Obiettivo novanta. Ma senza alcuna paura. Aleksandar Kolarov può puntare alla cifra tonda nelle prossime tre gare in programma fino al termine del campionato.

Le presenze collezionate finora dal serbo in giallorosso sono ottantasette, non poche in due stagioni per un esterno (ruolo che implica un notevole dispendio di energie) di 33 anni. Ma l'esperienza è utile anche a dosare le forze e il numero 11 è un maestro. Non a caso è stato considerato praticamente insostituibile da entrambi gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina della Roma durante la sua esperienza romaniste.

Anche nella stagione che sta per chiudersi risulta il giocatore più utilizzato dell'intera rosa, con quaranta presenze (una in più di Fazio, secondo nella speciale graduatoria) e 3.477 minuti complessivi. Al netto di infortuni e squalifiche, in ben trentotto occasioni è stato scelto per scendere in campo nella formazione titolare. E nelle due volte in cui si è accomodato in panchina all'inizio, è comunque subentrato nel corso del match.

Soltanto in una circostanza poi è stato sostituito, nella gara casalinga di Champions contro il Viktoria Plzen, sul 4-0. Come dire che a Kolarov ci si rinuncia sempre a malincuore e quando succede, vuol dire che è per cause di forza maggiore o perché la partita in questione è già in ghiaccio.

Il ruolino di marcia in campionato ricalca quello generale. Un po' per mancanza di alternative credibili nel ruolo (prima di andare in prestito a Cagliari, Luca Pellegrini è parso ancora acerbo); un po' per continuità di rendimento, il serbo ha disputato quasi tutte le sue partite (ventinove su trenta) in Serie A per novanta minuti.

Fornendo peraltro numeri eccellenti soprattutto in zona gol, dove risulta il difensore più prolifico d'Europa con otto reti all'attivo. Ma non solo. Al di là dell'aridità dei numeri, le statistiche che lo riguardano dipingono un fattore determinante per la fase offensiva della squadra: due assist vincenti, quarantasette occasioni create e altrettanti cross riusciti (dei quali ventidue su azione), trentadue tiri totali di cui quattordici nello specchio. Ai dati statistici va aggiunta la capacità di incidere spesso su palla inattiva: dalla bandierina come dal dischetto e perfino su punizione (indimenticabile il suo gol nel derby d'andata al minuto 71).

Tutte qualità che lo rendono perno centrale, sia pure defilato sulla corsia mancina. Con Di Francesco è stato di frequente un regista aggiunto, soprattutto nella scorsa stagione, quando forniva non soltanto sbocco al gioco sulla fascia in zona d'attacco, ma di frequente rappresentava la prima fonte della manovra.

E anche quest'anno in cui il gioco è stato tutt'altro che spumeggiante, la sua presenza si è dimostrata fondamentale, come confermano i 1.460 passaggi partiti dai suoi piedi. Contro la Juventus la fascia sinistra sarà ancora territorio di sua pertinenza: le grandi sfide lo esaltano e uno con la sua personalità diventa necessario a prescindere dai numeri. Anche se quel novanta resta sullo sfondo. Ma senza paura.