Perrotta e Taddei, Mexes e Panucci, e poi Pizarro, Doni, Cassetti, Vucinic e Alessandro Amantino: sembra la Roma di Ranieri, quella dello scudetto sfiorato e perso con la Sampdoria in casa, ma è la Roma di De Rossi. Che appartiene a tre lustri di Roma, ed è troppo intelligente per provare anche solo a capire a quale periodo della sua storia romanista si senta più legato, ma andando a scorrere i primissimi nomi della lista dei calciatori che hanno condiviso con lui almeno uno spezzone di partita della Roma, sembra di rileggere la rosa di dieci anni fa.

Lista di 193 nomi, che non poteva che aprirsi con Francesco Totti: delle 616 presenze di Daniele in gare ufficiali con la Roma, ben 353 sono state guardando le spalle al monumento che due anni fa gli ha lasciato la fascia. Quello a cui la passerà, Alessandro Florenzi, è all'undicesimo posto: i dieci che lo precedono, in questa speciale classifica, hanno tutti lasciato il calcio giocato. E dopo Florenzi c'è l'amico Nainggolan, poi Manolas e Pjanic, al 17esimo posto Edin Dzeko, al 18esimo Alberto Aquilani, penalizzato dal fatto che vengono conteggiate solamente le presenze in prima squadra: lui e Daniele sono stati una formidabile coppia nella Primavera di Bencivenga, e poi in quella di Ugolotti, quando però il centrocampista di Ostia già cominciava ad essere chiamato da Fabio Capello. Che lo lanciò in prima squadra contro l'Anderlecht, al posto di Ivan Tomic, la deludente risposta della Roma alla Lazio, che aveva piazzato il colpo Stankovic.

Perso il centrocampista della Stella Rossa, arrivò nella capitale quello del Partizan Belgrado: due anni giocando poco e niente, un prestito all'Alaves, nella stagione 2000-01, gli impedì di mettere lo scudetto nel suo palmares, ma gli fruttò una seconda occasione alla Roma, che non andò meglio della prima: cinque presenze in un anno e mezzo, due al fianco di De Rossi, più quella in cui si dettero il cambio, in quella sesta gara del girone di Champions, il 30 ottobre 2001, una gara talmente tranquilla che Capello schierò Siviglia titolare in difesa. Due presenze insieme a meteore come Barusso, Bombardini, Gyomber e Diamoutene, ma anche con un signor giocatore come Antonio Carlos Zago: cinque volte è sceso in campo con Aldair, arrivato alla Roma quando Daniele aveva 7 anni, una sola con Gabriel Omar Batistuta, l'ottavo di finale di Coppa Italia con la Triestina, la gara dell'esordio tra i grandi di Alberto Aquilani, vinta 5-2 ai calci di rigore.

Diciannove partite con Astori, compagno con cui Daniele aveva legato tantissimo, anche in Nazionale. Quattro con Federico Viviani, per cui era un mito vivente e calciante, quattro con Gonalons, che era stato preso per giocarsi il posto con lui, il doppio con Tachtsidis, schiacciato da un dualismo che avrebbe stroncato chiunque. Il destino dei più grandi: gli accostamenti sono pesanti. Luca Pellegrini, su cui la Roma punta parecchio, ha fatto l'esordio in Serie A sostituendo De Rossi, Riccardi sembrava destinato a fare lo stesso, ma nel giorno dell'addio. Una grande responsabilità, che all'ultimo la Roma non gli ha dato: era convocato, ma è stato dirottato in tribuna.