trovando la quadratura del cerchio anche a Trigoria. Ogni dirigente adesso sembra collocato al posto giusto e produce risultati nel proprio settore in maniera tangibile.

E indubbiamente l'operazione simpatia varata dalla società con una maggiore attenzione nei confronti di alcune tematiche care ai tifosi, con un rilassamento dei rapporti con la stampa e con la maggior disponibilità mostrata da ogni tesserato nei confronti del mondo esterno ha prodotto altri esiti positivi. Ma molto ha contribuito anche il buon senso, la moderazione, l'educazione e la semplicità (inizialmente scambiati per ingenuità, arrendevolezza, mollezza e sprovvedutezza) di Di Francesco. Che oltretutto è pure un ottimo allenatore. E così ha convinto proprio tutti.