Dunque, è tutto risolto: da adesso in poi la Roma vincerà tutte le partite. A saperlo, Di Francesco avrebbe sprecato meno tempo. Sarebbe bastato adottare sin dal primo giorno il 4231 e la Roma oggi sarebbe in testa al campionato, seguita, ma a debita distanza, da Napoli e Juventus. Invece a causa della testardaggine dell'allenatore e dell'insistenza con quel 433 che proprio non è adatto ai giocatori romanisti, la Roma ha perso tempo e punti preziosissimi. Far meglio in Champions, invece, era obiettivamente difficile: ma forse il primo posto sarebbe arrivato con minori patimenti e chiaramente con più vittorie.

IL 4231 IN POSSESSO

 Scherzi a parte, dovrebbero bastare le due grafiche pubblicate qui sotto per convincere anche i più convinti assertori del taumaturgico cambio di modulo che la posizione di Nainggolan in fase di possesso palla tra un sistema di gioco all'altro cambia di pochissimo: abbiamo preso per un confronto la sfida di Genova del 24 gennaio contro la Sampdoria (l'ultima sfida in trasferta giocata col 433 contro una squadra del valore più o meno dell'Udinese) e quella di sabato a Udine. Guardate la posizione del pallino giallo numero 4 e vedrete che mediamente ha toccato il pallone comunque nella stessa zona. Che parta più avanti o parta più indietro, quando Radja si accende sta in quella posizione.

IL 4231 IN NON POSSESSO

Qualcosa cambia quando il pallone ce l'hanno gli avversari, a cominciare dalla prima pressione quando il portiere avvia la giocata. Come ha ricordato a Udine Fazio, «adesso quando pressiamo alti non abbiamo un buco in mezzo alle linee». Il cruccio di pressare alti col 433 (ad esempio contro un altro 433) è che per poter aggredire anche il regista avversario devi alzare il tuo regista (col rischio di perdere la copertura della linea difensiva se viene saltato) oppure studiare un sistema di rotazioni che può portare qualche scompenso nello scaglionamento difensivo. Col 4231 questo problema si risolve perché il trequartista centrale si occupa anche della pressione sul regista avversario e in quella zona di campo, come diceva Fazio, non c'è il "buco". Ma questo è valido solo in teoria. In pratica ogni allenatore poi si inventa qualcosa per rimediare. Il problema vero, semmai, lo sottolineava Di Francesco: se la squadra avversaria esce dalla prima pressione, poi può obbligarti ad abbassarti e a schiacciarti sulla linea difensiva perché il mediano che si apre a difendere non ha la copertura del centrocampista centrale e quindi temporeggia, arretra, scappa. E la squadra si abbassa. Ciò che invece non cambia mai nella squadra di Di Francesco, che si schieri col triangolo dei centrocampisti col vertice basso o col vertice alto, sono i principi del gioco: e quindi la difesa è sempre alta, la pressione sin sui difensori avversari è costante, la ricerca del palleggio nella metà campo avversaria è d'abitudine, e lo sviluppo del gioco passa sempre attraverso il pallone giocato a terra in velocità con sapienti giropalla per attaccare il lato debole degli avversari.

L'IMPORTANZA DI DE ROSSI

 Quando hai uno come il capitano De Rossi in campo poi i compiti sono sempre facilitati. Il suo guaio, semmai, è che non sempre il suo lavoro è visibile a tutti. Il suo sostegno tattico continuo a supporto dei compagni, le sue giocate semplici che però quasi sempre stappano lo sviluppo, il suo scaglionamento preventivo che evita di subire pericolose transizioni, sono tutti aspetti invisibili agli occhi dei più superficiali. A loro portiamo qualche dato di facilissima lettura che sintetizziamo nelle tabelle pubblicate qui a fianco. In sei partite sulle trentadue giocate quest'anno la Roma ha subito più di un gol (si tratta di due vittorie, un pareggio gioioso, una sconfitta indolore e due fastidiosissimi rovesci) e in nessuna di queste De Rossi è stato presente. In cinque volte al suo posto nel 433 c'è stato Gonalons, col Benevento invece è stata la prima del 4231 (c'erano Gerson e Strootman). L'altro dato è che delle 14 partite terminate senza reti subite, ben 10 hanno visto la sua partecipazione (a Udine l'unica col 4231). Sono solo quattro invece le clean sheet senza di lui: tre vittorie contro Benevento, Verona e Crotone e il pareggio senza reti in casa del Chievo. Serve altro?