Si può cominciare anche dalla fine per leggere un nuovo inizio. Quello di Alessandro Florenzi riparte proprio dal termine dell'ultima gara, stravinta a Firenze. Una sorta di nemesi rispetto alla passata stagione, quando al Franchi arrivarono soltanto dispiaceri. Una catarsi per il Capitano, esultante sotto un settore ospiti traboccante di gioia e passione e di nuovo protagonista con la maglia amata. Dalla quale non sembra proprio volersi sfilare.

Eppure l'esterno il campo lo ha visto poco per un lungo periodo della stagione. Che però adesso sembra finalmente alle spalle. Fra fine ottobre e inizio dicembre hanno fatto scalpore le sue sei panchine in sette gare di campionato (che arrivano a nove su dieci complessive includendo nel computo del periodo anche l'Europa League). Ovvero nella fase di massima emergenza per la sfilza di infortuni che ha colpito la rosa giallorossa. Motivo in più per individuare nel numero 24 una sorta di riserva di lusso, più che di insostituibile come i gradi designati a inizio stagione avrebbero indicato.

Inevitabile a quel punto la ridda di voci di mercato, alimentate anche da interessamenti sempre vivi da parte di diversi club, in Italia come all'estero: Inter, Fiorentina, Siviglia, Valencia, Sampdoria. Ipotesi, titoli di giornali, servizi televisivi, dibattiti radiofonici e da social, oltre a una serie di domande ad hoc poste a Fonseca nel corso delle varie conferenze, alle quali l'allenatore ha risposto tenendo ferma la barra del suo timone. «Alessandro è un professionista serio, si allena bene, quando lo riterrò opportuno lo schiererò», il leitmotiv recitato dal portoghese. Che ai più maliziosi è apparso come un via libera verso la cessione di un calciatore che avrebbe necessità di giocare con continuità per non mettere in discussione anche la presenza ai prossimi Europei con la maglia della Nazionale.

Eppure lui, il protagonista, non ha fatto nulla per suffragare il chiacchiericcio: mai una polemica, mai una battuta fuori posto, mai un'espressione accigliata o un muso lungo dalla panchina, da dove anzi si è mostrato sempre più che partecipe rispetto a quanto facevano i compagni sul campo. Un comportamento esemplare, da vero Capitano. Probabilmente sofferente per non riuscire a dare il proprio contributo, per essere rimasto ai margini proprio mentre la squadra acquisiva consensi e scalava posizioni in classifica. Florenzi è rimasto lì in attesa del suo turno, lavorando in silenzio e contribuendo a fare gruppo. Come da abitudini consolidate. E il suo momento è arrivato.

Wolfsberger in Europa League, Spal e Fiorentina in Serie A: una qualificazione al turno successivo in coppa (sia pure fra mille rimpianti per il mancato successo) e due vittorie roboanti in campionato. Tre presenze consecutive per Alessandro, tutte per novanta minuti, un piccolo filotto come non ne aveva ancora collezionati agli ordini di Fonseca. L'amico (ma concorrente nel ruolo) Spinazzola messo alle spalle nelle attuali gerarchie del tecnico, che peraltro non può contare ancora su Zappacosta - almeno fino a fine febbraio - e su Santon. Anche quando Flo partiva ai margini, nessuna delle due parti ha provato a "strappare" il rapporto. Ma adesso ha di nuovo la strada spianata verso la titolarità della fascia destra e nuovi capitoli della sua storia d'amore con la Roma possono essere scritti.