questo momento le certezze su cui cominciano a poggiare le basi della stagione, ma la disinvoltura con cui la Roma questo risultato ha raggiunto. Per la solidità difensiva, la capacità di palleggio in mezzo al campo, la generosa partecipazione offensiva. Il manifesto della partita è probabilmente l'azione che ha portato al primo gol: 57 secondo di ininterrotto possesso, passato sui piedi di dieci calciatori su undici (solo Peres non ha toccato il pallone) e culminato col gol di Mkhitaryan. 19 passaggi, dal calcio d'inizio al gol, senza alcun intervento avversario: Borja Mayoral a Villar, a Cristante, a Kumbulla, a Cristante, a Borja, a Mkhitaryan, a Borja, a Spinazzola, a Veretout, a Kumbulla, a Ibanez, a Fazio, a Ibanez, a Lopez, a Kumbulla, a Veretout, a Villar, a Spinazzola, a Mkhitaryan, e poi gol. Peres, unico estraneo all'azione del primo gol, si è messo in proprio al 34': intercettando una palla destinata a Deac, saltando con disinvoltura Camora, puntando dritto verso l'area del Cluj per servire Mkhitaryan, che ha perfetamente verticalizzato nel taglio di Veretout che ha tirato in porta. Ma sulla respinta del portiere ancora Bruno ha domato il pallone di testa per Mayoral. Il trionfo della coralità per il primo gol, lo spunto molto personale per il terzo. In mezzo il gol di testa su calcio d'angolo, diventato ormai una specialità della casa. Il quarto gol è stata una bella conclusione ancora dello spagnolo, favorita da un maldestro schieramento difensivo e da una deviazione di un centrale sul cross di Peres, il quinto è stato invece conseguenza forse della più bella azione della serata, nata da un'impostazione dal basso con Pau Lopez e i difensori, con palla arrivata a Pellegrini, verticalizzazione precisa per Mayoral, con scarico per l'esordiente Milanese che si è inventato un assist di prima nello spazio per Pedro che più lo vedi e più capisci che quelli normali, all'esordio, non lo fanno. Poi la conclusione dell'ex Barça, con doppio passo per trovare spazio a sinistra e interno collo incrociato sul palo lontano, è stata la ciliegina sulla torta di una serata davvero piacevole.

Il nuovo sistema di gioco

Del resto nell'idea di Fonseca la forza della Roma sta proprio nella pluralità dei suoi interpreti. La Roma non ha un fuoriclasse nel quale identificarsi, un leader unico dietro al quale andare in battaglia o, come è capitato qualche volta in passato, nascondersi e quindi deresponsabilizzarsi. Con la questione delle rotazioni dei titolari l'allenatore portoghese ha ottenuto un altro obiettivo. Sa bene lui, come i- nevitabilmente sanno anche i calciatori, che nel calcio uno non vale uno e ci saranno sempre le categorie a distinguere un calciatore da un altro. Ma con tanti impegni spesso ravvicinati, preservare finché è possibile le energie senza pregiudicare l'obiettivo da raggiungere è obbligatorio più che consigliabile. Non tutti gli allenatori delle altre squadre europee lo stanno facendo, si vedrà chi avrà avuto ragione. Di sicuro in questa maniera il tecnico sta motivando tutti i suoi giocatori, coinvolgendoli uno ad uno nelle partite e anche nelle novità tattiche. Contro i romeni, ad esempio, Fonseca ha sperimentato anche un nuovo sistema di gioco, facilmente riconoscibile nella grafica delle posizioni medie occupate dai giocatori riproposta in questa stessa pagina. Come ogni tecnico realmente moderno, anche Paulo lascia spazio a qualche sperimentazione. Così giovedì abbiamo visto una Roma quasi inedita con tre difensori, un regista lasciato spesso a copertura del reparto arretrato e sei incursori/aggressori. Due esterni, due mezze ali, un trequartista a tuttocampo e un attaccante centrale. Staticamente potrebbe sembrare un 352, simile nella concezione alla Lazio di Inzaghi più che all'Inter di Conte, con esterni votati all'attacco, mezze ali in continue incursioni offensive e due attaccanti. Nella pratica, in fase di non possesso, era più un 3151. Questo sistema, qualora l'allenatore decidesse di dargli un seguito, a prescindere da quello che accadrà adesso con la positività di Dzeko, potrebbe consentirgli di utilizzare i giocatori in più posizioni. Basti pensare a Veretout, Cristante, Villar, Mkhitaryan, lo stesso Zaniolo quando rientrerà: tutti uomini adatti a giocare sulla trequarti, da mezze ali, da centrocampisti, qualcuno di loro anche davanti alla difesa. In sostanza, assecondando anche teorie che si diffondono nelle aule dei corsi di allenatore, pare che Fonseca in fase di possesso riconosca solo due ruoli: i costruttori e gli invasori. E la sua Roma sta cominciando a funzionare davvero bene così.

La crescita della difesa

C'è poi una partita che si gioca quando la palla ce l'hanno gli altri. E in questa fase la crescita della Roma sembra esponenziale. Con il Cluj è stata la terza partita consecutiva chiusa senza subire gol, cinque sulle nove giocate dall'inizio della nuova stagione. A volte non subire gol può essere anche determinato da una casualità, ma se questa casualità si ripete per quasi il 60% dei casi allora la questione assume un altro spessore. E forse non è neanche così sbagliato collegare il ritorno di Smalling in campo con la ritrovata solidità del reparto. Intorno a lui è esploso in tutta la sua vigoria atletica Ibanez - uno che più passa il tempo e più rende inspiegabile il fatto che all'Atalanta abbia fatto tutta quella panchina - e stava decisamente maturando Mancini, prima che fosse costretto a restare a guardare. In più è arrivato Kumbulla e si è subito integrato con i nuovi compagni oltre ad aver portato anche un bel contributo a suon di reti. E poi c'è sempre Fazio che resta una garanzia sul gioco aereo (un po' meno quando la palla scorre sul prato) e ha ritrovato minutaggio persino Juan Jesus, giovedì utilizzato nel suo vecchio ruolo di esterno di difesa. Non è Kolarov e neanche Spinazzola, ma in attesa di Calafiori può essere lui a far respirare il titolare in qualche partita non particolarmente impegnativa. Insomma, Fonseca prima o poi con la serietà che lo contraddistingue arriva sempre al traguardo: e se questo traguardo non è stato finora un trofeo da alzare alla fine di un torneo, lo è stato sicuramente guadagnarsi la fiducia dei suoi giocatori. Tutti, nessuno escluso. Per ora si limita a non perdere mai: e ai diversi sostenitori di Allegri questo fatto ha finito per seccare un po' la lingua. Meglio così.