Oh Rizzitelli, Rizzi Rizzi Rizzi Rizzitelli gol! Basta questo coro Anni 90 per calarsi interamente nella Roma di quegli anni. Una Roma meno forte del decennio precedente ma sicuramente non meno "gajarda". Grazie anche a giocatori come Ruggiero Rizzitelli, che nella Capitale sono diventati Romani. Un tifoso in campo, all'epoca, un tifoso fuori, oggi. E che tifoso. Anche per questo ti arroghi il diritto di dargli del tu. Te lo immagini con quel sorriso, positivo, che gli si stampa in faccia quando parla della Roma, in tv o al bar, non fa differenza: «Noi ci arrabbiamo perché vinciamo al 94' con il Cagliari e ci aspettiamo qualche gol in più durante le partite per soffrire meno. Poi però la mattina dopo mi sveglio, guardo la classifica e dico: "Cazzarola, siamo lì e abbiamo anche una partita in meno!"», è questo il momento della Roma, secondo Rizzi. «Poi non va dimenticato il percorso della squadra in Champions, dove non ci davano una lira, la squadra non sta facendo bene, ma benissimo. Non si può pensare che dobbiamo fare sempre tre gol a partita a tutti». Usa sempre la prima persona plurale, majestatis, ci mancherebbe.

A proposito del recupero con la Sampdoria. È un bene o un male per il morale, per la classifica, dover recuperare una partita?

«Credo che per chi è all'esterno, per la gente, sia un male, se guardiamo anche i media non parlano di una Roma così in corsa perché non calcolano la partita in meno. Si parla di Inter, Napoli e Juve. Da un lato, finché sei lì attaccato è un bene perché sai che se vinci quella partita sei lì con gli altri, dall'altro è un male perché se guardi oggi la classifica ti rammarichi che sei ancora a quattro punti dalla vetta, è un po' frustrante. Affrontare la Samp all'epoca non sarebbe stato facile, oggi loro sono più in calo. I giocatori sanno che quella partita può davvero far fare il salto di qualità».

La Roma in questa stagione segna meno. Ti preoccupa questo aspetto? Come se ne esce?

«Sarei preoccupato se non si creassero le occasioni. Il problema di una squadra è quando non hai gioco, quello demoralizza un attaccante. La Roma non è cinica, è vero, ma ci stanno questi momenti, soprattutto per chi deve far gol. La cosa fondamentale per la squadra adesso è non prenderle. I giocatori sanno di avere qualità e che prima o poi può nascere l'azione che porta al gol. Tutti pensavano che Di Francesco fosse uno zemaniano integralista, eppure...».

Ti ha sorpreso Di Francesco?

«Assolutamente sì. Lui ha dimostrato che se hai il possesso palla alto e attacchi alto riesci anche a recuperare. Devi avere la squadra adatta, la Roma non è il Sassuolo certamente, e i giocatori che si muovono nel momento giusto. Altrimenti è un attimo prendere l'imbarcata. Non penso sia cambiato rispetto al Sassuolo, gli è cambiata la squadra, ha modificato e adattato certe cose, dimostrando di aver capito il contesto. Se non fai così, sei limitato».

E finora ha gestito anche molto bene il gruppo.

«Ha fatto giocare tutti. Io ero uno di quelli scettici rispetto a questi cambi di cinque o sei giocatori, ma è stata una scelta logica: giocando ogni tre giorni ha tenuto tutti in condizione, cosa che non puoi fare in una piccola squadra che gioca una volta a settimana. Ha coinvolto tutti e ha avuto in cambio che se uno deve mettere la gamba o fare un metro in più lo fa. Poi i risultati aiutano ad accrescere l'autostima».

Contro il Torino in Coppa Italia che cambi ti aspetti?

«I soliti cinque o sei, questa è la normalità a cui è arrivato Di Francesco. Questa è la sua bravura, non mi pongo il problema, riposano tutti e giocano tutti. Non cambierà undici giocatori, ovviamente. Essere eliminati dalla Coppa Italia all'Olimpico in questo momento della stagione, oltre alla figuraccia, può portare a un contraccolpo, specialmente prima di Juve-Roma».

Anche perché quest'anno bisogna vincere qualcosa.

«L'ambizione è fondamentale. Questa è la mentalità che deve cambiare nei giocatori, lo hanno detto anche Monchi e lo stesso Di Francesco, perché fare un grande campionato oggi è importante. Ma se si dà qualcosa in più si arriva a vincere, bisogna lavorare di più su questo pensiero».

Domani pomeriggio in che misura bisogna temere il Torino?

«Hanno meno punti di quelli che meritano. Hanno buoni giocatori che potrebbero risvegliarsi, Belotti si è già sbloccato. Sicuramente bisogna fare attenzione. Non mi convince l'amalgama di squadra. Sono un po' lunatici, si è visto nelle partite con Lazio e Napoli. Non bisogna dar loro coraggio, occorre entrare da subito con il piglio e il ritmo giusti perché la Roma ha più qualità e quella fa la differenza».

Roma e Torino, le tue due squadre più importanti, hanno delle similitudini.

«Sono le due squadre che portano il nome della città e hanno due tifoserie calde, viscerali, cosa fondamentale per me per riuscire a dare il massimo. Quando ho lasciato Roma pensavo di non potermi trovare bene da nessuna altra parte, invece ho avuto la forza di rialzarmi grazie ai tifosi del Toro, che assomigliano ai romanisti. Quello granata era l'unico ambiente che potesse farmi "dimenticare" un po' la Roma».

C'è un giocatore della Roma in cui ti rivedi?

«Anche se siamo diversi tecnicamente e nel ruolo, mi rivedo in Nainggolan. Fisicamente ha "ignoranza" (ride, ndr) e questo mi rappresenta. Nel calcio ci vuole anche quella, non si deve aver paura di niente e di nessuno. La gente anche se giochi male, per motivi personali o fisici, se vede che dai l'anima ti rimane sempre vicina».