Stagione 2009-10, la prima di Vincenzo Montella allenatore,senza troppe aspettative da parte della Roma, che gli aveva affidato i Giovanissimi Nazionali più che altro per spalmare in tre anni il suo ultimo contratto da calciatore. E invece il numero 9 del terzo scudetto in panchina parte in quarta:3-2 a Pescara all'esordio, 3-1 al Napoli alla prima in casa, 10-0 ai malcapitati dell'Aversa Normanna (all'epoca nel campionato Giovanissimi c'erano anche le squadre di Lega Pro, e risultati del genere erano tutt'altro che infrequenti) e così via. Due a uno alla Lazio, 3-0 alla Cisco,a Natale la squadra di Montella le aveva vinte tutte, 14 su 14, l'intero girone di andata, casa e trasferta. Lo stop arrivò con l'anno nuovo, a Trigoria, prima di ritorno: 10 gennaio 2010, 0-0 con il Pescara, che ha sempre avuto un buon vivaio, anche quando, come allora, era in serie C. Una delle poche gare saltate dal talento più atteso della squadra, Alessio Romagnoli: c'era al centro del campo Mazzitelli, l'altro giocatore di serie A in rosa, ma all'epoca il più decisivo era Jacopo Ferri, oggi in prestito al Piacenza, dopo un campionato alla Spal e uno al Messina. Centravanti rapido, tecnico e brevilineo, proprio come il suo tecnico, chiuse l'anno con 34 gol, ma quel giorno rimase a secco. In panchina con gli abruzzesi c'era Felice Mancini,tornato per allenare le giovanili col club con cui si era pure affacciato in serie A nell'88-89, a bordo campo il responsabile del settore giovanile, Eusebio Di Francesco, nominato pochi mesi prima, al posto di Cetteo Di Mascio, un'istituzione da quelle parti. Si fermarono a parlare a lungo, al termine della partita, Montella e Di Francesco,con un terzo vecchio amico di vent'anni prima, Nicola Caccia, nato a Castello di Cisterna come Vincenzo, cresciuto nel vivaio dell'Empoli insieme a Eusebio. Nella cittadina toscana prese sotto la sua protezione l'adolescente Montella, di 4 anni più giovane, che non ha dimenticato.

Sliding doors

La carriera di Eusebio Di Francesco prese un'altra strada da quando, nell'estate del 2008, rifiutò di allenare i Giovanissimi Nazionali della Roma: era tornato già a Trigoria come team manager nel 2005, con Luciano Spalletti in panchina, ma sene era andato dopo un solo anno, lasciando un eccellente ricordo, per le grandi doti umane. Le stesse che convinsero Bruno Conti ad affidargli la terza panchina del vivaio: era tutto pronto, incluso il tesseramento del figlio Federico, che ancora non sembrava destinato a diventare un giocatore di serie A, e giocava tra i dilettanti, poi Di Francesco si tirò indietro. Il motivo era lo stesso per cui aveva lasciato il posto di team manager due anni prima, gli affari di famiglia: i genitori hanno un grande albergo a San Giovanni Teatino, provincia di Chieti ma a due passi dall'aeroporto di Pescara, che, visti gli stipendi che vengono offerti nei settori giovanili, non poteva (ancora) permettersi di trascurare. La Roma si trovò spiazzata, e confermò Mauro Carboni, che l'anno prima era stato eliminato negli ottavi dal Chievo, con una squadra che veniva considerata da scudetto, coi vari Ciciretti, Caprari, Piscitella e Verre. Il secondo anno di Carboni non andò meglio del primo, nuova eliminazione agli ottavi, e a quel punto la panchina che Bruno Conti avrebbe lasciato a Di Francesco passò a Montella: chissà, se il tecnico abruzzese avesse accettato (e conquistato la conferma), come sarebbe iniziata la carriera di Vincenzino, visto che le altre due panchine di peso del vivaio, Allievi e Primavera, erano assegnate a Stramaccioni e De Rossi, due intoccabili.

Ultima domenica tranquilla

E chissà se ne avranno parlato, quella domenica di gennaio a Trigoria, i tre allegri compari di Empoli: non potevano saperlo, ma sarebbe stato l'ultimo fine settimana di pace per uno di loro. Perché il ruolo di responsabile del settore giovanile abruzzese l'attuale tecnico della Roma lo ha ricoperto dalla prima alla seconda sfida coi giallorossi: venne nominato a stagione iniziata, due giorni prima di Pescara-Roma, il giorno dopo la gara di ritorno, nel posticipo di Lega Pro del lunedì sera, la Cavese espugnò l'Adriatico. Un clamoroso 1-2 che portò all'esonero di Antonello Cuccurreddu: al suo posto venne promosso Di Francesco, il pescarese che non aveva mai giocato col Pescara. Fino a quel momento aveva guidato solamente il Lanciano, da giugno a gennaio (2009), poi esonerato: da gennaio a giugno (2010) riportò il Pescara in serie B, contribuendo pure alla crescita di un giovanissimo Verratti. La sua carriera cominciò lì, due giorni dopo quell'incontro coi due amici che ritroverà domani a San Siro: ci sarà pure Caccia, che Montella ha cooptato nel suo staff.