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L'analisi di Roma-Cagliari 4-2: una squadra troppo aperta deve segnare a valanga

Più non funzionano bene i meccanismi difensivi, maggiore è la necessità di produrre gioco offensivo: e si va sempre al top, segnate quattro reti in cinque partite su dodici

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
29 Ottobre 2026 - 07:00

Per un’analisi completa della sfida di martedì con il Cagliari, bisogna partire da una formazione che ci ha ricordato ieri un ascoltatore in radio: Svilar; Ghilardi, Balerdi, Hermoso; Rensch, Koné, Pellegrini, Wesley; Dybala, Mora; Malen. Una formazione decisamente competitiva, rappresentata dagli undici giocatori della Roma che non hanno cominciato la partita dell’Olimpico.

Rispetto alla squadra che ha giocato con il Cagliari, insomma, questa sarebbe la Roma B. E perché si dovrebbe cominciare un’analisi da chi non ha giocato? Solo per far capire come la Roma quest’anno disponga di una rosa attrezzata, anche se da quando si è entrati in questa spirale di competizioni ravvicinate di altissimo livello non basta più nemmeno avere i famosi due giocatori forti per ogni ruolo, come da mantra dei vecchi allenatori. Non basta più se poi per un periodo devi fare a meno contemporaneamente di qualcuno dello stesso ruolo, tipo adesso che Gasperini non ha a disposizione Pellegrini e Dybala e, di conseguenza, in attacco da una partita all’altra non può fare rotazioni complete. Tutto questo per dire che chi ha giocato con il Cagliari nel primo tempo era la squadra semplicemente scelta per battere i sardi, che Gasperini ha mandato in campo con una convinzione: non fosse bastata, nel secondo tempo avrebbe avuto a disposizione le armi per rimediare. Che poi è esattamente quello che è successo, anche se le scelte iniziali possono aver fatto storcere la bocca a qualcuno. Ma il tecnico sa benissimo che le partite oggi vivono vite diverse ed è opportuno farsi trovare sempre pronti. Esattamente com’è accaduto alla Roma che, nel momento di maggior oscuramento della partita, dopo il meritato gol del 2-2 segnato da Maldini al culmine di un periodo in cui la Roma ha lasciato troppi spazi all’avversario, è riuscita ad accelerare e a cambiare passo proprio grazie a due degli uomini entrati nel secondo tempo, Malen e Mora. 

Quei centrali che attaccano sempre...

Ma facciamo un passo indietro. E proviamo a considerare che cosa è successo precedentemente, quando la Roma si è fatta sorprendere dal Cagliari e si è trovata in svantaggio dopo sei minuti per un errore commesso da Pisilli sul calcio d’angolo (non controllare le proprie braccia in un contrasto in area è ormai diventato un errore da matita blu), che in realtà trae origine nella prima fuga del talento di proprietà del Como Fadera alle spalle di Mancini, che a sua volta pochi secondi prima aveva avuto l’occasione di realizzare il primo gol della Roma e aveva avuto poi anche il tempo di buttarsi in avanti per un altro cross. Così, in chiusura, sull’attaccante del Cagliari è dovuto uscire Ndicka e sulla conclusione che poi ha cagionato il corner del rigore è stato Koulierakis a chiudere la strada a Nzola. Una descrizione tanto accurata dell’azione serve solo a ricordare al lettore che avere i centrali difensivi sempre pronti a spingere in avanti può portare qualche conseguenza sugli attacchi repentini degli avversari, quando la squadra è costretta a rivedere le proprie marcature per assorbire l’assenza improvvisa. Non ci si può lamentare, insomma, se a volte la Roma si trova squilibrata nella sua fase di non possesso a chiudere sulle transizioni avversarie, quando poi si riesce a segnare con così alta frequenza grazie anche all’apporto dei suoi difensori in libera uscita. Vanno calcolati bene cause ed effetti: la Roma attacca, a volte si scopre, può capitare di subire gol su queste ripartenze a campo aperto, ma intanto domina il gioco per gran parte della gara, costringe gli avversari alle corde e alla fine segna parecchio. Basti calcolare che in cinque delle dodici partite giocate sin qui la Roma ha segnato quattro reti agli avversari. 

