L'intreccio è degno di un capolavoro di Alfred Hitchcock. Protagonisti James Pallotta, Dan Friedkin, Virginia Raggi, Radovan Vitek, studi legali italiani e statunitensi. È un intreccio che al centro vede le vicende legate al passaggio di proprietà della Roma, lo stadio di Tor di Valle e la relativa convenzione, i terreni dove dovrà sorgere l'impianto giallorosso e, ovviamente, un bel pacchetto di soldi. Proviamo a fare un po' di chiarezza sull'intreccio.

Il silenzio

Ha lasciato tutti un po' perplessi se non proprio sorpresi, il mancato annuncio del sindaco Virginia Raggi a proposito dello stadio della Roma. Ha lasciato perplessi perché anche se non è ancora ufficiale, tutte le parti in causa nei giorni precedenti avevano fatto sapere che di fatto si era trovato l'accordo a proposito della Convenzione urbanistica. Perché non dire 'Habemus Stadio' in occasione dello scambio d'auguri natalizi andato in scena in Campidoglio? Non nascondiamo che, nel momento del silenzio del sindaco, il primo pensiero-sospetto è andato proprio al Comune della nostra città che, nei mesi scorsi, su questa vicenda non si è certo fatto notare per velocità e decisionismo. Ci siamo sbagliati. Perché per quello che siamo venuti a sapere, questa volta il temporeggiamento sarebbe stato suggerito anche dalla Roma. Per quale motivo? Pare perché si preferirebbe che si concludesse il passaggio di proprietà dei terreni di Tor di Valle dalle società di Parnasi all'imprenditore ceco Radovan Vitek, trattativa che sta andando avanti da settimane ma che finora non ha fatto registrare l'attesa fumata bianca. Il Comune non ha certo creato ostacoli a questa richiesta, anzi probabilmente è stato contento di poter temporeggiare ancora, avendo probabilmente la convinzione che con la definitiva uscita di scena dalla vicenda di Parnasi e delle sue società, anche la successiva votazione in Campidoglio per la Convenzione potrebbe avere più facilmente il via libera magari recuperando qualche voto che in questo momento tutto è meno che sicuro. Alla luce di tutto questo si è deciso allora di rinviare alle prime settimane di gennaio l'annuncio ufficiale (dicono già pronto) dell'accordo trovato tra le parti e che farebbe partire l'iter finale per arrivare alla votazione della Convenzione a marzo (poi ci sarebbero un'altra serie di passaggi che dovrebbero portare alla posa della prima pietra tra luglio e agosto prossimi).
Friedkin

Tra Pallotta e Friedkin continuano i contatti per il passaggio di proprietà del pacchetto di maggioranza della società giallorossa, contatti che stanno andando avanti da mesi. Le festività natalizie non hanno certo favorito un'accelerata, ma l'affare sta in piedi e l'imprenditore texano è intenzionato a portarlo avanti sino alla fumata bianca, a meno di clamorose sorprese. Da quel poco che si è venuti a sapere, la differenza tra l'offerta e la richiesta sarebbe intorno ai cinquanta milioni, una cifra importante ma che tutti gli esperti di finanza giudicano non sufficiente perché salti l'affare. Tra le parti ci sarebbe anche la questione relativa all'impegno di Pallotta nella Roma del futuro. Perché non è da escludere che l'attuale proprietario possa comunque rimanere con una quota di minoranza soprattutto per quel che riguarda la questione dello stadio per il quale è stata già spesa una cifra superiore agli ottanta milioni di euro. In più ci sarebbe, una volta approvata la Convenzione, la questione di trovare il miliardo di euro (tutto dai privati) abbondante che serve per costruire lo stadio, annessi e connessi. Una cifra molto alta e allora chi meglio di Pallotta, uno che da sempre lavora e guadagna trovando e facendo fruttare soldi degli altri, per trovare la liquidità necessaria per costruire l'impianto di Tor di Valle?