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L'analisi di Roma-Genoa 2-0: funziona pure la Roma B, ma la partita va stappata

Tra infortuni e scelte tecniche, si è vista la seconda squadra faticare un po’ col Genoa. Dopo il gol del vantaggio, è andato tutto in discesa

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
19 Ottobre 2026 - 06:30

Ci ha provato Daniele De Rossi, dopo aver trascorso, così ha raccontato a fine partita, tutte le notti della vigilia in bianco per pensare a come affrontare la Roma. E per un tempo c’è anche riuscito. Non che il piano gara fosse particolarmente sofisticato. Di fatto, ha deciso soltanto di tornare alla difesa a tre, dopo la variante a quattro che aveva funzionato contro la Fiorentina, per mettersi a specchio contro il maestro delle marcature individuali, magari puntando anche un po’ sul fatto che la Roma avrebbe dovuto rinunciare a diversi dei suoi giocatori migliori. Quello che invece non poteva sapere era che Gasperini avrebbe tenuto in panchina anche altri pezzi da novanta, come Mancini, Hermoso, Pellegrini e Wesley, tutti, a parte Gianluca, impiegati poi nel secondo tempo, quando il gol di Castro aveva già reso più facile il compito della Roma. Contro quella che a tutti gli effetti era una Roma B — di fatto, solo Ndicka era un titolare indiscutibile tra gli undici di partenza, considerando Soulé una valida alternativa a Dybala — il Genoa è riuscito a reggere per un tempo.

Quelle rotazioni poco fluide

E nel primo tempo il contraccolpo la Roma lo ha sentito, soprattutto sotto il profilo della qualità delle giocate e della fluidità dei meccanismi, in particolare nella costruzione del gioco. Ciò che è mancato, ad esempio, è stata la fluidità nelle rotazioni che portano solitamente la squadra giallorossa ad attaccare sulle fasce, attraverso le catene laterali, grazie all’apertura dei mediani sulla linea difensiva e alla ricerca della seconda, e spesso anche della terza ampiezza, per liberare le zone centrali da attaccare improvvisamente, soprattutto con i trequartisti che vengono dentro al campo. Con le linee di passaggio chiuse dall’organizzazione difensiva data da De Rossi — elogiata da Gasperini a fine partita, con una sottolineatura che è sembrata voler marcare soprattutto la differenza rispetto alla scarsa organizzazione tattica del Real Madrid di Mourinho — di fatto si è prodotto uno stallo dal quale si poteva uscire soltanto con una prodezza. Ci ha pensato Castro, con un guizzo da trequartista e un pallonetto ai limiti dell’area piccola che ha sorpreso tutta la difesa rossoblù.

La porta allungata da Lulli

La partita si è stappata e da quel momento in poi il compito della Roma è diventato indubbiamente più facile, anche perché l’organizzazione del Genoa in fase di possesso è risultata decisamente meno brillante rispetto a quella difensiva. Ma le partite si devono vincere anche così ed è per questo che Gasperini è sembrato particolarmente felice anche per il gol realizzato da Lulli, grazie a una scelta strategica di attaccare il secondo palo che l’allenatore ha rivelato, a fine partita, di aver raccomandato lui stesso. È una trovata che discende dal calcio a cinque, quello che tecnicamente si definisce “allungare la porta”: fare in modo, cioè, che l’esterno opposto rispetto al lato del tiro si faccia trovare pronto all’altezza del secondo palo, per correggere eventuali conclusioni destinate a finire più larghe. Si tratta di soluzioni persino semplici da organizzare, ma che, messe insieme una dopo l’altra, contribuiscono ad allungare la lista delle risorse tecniche a disposizione di un allenatore per vincere, soprattutto le partite tatticamente più complicate.

Quanti ragazzini in campo

Ad accrescere i meriti di Gasperini si possono considerare anche le giovani età dei giocatori impiegati sabato sera. Nella formazione iniziale c’erano i classe 2007 Mora e Lulli, ma anche i 2004 Pisilli e Castro e il 2003 Soulé. E nel secondo tempo ha fatto il suo ingresso in campo, esordendo in assoluto con la Roma, anche un altro 2007, il centrocampista della Primavera Di Nunzio. La bellezza di questa Roma sta anche nel progetto affidato al tecnico: svecchiare la rosa senza perdere i riferimenti necessari a una squadra matura, che vuole puntare a qualche bersaglio grosso, dando così una prospettiva sicura di crescita per il futuro. Nessuno può prevedere oggi quale sia il traguardo massimo che questa squadra possa raggiungere già quest’anno, anche se indubbiamente non sembrano stagliarsi, nel panorama della Serie A, squadre destinate a battersi per il titolo con l’Inter nettamente migliori della Roma. Ma è indubbio che un gruppo così armonioso garantisca di per sé un orizzonte ambizioso e Gasperini sembra l’uomo giusto per tirare fuori da questi ragazzi il massimo del loro potenziale.

Tutti riposati per la Champions

L’altro grande obiettivo centrato nella vittoria di sabato è proprio quello di aver fatto riposare giocatori che torneranno utilissimi martedì, nella sfida di Champions League con lo Slovan Bratislava, e nella già decisiva trasferta di Napoli di domenica, quando la Roma potrebbe dare il colpo di grazia definitivo alle ambizioni stagionali della squadra di Allegri, impantanata in una crisi senza fine. Ma a questo si penserà soltanto da mercoledì. A Napoli dovrebbero rientrare poi Cristante e Dybala, questa almeno la speranza di Gasperini.

Il contributo di Mora

Era tra i protagonisti più attesi e non ha tradito le aspettative. Rodrigo Mora è stato tra i protagonisti della sfida di sabato sera, alla sesta presenza stagionale, la terza dal primo minuto (l’ultima il 5 settembre, mentre nelle ultime due partite della Roma era rimasto in panchina senza giocare neanche un minuto). Nelle due precedenti uscite aveva giocato solo 53 minuti, sabato Gasp lo ha tenuto per 63 minuti. Nel corso della gara, il giovane portoghese ha tirato tre volte verso la porta, solo una tra i pali (il colpo di testa nel primo tempo respinto da Bijlow). Infine una considerazione sulle palle inattive: dopo l’incubo dei tre gol subiti dal Real Madrid su calcio d’angolo nei sette minuti finali della sfida di Champions, c’era molto attesa per vedere gli eventuali correttivi portati da Gasperini. In realtà però il tecnico ha mantenuto inalterato lo schieramento a zona, ma ha chiesto evidentemente una maggiore attenzione specifica e, soprattutto, si deve essere raccomandato rispetto alla necessità di andare ad attaccare la palla all’interno della rispettiva zona di competenza, cosa che nei 3 calci d’angolo del Genoa è stata stavolta osservata, in particolare nei due del secondo tempo, spazzati via rispettivamente da Castro e da Ndicka, con due precisi stacchi di testa dentro l’area piccola. E l’incubo del Real si è dissolto presto. Sotto con lo Slovan Bratislava.

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