A poche ore dalla conclusione dei lavori della Conferenza dei Servizi non cessano gli echi di una decisione destinata a cambiare il volto di un importante quadrante della città. È tornata a parlare la Sindaca di Roma Virginia Raggi, entusiasta del verdetto espresso dalla Conferenza e rapida (forse anche troppo) nel tentativo di ricondurre i meriti della decisione alla propria parte politica. «Un bellissimo risultato - le parole della Raggi - Il 24 febbraio avevamo annunciato che avremmo lavorato alacremente per portare a casa questo progetto, che è sostenibile, riqualifica una parte della città e porterà nuovi posti di lavoro. Insomma noi ci siamo e siamo al lavoro per riuscire a concludere in tempi brevissimi tutti gli step successivi. Se è fattibile la prima pietra in primavera? Faremo di tutto per accelerare i processi al massimo».

Oltre al commento della Raggi non si contano quelli dei vari esponenti della politica romana e nazionale. Tra questi quello dell'ex direttore dell'Unità Erasmo D'Angelis, oggi Segretario generale del Distretto idrografico dell'Italia Centrale, che ha accorpato l'ex Autorità del Tevere. «Dalla Conferenza dei Servizi, come sanno tutti a partire dal dg giallorosso Mauro Baldissoni, c'è il via ai cantieri ma il parere positivo dell'Autorità resta sempre condizionato alla realizzazione delle opere prioritarie per la sicurezza di un'area dove migliaia di romani vivono oggi a rischio di alluvioni, e sono tutte a carico del proponente». Si parla della messa in sicurezza del Fosso di Vallerano, una delle tante prescrizioni che verranno allegate al parere unico finale della Conferenza. E allora riteniamo utile tornare su queste prescrizioni.

Proprio sulla sistemazione idraulica dell'area la Regione ha prescritto che venga effettuata una verifica del "tratto finale del Fosso con la confluenza con il fiume Tevere", vengano adottate "idonee misure di mitigazione ambientale", tutta la "superficie dell'area non interessata dalle costruzioni e dalla viabilità sia drenante e vegetata". Prescrizioni queste in linea con quanto previsto dal Comune e dalla Città Metropolitana. Come già scritto in passato però le prescrizioni più stringenti sono quelle legate alla viabilità e alla mobilità. Ancora dalle carte della Regione possiamo leggere come venga prescritto «il potenziamento infrastrutturale della Roma-Lido e della FL1, oltre all'acquisto di nuovi treni», e che in assenza di questo intervento «risulterà necessario un impegno di Roma Capitale nella predisposizione di un progetto con una adeguata rete su gomma ed un conseguente Programma di esercizio"». In sostanza si è deciso che qualora ci si renda conto che l'investimento privato (circa 40 milioni di euro) con l'aggiunta di quanto previsto da Stato e Regione (180 milioni di euro) sulla Roma-Lido non sia sufficiente a garantire l'arrivo allo stadio di almeno il 50% degli spettatori, quota questa prevista dalla delibera di pubblico interesse, il Comune debba predisporre il potenziamento degli autobus e della rete Atac. Certo non la migliore delle soluzioni, ma certamente l'unica possibile visti i paletti imposti dal restyling del progetto voluto dalla Raggi.
Sul fronte della viabilità sono invece emersi gli elementi di maggiore novità. Il Ponte di Traiano è stato a lungo al centro dei pensieri degli amministratori presenti in Conferenza, e soprattutto al centro delle polemiche politiche connesse. Ancora ieri il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Comune Paolo Ferrara parlava dell'opera come di un'infrastruttura non necessaria e che non sarebbe stata realizzata. Sappiamo che così non è, e che per sbloccare la situazione verranno utilizzati i fondi erogati dal Governo ad Anas per l'assorbimento di Ferrovie dello Stato e l'ammodernamento della rete autostradale nazionale (23 miliardi di euro). La Conferenza comunque ha dovuto prendere atto della decisione dell'amministrazione capitolina di sacrificare quell'opera per garantire la riduzione delle cubature del business park, e quindi è stata costretta ad espungere quel capitolo dal parere finale. Fino a martedì filtrava che si sarebbe andati verso una prescrizione generica circa una non meglio identificata seconda via di accesso. La novità invece è stata che alla fine si è deciso di adottare un "invito". Soluzione questa evidentemente meno stringente e che non comporta obblighi di alcun tipo. Da segnalare infine come ieri anche il Presidente della Lazio Claudio Lotito abbia gioito della vittoria della Roma, affermando in un comunicato ufficiale come sia certo «che l'amministrazione comunale non creerà discriminazioni tra i cittadini romani in base alla fede calcistica» e che quindi sarà consentito «di costruire anche alla Lazio il proprio stadio, senza ricorrere allo stratagemma del Flaminio». Insomma, c'è gloria per tutti.