Il sogno era troppo grande. Matteo Berrettini non ce la fa, il torneo di Wimbledon va al numero 1 al mondo Novak Djokovic. 6-7, 6-4, 6-4, 6-3 per il serbo, al termine di una partita dove l'unica cosa che si può rimproverare al tennista romano è di non aver fatto ciò che serve per vincere queste partite. E cioè essere perfetti. Ha vinto un gran primo set in rimonta, ha pagato la maggiore continuità di Djokovic, che vince il ventesimo slam in carriera ed eguaglia Federer e Nadal. E resta in corsa per il grande slam dell'anno: andrà a New York per conquistarlo e potrebbe essere il primo essere umano a riuscirci dopo Steffi Graf nel 1988 e il primo uomo dopo Laver nel 1969. Probabilmente la partita è girata nel quarto set, sul 3-2 per Berrettini, e 15-30 su servizio Djokovic, che era avanti 2 set a 1. Uno scambio assurdo, con Djokovic perfetto nel respingere tutte le accelerazioni dell'azzurro per poi piazzare il passante di diritto sulla volée non chiusa da Berrettini. Il serbo vince il gioco e in quello successivo fa il break che gli apre la strada a un successo finale che probabilmente sarebbe arrivato lo stesso. La vittoria è meritata, nel tennis tutte lo sono, come meritati sono gli applausi per il 25enne romano.

Le emozioni di Matteo

«Ho provato sensazioni incredibili in questo torneo. Troppe, da poter gestire. E in questo Novak è più bravo di me. Sta scrivendo la storia di questo sport. Sono contento della mia finale e spero che non sarà l'ultima. È stata una bellissima sensazione essere qui. Ci sarebbe voluto solo un passo in più. È stato un lungo viaggio, per me non è una fine ma un inizio».

I complimenti di Nole

«Complimenti a Matteo - dice Djokovic - ha un tennis incredibile, è un martello. È stato un avversario molto duro e ha disputato un grande torneo. Vincere Wimbledon è sempre stato il mio più grande sogno». L'inizio è nervoso, in generale. I primi 4 punti sono 4 errori, 2 per parte. Nel primo gioco Berrettini ha anche due break-point, che non sfrutta. Il primo a sbloccarsi è Djokovic, che si prende un break al quarto game e lo mantiene fino al 5-2. Lì, invece, si sblocca Matteo. Annulla un set point all'avversario e tiene il servizio al termine di un game lunghissimo, iniziando a far vedere anche i suoi colpi migliori. Ha più coraggio, rischia di più e inizia a diventare anche più regolare nello scambio da fondo campo. Così, grazie a un meraviglioso passante, recupera il break e poi allunga il set arrivando al 5-5. La percentuale di prime sale, il suo tennis è più fluido, il braccio più libero. Si va al tie-break, che inizia con un mini-break per l'azzurro, che forza un errore di rovescio dell'avversario e tiene i due servizi. Per sbloccarsi, a Djokovic serve un dritto sulla riga, seguito da una prima vincente: 3-2. Si cambia campo sul 3-3 a causa di un dritto in rete di Matteo, che poi incrocia bene per il 4-3 e va a servire sul 5-4. Con un grande recupero su una palla corta di Djokovic si guadagna due set-point. Basta un ace al primo. Inizia male il secondo set, subito break per Djokovic, nonostante Berrettini fosse partito sul 40-15. Lo sforzo, soprattutto nervoso, del recupero nel primo set si paga e in pochi minuti il numero 1 al mondo è avanti 4-0. Al quinto game finalmente l'italiano si sblocca, ritrova fiducia e anche qualche colpo importante. Sul 5-1, anzi, regala spettacolo: chiama Djokovic, che piazza il lob, ma Berrettini caccia indietro l'avversario con il tweener (colpo sotto le gambe) e porta a casa il servizio a zero. Recupera un break, poi annulla tre set point nel gioco successivo e piazza cinque punti consecutivi. Djokovic, però, non sbaglia più e pareggia il conto: 6-4. L'inizio del terzo set fa ben sperare. Berrettini tiene il servizio a zero, ma al terzo game subisce il break ed è ancora costretto a rincorrere. Il livello si alza, sul 3-1 l'azzurro spreca due palle break ma poi tiene il servizio ancora una volta a zero e resta in corsa. «Matteo! Matteo!» urla il pubblico del Centrale, un po' perché vuole che la partita si allunghi, un po' perché non ama Djokovic (che ricambia), un po' perché apprezza in maniera genuina i colpi del romano. Che è più potente, ma va in difficoltà, alla luce della sua altezza, quando il rimbalzo smorza, abbassandole, le palle dell'avversario. Su un suo errore, non il primo, nel dritto da sinistra, arriva il 6-4 con cui il grande favorito Djokovic chiude il set. Nel quarto set Berrettini tiene il servizio fino al 3-3, grazie a una alta percentuale di prime palle, ma lo cede sul terzo doppio fallo della sua partita. Sul 5-3, Matteo annulla due match-point ma non riesce con il terzo, arrivato proprio su uno dei colpi, il dritto da sinistra, che l'hanno fatto più soffrire in questa finale. La prima.