I campanelli d’allarme

Semmai il problema della partita di martedì è stata quella lunga gestione del vantaggio maturato già al minuto 22 del primo tempo, che non ha portato all’evoluzione che si poteva immaginare e anzi ha esposto la porta di Gollini alle incursioni dei veloci attaccanti di Pisacane. Ricordiamo ad esempio una doppia occasione al 34’ del primo tempo, quando da una semplice combinazione su fallo laterale Lulli si è perso Obert e sul cross Adopo, lasciato libero da Koulierakis che aveva dovuto stringere in marcatura su Nzola, ha costretto Gollini al primo miracolo della serata. Al 43’ su un’altra ingenuità di Mancini, uscito troppo velocemente su Fadera e quindi lasciato già prima di metà campo al suo destino, il Cagliari ha costruito un’altra transizione che ha favorito un tiro di Nzola terminato fuori di poco. E ancora una palla persa da Lulli al 4’ del secondo tempo ha portato a un’altra sovrapposizione di Fadera su Nzola non contenuta da Mancini, che ha esposto la Roma a una ripartenza. Così come poco più tardi de Roon e Cristante non si sono intesi sul rinvio di un pallone favorendo una conclusione di Deiola con conseguente intervento risolutivo di Gollini sotto la traversa. E ancora un’altra uscita al 16’, favorita da pressioni effettuate in ritardo, ha portato all’ennesima conclusione di Fadera deviata da Gollini. E, infine, l’ultimo campanello d’allarme, quando Pisilli ha sbagliato una facile rifinitura a metà campo, Cristante è stato troppo facilmente saltato da Maldini e Mendy ha costretto Gollini all’ennesimo miracolo. Sul ribaltamento dell’azione, pochi secondi dopo, un altro corridoio centrale aperto stavolta di fronte a Maldini ha creato le condizioni per il gol del pareggio, favorito peraltro da un contrasto troppo morbido di Rensch su Obert e poi dal taglio perfetto dello stesso Maldini alle spalle di un Mancini, in ritardo. 

Come il Barcellona

Ma è quando tutto sembra perduto che escono fuori le risorse migliori della Roma. Stanca, è vero, ma ormai mentalizzata all’aggressione continua. Perché se è vero che ci sono tutte le controindicazioni che abbiamo esposto in questo articolo fino a qui, ci sono anche tante indicazioni favorevoli, come evidenziato nelle grafiche qui accanto. Così ci sono voluti appena quattro minuti e un cambio apparentemente difensivo (Ghilardi al posto di Mancini) per ribaltare nuovamente la questione, favorita guarda caso da una discesa di Ghilardi. Si è discusso anche del posizionamento apparentemente invertito di Mora e Soulé da quando è entrato il portoghese fino al 28’ del secondo tempo, quando sono stati (ri)messi entrambi nelle posizioni a loro più congeniali, ma evidentemente l’allenatore aveva ritenuto che il nuovo entrato da quella parte potesse creare scompiglio con i suoi ricami in velocità. Era quella la zona in cui evidentemente il tecnico riteneva di poter maggiormente creare problemi al Cagliari, ed è esattamente quella la zona in cui è nata la combinazione poi tra Soulé e Ghilardi che ha portato al cross sfruttato, guarda un po’, di testa proprio dallo stesso Mora. La morale, insomma, è sempre quella: per vedere una Roma così spettacolare anche nelle serate in cui non tutti i giocatori sembrano centrati e qualcuno di loro denuncia anche un po’ di stanchezza, l’unica strada è quella di attaccare con continuità, anche se questo comporta degli sbilanciamenti che si possono pagare caro. Sembra un po’ la filosofia del Barcellona: attacco e mi scopro, ma non è un problema perché avrò sempre la forza di segnare un gol più di te, a volte due, a volte tre, a volte quattro. E allora avanti così.

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