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L'analisi di Parma-Roma 2-3: l’iperattivismo di Gasp una garanzia di qualità

Al di là delle teorie complottiste di Cuesta, la Roma ha meritato. E l’allenatore ha cercato varie soluzioni, fino a trovare la chiave

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
12 Maggio 2026 - 07:00

In una delle sue splendide e numerose uscite pubbliche decisamente originali, qualche tempo fa Daniele De Rossi ha spiegato al suo meravigliato interlocutore che il mondo del calcio in ogni categoria è pieno di ottimi allenatori che magari non hanno avuto la chance della buona occasione e pascolano in serie inferiori lavorando però, con un’attitudine, una passione e una competenza di altissimo profilo. Parlò così in termini entusiastici anche dell’allenatore di cui lui, da presidente, può decidere i destini, D’Antoni della sua Ostiamare.

Ha ragione, Daniele: dal trentenne al settantenne, in ogni categoria, può capitare di trovare tecnici di altissimo spessore che magari non hanno mai conosciuto la persona giusta come è capitato invece al signor Cuesta con Cherubini, quello che sarebbe poi diventato il plenipotenziario del Parma, che peraltro scelse il giovane tecnico spagnolo al ballottaggio proprio con Daniele De Rossi. Scelte tutte lecite, sia chiaro. E il giovane tecnico di Palma de Maiorca ha dimostrato di valere quell’investimento tecnico prima che economico. Il Parma si è salvato a dispetto di molti pronostici e anche il prossimo anno potrà fare la serie A. Quello che non ci torna è questa aura di fenomenite che questi talenti spesso si portano dietro, magari a loro insaputa. Ma è bene che questo magari motivato entusiasmo resti solo tra gli adepti. Perché se poi la responsabilità di definire se stessi finisce in capo ai diretti protagonisti allora possono essere guai. Il nostro amico, ad esempio, al termine della partita con la Roma si è dimostrato per quello che è: a Roma verrebbe definito un rosicone, a Napoli un quacquaracqua, chissà come li chiamano in Spagna quelli che si fanno prendere la mano dall’onda emotiva faziosa e non riescono più a valutare con buon senso quello che gli accade intorno.

No, caro Cuesta: il Parma meritava di straperdere una partita che ha rischiato addirittura di vincere con la Roma. E per carità, nessuno te ne può fare una colpa: la Roma è nettamente superiore al Parma e infatti lo ha dimostrato. Ma richiamare la testimonianza di «tutta l’Italia» a sostegno di tesi complottistiche ridicole fa perdere spessore al lavoro compiuto. Il giovane talento si accolli la responsabilità di meravigliare il mondo attraverso le qualità che riesce a trasferire alla sua squadra, ma lasci agli altri il diritto di farsi un’idea sulle partite che si giocano. Il Parma ha scelto catenaccio e contropiede, lecito, ma niente di rivoluzionario. Nell’economia della gara, quel rigore contestato eppure chiarissimo ha solo restituito ai legittimi proprietari i tre punti. Lo testimoniano tutti i dati statistici della sfida, persino quelli risibili accampati dallo stesso Cuesta a fine gara. C’è persino chi ha detto che la Roma avrebbe goduto di un tempo di recupero inusitato pur di farle pareggiare la partita. Anche questa teoria è smentita dal minutaggio complessivo del tempo effettivo: 51’57”. Otto minuti in meno di quanto si dovrebbe giocare una partita secondo le più condivise convenzioni arbitrali. 

Uno storico punteggio

Una premessa tanto larga era necessaria solo perché il calcio è quello strano sport per cui, a volte conta più la narrazione di quello che è una partita effettivamente ha mostrato e tutti i tentativi di indirizzarla in senso contrario alle evidenze del campo vanno sradicate con la forza dei fatti. È la forza che sta sorreggendo la Roma di Gasperini, in una stagione complicata per motivi esterni e soprattutto interni e che però sta portando il tecnico piemontese e quel gruppo di giocatori che hanno sempre creduto in lui al limite di un punteggio storico, visto che vincendo anche le due prossime partite la Roma raggiungerebbe il bottino dei 73 punti che negli ultimi anni ha rappresentato una vera e propria chimera (fece di più solo Di Francesco e quasi sempre la Champions per chi la raggiungeva, solo il Napoli nel 2021 restò fuori). Quest’anno potrebbe non bastare, ma il lavoro fatto dall’allenatore e dai suoi ragazzi resta straordinario. 

L’attivismo di Gasperini

A volte si è criticato Gasperini anche per il suo tentativo definito eccessivo di cambiare le carte in tavola, affidandosi all’istinto del momento e non a una reale valutazione dell’andamento della partita.  Ma il suo iperattivismo in panchina e invece il segno più genuino della sua competenza. In quei momenti Gasperini è come un predatore alla ricerca del suo cibo quotidiano e tutto quello che ha combinato l’altro giorno al Tardini ne è l’ennesima dimostrazione. La prima valutazione ha riguardato la formazione titolare, con Dybala preferito rispetto a Pisilli in funzione del dispositivo piuttosto abbottonato che era sicuro che si sarebbe trovato di fronte contro il Parma di Cuesta: catenaccio e contropiede, niente di così innovativo, in ogni caso funzionale al risultato (almeno quando lo si riesce a raggiungere).

Chiaro che la presenza di Dybala con Soulé e Malen priva la squadra di un primo filtro difensivo in fase di pressione alta che qualcosa costa in termini di sbilanciamento. Questo è l’unico motivo per cui il Parma ha potuto raggiungere il suo 0,78 di expected gol alla fine della gara, niente in confronto ai 2,70 raggiunti dalla Roma. Ma la partita è andata esattamente come aveva previsto Gasperini, almeno nel primo tempo. L’errore iniziale che è costato l’immediato pareggio all’alba della ripresa ha un po’ cambiato le carte in tavola, perché, come era inevitabile, la stanchezza ha cominciato a farsi sentire e le giocate dei campioni giallorossi non sono state più brillanti come nel primo tempo. Il meccanismo psicologico che ha rinforzato inevitabilmente le ambizioni contropiediste del Parma si è perfezionato e l’imprecisione sottoporta degli attaccanti giallorossi (compreso addirittura Malen in un paio di occasioni) ha finito per complicare ulteriormente la partita.

Gasperini però non è stato a guardare: quando ho visto calare all’inizio del secondo tempo la tensione generale ha inserito due centrocampisti molto dinamici, Pisilli ed El Aynaoui, richiamando Soulé e Cristante, che per stanchezza o struttura in quel momento avrebbero potuto rappresentare un freno alle soluzioni più dinamiche necessarie alla Roma. Ma contrariamente a quello che si poteva immaginare, Gasp ha utilizzato Pisilli da mediano alzando Koné alle spalle dell’attaccante olandese, salvo poi sostituirlo con uno di ruolo come Venturino nella parte finale della gara. Quando poi dall’altra parte Cuesta ha tolto Valeri, vera e propria spina nel fianco della Roma, Gasperini deve aver pensato di spostare Wesley sul lato destro per mettere in difficoltà il nuovo entrato del Parma, richiamando così Rensch come soluzione tampone e improvvisata sulla sinistra.

Probabilmente senza pensare che di lì a poco proprio l’olandese sarebbe diventato il protagonista di quell’incredibile finale. Ma la fortuna aiuta gli audaci: Gasperini una ne fa e cento ne pensa, ma alla fine, però, ha sempre ragione lui e gli splendidi finali di campionato dell’Atalanta lo testimoniano. Quello che sta facendo la Roma in queste ultime giornate ne è solo l’ennesima conferma.

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