Femminile, sconfitta prevedibile ma a testa altissima
A Londra la Roma ko col Chelsea 2-0, spreca qualcosa ma evita la debacle
(AS ROMA)
Ci sono partite in cui è necessario andare oltre il risultato. Chelsea-Roma 2-0, giocata ieri a Londra per la terza giornata di Champions League è stata una di quelle. Perché la cronaca e il tabellino non possono che raccontare di una squadra nettamente più forte per storia e valori tecnici (le inglesi) che ha battuto una formazione capace di dominare in patria ma decisamente su un altro piano dal punto di vista europeo, quella Roma lontana da un élite continentale che forse non raggiungerà mai. Perché il Chelsea è partito forte creando diverse opportunità interessanti nei primi 20’, mentre la Roma cercava di mantenere solidità difensiva pur non schiacciandosi troppo (cosa che aveva fatto a Stamford Bridge nella passata stagione finendo per prenderne sei). La squadra di Piovani non ha mai calciato in porta e, quelle poche volte in cui riusciva a ribaltare il fronte ha pagato l’atavica imprecisione che la contraddistingue. Poi c’è stata l’ovvia superiorità tecnica e di ritmo delle inglesi che, a dirla tutta, hanno affrontato la sfida anche con un po’ di superficialità, mancando diverse opportunità, arrivando a sbloccare il risultato soltanto nella ripresa. Al 51’ Kaptein ha pescato in profondità la subentrata Carpenter, brava a sfruttare una delle prime distrazioni della difesa romanista e della portiera Baldi per siglare l’1-0. Poi altre palle gol con Malard, Nusken e Baltimore, ma tra l’imprecisione inglese e la determinazione della fase difensiva romanista (estesa a praticamente tutto l’organico almeno finché Piovani non ha iniziato a buttare dentro tutte le attaccanti) il raddoppio è arrivato solo all’89’ con Buchanan sugli sviluppi di un corner. Triplice fischio a Plough Lane, Roma ko e tre punti al Chelsea. Ma c’è dell’altro.
La mentalità giusta
Sì, errori, inferiorità tecnica e rosa più corta, ma anche idee, determinazione e coraggio. La Roma di Piovani ieri si è presentata a Londra con la consapevolezza del dislivello ma anche forte di poter dire la sua, vogliosa di non soccombere a prescindere. Il 4-2-3-1 romanista, con Giugliano in panchina per gestire le forze e un’inedita e tutt’altro che malvagia Heatley in mediana, era sì attento difensivamente ma anche pronto a proporre una manovra rapida e quanto possibile qualitativa. Se, come quasi sempre, è mancato il cinismo nell’approfittare di quel poco che hanno concesso le campionesse di Bompastor, c’è stata la rispettabile volontà di non snaturarsi e provare ad adattarsi, l’unico modo di imparare veramente qualcosa da confronti come questo. Del resto, le speranze di qualificazione non passavano certo da Londra, quanto più dalle gare con Benfica e Servette che stanno per arrivare. In quel caso sì che il risultato sarà tutto, ma ieri la storia era diversa e la Roma ha ottenuto il massimo (o quasi) di quello che poteva. A testa alta
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