L'analisi di Napoli-Roma 3-3: nella Roma che comanda vanno evitati certi errori
Impressiona la forza offensiva giallorossa (23 tiri). Ma per ognuno dei gol degli azzurri c’è una disattenzione a monte decisiva
(GETTY IMAGES)
Max Allegri è andato in confusione. Le giustificazioni sono parecchie: il calcio gli è cambiato sotto gli occhi e lui, come altri benemeriti interpreti, non è stato forse in grado di coglierne tutti gli sviluppi. Fermo sulle sue posizioni negli anni, è convinto che, reinterpretandole senza mai cambiare niente, si potesse continuare a raggiungere quei risultati che evidentemente erano invece frutto di altro, anche semplicemente dello strapotere tecnico delle sue squadre. Ma che sia in confusione oggi è piuttosto evidente: basti pensare a quel calcio d’avvio del secondo tempo, tirato fuori dal rettangolo di gioco nei pressi della bandierina, scimmiottando Luis Enrique. Va bene andare dietro le mode, ma rubare un atto che per i francesi del PSG è semplicemente il manifesto della bellicosa intenzione di pressare in maniera alta e forsennata, e applicarlo a una squadra che non fa pressione alta neanche nelle amichevoli prestagionali con le squadre di Eccellenza, è indice quantomeno di grandissima confusione. Per non parlare di quelle giacche stropicciate ogni volta, quasi a ripetere un meme che funziona sui social e un po’ meno nell’ambiente (si veda la reazione di Gianluca Mancini all’ennesima sceneggiata), per non parlare poi dei teatrini post partita, prima prendendo in giro gli amabili interlocutori di DAZN (amabili proprio perché l’unico loro intento è farsi amare dagli interlocutori, sia mai che uscisse fuori una domanda un po’ scomoda), poi con i deliri urlati lontano dalle telecamere, ma evidentemente vicino ai cronisti, che richiamerebbero a dei vantaggi arbitrali di cui avrebbe goduto la Roma di Gasperini lo scorso anno, in una stagione in cui il Milan fu a lungo ritenuto un club, diciamo così, particolarmente fortunato nelle decisive interpretazioni arbitrali di tante partite. E in questa confusione imperante, non ci abbiamo messo riferimenti allo sviluppo tattico della sfida tra il Napoli e la Roma, preferendo in questo caso concentrarci sulle virtù, e anche su qualche difetto, mostrate dalla Roma di Gasperini.
La kryptonite di Gasperini
Ogni tanto infatti il dilemma riaffiora: può una squadra tanto estrema nelle pressioni offensive riuscire ad assorbire ogni tentativo dell’avversario di sottrarsi a tali pressioni con movimenti tesi sempre a coglierti poi impreparato in difesa? È il dubbio che da sempre si portano dietro le squadre di Gasperini e di cui ogni tanto abbiamo trattato anche in questa rubrica. La spettacolarità di un gioco in fase di possesso palla, con lo sfruttamento continuo delle ampiezze di cui abbiamo più volte parlato, le verticalizzazioni improvvise, le sovrapposizioni perenni, le rotazioni tra centrocampisti e difensori, tra esterni e attaccanti, tra le linee e dentro le linee, rappresenta un repertorio talmente ricco che a volte nessuna squadra riesce a trovare adeguate contrapposizioni. Basti pensare all’efficacia offensiva che queste trame hanno avuto con squadre ritenute solitamente solide come Real Madrid, Inter e Napoli: otto gol e tante altre occasioni raccolte, tanto da lasciare molti rimpianti, visto l’esito di tre sfide senza vincitori. Il problema, semmai, si pone nell’esasperazione delle pressioni offensive, quando magari un tentativo di smarcatura di un centrocampista davanti alla propria area diventa una corsa contro nessuno dentro il vuoto della metà campo, magari liberata dai difensori, costretti a correre dietro (o in avanti) ai loro dirimpettai, un po’ come è capitato in occasione del lancio di Lang per De Bruyne, che da play avversario si è trovato solo davanti a Gollini in disperata uscita. Le grandi squadre, in virtù delle enormi doti tecniche dei propri calciatori, sanno che lì risiede il difetto principale della Roma ed è a questa controindicazione che raramente Gasperini riesce a porre rimedio. Ecco perché quella che sembra la raccomandazione più ovvia, valida per tutte le squadre, e cioè di avere massima attenzione per evitare di prendere gol, per la Roma è sostanzialmente una necessità quasi inderogabile. Un’ingenuità del difensore di un’altra squadra può portare a un pericolo che si potrebbe evitare; un’ingenuità per un difendente della Roma significa aprire le porte a un uno contro uno che può essere sempre letale. Ovviamente questa regola non vale sempre: basti pensare al suicidio sui calci piazzati contro il Real Madrid, che non ha niente a che fare con questi concetti. Se, insomma, Cristante non riesce a dissuadere De Bruyne dal tentativo di farsi settanta metri di corsa, partendo dal limite della propria area, ingolosito da qualche spazio imprudentemente lasciato magari da Ndicka o Mancini, la Roma rischia di essere fregata con la più banale delle verticalizzazioni, magari dal portiere o dal difensore che ha appena ricevuto il pallone.
Non ci sono dubbi: la Roma vola
La partita con il Napoli ha mostrato un campionario di queste controindicazioni. Gasperini ha visto che c’è qualcosa da rivedere ancora sui calci piazzati, come dimostra lo schieramento troppo basso su quella punizione di Politano (lì dentro Anguissa si è ritagliato lo spazio per la sua sforbiciata). Poi ha fatto vedere quella crepa in cui si è buttato De Bruyne e ha mostrato qualche lacuna anche quando la squadra si è trovata sbilanciata in avanti per provare a segnare il gol del 2-3 e ha lasciato altri spazi nei quali si è infilato Spinazzola, nell’antipasto del gol di Højlund, favorito alla fine dall’uscita pigra di Mancini. Detto delle note dolenti, è apparso chiaro anche allo spettatore più neutrale, anzi, anche ai tifosi del Napoli non obnubilati dal rancore come Allegri, che al termine della partita la sensazione che le squadre hanno lasciato è piuttosto netta: la Roma ha una sua precisa fisionomia, gioca un calcio moderno, offensivo, ancorché atleticamente dispendioso, e può puntare al vertice con giustificabili ambizioni; il Napoli è un’armata Brancaleone retta solamente dalle virtù tecniche dei propri campioni, acquistati peraltro nelle stagioni passate. È su questi concetti che deve fortificarsi la speranza dei tifosi. A Napoli la Roma ha tirato 23 volte verso la porta di Meret, confermando una generosità offensiva che la tiene sul podio delle prime della classe della serie A. La Roma è al terzo posto in campionato, imbattuta, con cinque vittore e tre pareggi, dopo aver rischiato di vincere con la squadra più forte, l’Inter, e pareggiando, fuori casa, con due squadre che hanno un campo assai ostico, come Como e Napoli. Tra le big insieme con la Juve è la squadra che ha avuto il calendario peggiore. E, volendo, al conto si potrebbero sommare anche le ultime sette partite del campionato scorso: e così diventano quindici partite senza sconfitte. Non male.
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