Se Matteo Berrettini oggi vincesse il torneo di Wimbledon, sarebbe una impresa decisamente superiore anche a un'eventuale vittoria della Nazionale di calcio agli Europei. Il tennista romano, che oggi alle 15 affronterà il numero 1 al mondo Novak Djokovic, ha già scritto una pagina storica dello sport italiano, spingendosi là dove neanche Nicola Pietrangeli era arrivato. E non è un caso. Sono almeno tre anni che si dice, a ragione, che si tratta di un giocatore adatto all'erba e i fatti lo hanno progressivamente confermato, a partire dalla vittoria al Queen's. Il tutto in un'annata dove ha raggiunto i quarti al Roland Garros, gli ottavi agli Australian Open, la finale a Madrid e ha vinto a Belgrado. La semifinale è stata la vittoria numero 23 nelle ultime 25 partite disputate sull'erba, su cui è imbattuto in questa stagione. Nonostante ciò, oggi non è il favorito. Djokovic non ha bisogno di presentazioni, è numero 1 al mondo, ha già vinto Wimbledon cinque volte ed è in corsa per il grande slam, avendo già vinto a Melbourne e Parigi.

Che sfida a Parigi

Il serbo ha vinto entrambi i precedenti, che sono state tuttavia due partite molto diverse tra loro. Un netto 6-2 6-1 alle Atp Finals di Londra di due anni fa, e poi il quarto di finale di Parigi di quest'anno. Partita ben diversa, con Djokovic giunto al limite di una crisi di nervi, perché l'azzurro, dopo aver perso i primi due set 6-3, 6-2, lo aveva messo in grandissima difficoltà, arrendendosi al quarto set per 7-5, dopo aver vinto il terzo set. È opinione diffusa che se la partita fosse andata al quinto set, il favorito sarebbe diventato lui. L'esultanza rabbiosa di Djokovic alla fine di quella partita lo confermò. Il numero 1 al mondo andò in crisi per il gioco dell'avversario e ne sottolineò il peso specifico del servizio, arma che sull'erba si è rivelata fondamentale per Matteo.

Il romano in questo torneo è al comando della classifica degli ace con addirittura 101 punti realizzati direttamente al servizio, Denis Shapovalov (65) e lo stesso Novak Djokovic (63) sono lontanissimi. Per quanto riguarda i punti realizzati sulla prima di servizio, invece, Matteo Berrettini è quinto nella speciale graduatoria con l'82%: 285 punti su 349. Entrambi i finalisti faticano un po' di più con la seconda: l'italiano è sesto col 61%, lo slavo è 17mo col 57%. Berrettini è anche ottimo in risposta: 118 punti sulla prima avversaria contro i 111 di Djokovic, che però ha dalla sua ben 128 punti sulla seconda di risposta contro i 121 del romano. Numeri interessanti anche nei break point firmati in queste due settimane: 28 per l'azzurro, 26 per il fuoriclasse nato a Belgrado.

Il numero 9 contro il numero 1

Sarà una partita durissima, perché il Djokovic di quest'anno ha spesso saputo trovare risorse in più in momenti difficili ed è in un momento di grande forma. Però Berrettini può giocarsi le sue carte, senza neanche affidarsi tanto alla retorica dello sfavorito che ogni tanto vince. Perché che il numero 9 al mondo batta il numero 1 ogni tanto succede. E perché questa finale per Berrettini non è un exploit isolato, ma il picco di un percorso di crescita graduale portato avanti costruendo il proprio bagaglio pezzo dopo pezzo. Così si diventa campioni e oggi Matteo lo è. Per questo, essendo di fronte a un qualcosa di troppo grande per essere sognato, parole sue, non c'è da sognare. C'è da giocare. Da giocarsela. Ed è bellissimo già così.