La Roma è un cantiere aperto, Juventus (per valori tecnici) e Napoli (per valori tattici) al momento sembrano ancora più solidi, efficaci e compatti rispetto alla squadra di Di Francesco, eppure qualcosa le due partite con Verona e Benevento, che hanno portato sei punti, sette reti e neanche un patimento per i tifosi giallorossi, hanno detto. E piano piano la creatura che si va plasmando prende forma. Primo spunto dal Vigorito: la Roma sta mettendo le ali. Spacchettando ogni singola giocata, viene fuori che passaggio dopo passaggio i delegati alla catena di sinistra - Kolarov, Strootman, Perotti - si sono cercati ben 68 volte, di cui 40 solo, tra loro, i due assistmen serbo e olandese. Un tourbillon continuo che ha il suo primo presupposto nella posizione piuttosto accentrata di Perotti. Non statica, ovviamente: nel senso che la giocata principale della lavagna tattica difranceschiana è data dal passaggio del centrocampista nel tempo giusto per l'esterno che viene in diagonale dentro il campo a giocare sotto la punta, aprendo un mondo di combinazioni possibili. Giocata che finora s'è vista poco, ma che la Roma sta tentando di abbozzare. Intanto, Perotti tende spesso ad accentrarsi, appunto, e intanto il suo movimento libera spazi in cui intermedio o terzino o entrambi possono fiondarsi con spazi inesplorati davanti. Mercoledì è successo ripetutamente a sinistra, complice anche l'atteggiamento un po' sprovveduto della difesa degli altri giallorossi.

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