Buona la prima. Come nel cinema questa frase sta ad indicare la buona riuscita di una scena ma non la fine delle riprese, così ieri la prima riunione della Conferenza dei Servizi ha segnato un punto importante a favore dei proponenti ma non la fine di un iter ancora da compiere. Ieri mattina presso il Dipartimento Urbanistica della Regione Lazio si sono incontrati i rappresentanti di Comune di Roma, Città Metropolitana, Regione Lazio e Stato per avviare i lavori di quello che tutti sperano possa essere l'ultimo capitolo della fase burocratica atta all'autorizzazione per la costruzione del nuovo stadio della Roma. Una riunione incentrata su una prima ricognizione tra gli Enti rispetto alle modalità di svolgimento della conferenza e sulle integrazioni richieste alla società proponente e le eventuali ulteriori specifiche in merito al nuovo progetto presentato. Per quel che riguarda il primo punto, la conferenza ha deciso di orientarsi su tre sedute complessive, non escludendo comunque ulteriori riunioni tecniche su tematiche specifiche da svolgersi a latere della conferenza stessa. Il tutto in linea con i tempi imposti dalla legge (90 giorni) e con le impressioni (confermate ieri) di una volontà condivisa di velocizzare l'iter. Per quel che riguarda le integrazioni richieste, il Ministero Infrastrutture e Trasporti ha richiesto maggiori dettagli sui svincoli che riguardano il raccordo anulare e più in generale un approfondimento sullo studio del traffico.

L'Area Metropolitana di Roma ha richiesto un approfondimento sul tema della mobilità, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha richiesto integrazioni relative alla fascia di rispetto del Tevere e il conseguente impatto paesaggistico e quelle sulla vicenda delle indagini archeologiche preventive. Tutte richieste attese e che non hanno colto di sorpresa i proponenti che hanno dato ampia disponibilità a produrre la documentazione entro la metà di ottobre. Proprio dai proponenti al termine dell'incontro è filtrata una certa soddisfazione e un apprezzamento per la professionalità delle istituzioni.

L'ingegner Simone Contasta di Eurnova, lasciando gli uffici della Regione, ha commentato: «Tutto molto bene saranno rispettati i tempi per cui nulla di particolare». Soddisfazione comprensibile perché, pur in una giornata che avrebbe dovuto segnare solo l'inizio formale dei lavori, i proponenti, come detto, hanno portato a casa delle piccole vittorie, ma significative. Rete gas ha infatti considerato sufficiente quanto prodotto finora e soprattutto Acea ha considerato risolta la questione delle emissioni odorigene grazie all'aumento della parte arborea.

Questo aspetto, quello degli odori provenienti dal depuratore Ato 2, il più grande impianto d'Europa, veniva considerato centrale dai tecnici della Regione e del IX Municipio di Roma. Centralità condivisa dai cittadini residenti in zona che da anni combattono per risolvere questo problema e che ora forse troveranno una soluzione. A lungo si era parlato della possibilità che in sede di conferenza potesse essere richiesto l'interramento dell'impianto, opera che avrebbe fatto lievitare a dismisura i costi. Oggi invece sembra che le soluzioni studiate dal gruppo Eurnova e dai suoi consulenti siano sufficienti al superamento dell'ostacolo. Ecco quindi le due prime vittorie che avvicinano al tanto agognato sì.

Risulta evidente che nessuno degli attori coinvolti abbia l'intenzione di buttare il lavoro fatto in questi mesi e che quindi questa conferenza vada vista come la prosecuzione della precedente e non come una nuova a se stante. Aspetto questo significativo se si vuole tentare di prevedere quali saranno i prossimi passi. Le criticità emerse anche ieri insistono in particolare sulla viabilità, sul trasporto e sull'impatto paesaggistico. La prima sembra essere quella che richiederà un maggiore sforzo e un maggior approfondimento. Capire come (e se possibile) veicolare il traffico in entrata e in uscita dallo stadio sarà la sfida che progettisti e tecnici pubblici dovranno affrontare nei prossimi 90 giorni. Il tutto ricordando sempre che modifiche sostanziali al progetto in esame comporterebbero la necessità di una nuova delibera del Comune e dell'azzeramento o quasi del lavoro fatto finora. Eventualità che per fortuna oggi sembra sempre più lontana.