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L'analisi di Roma-Atalanta 1-1: Palladino ha più armi, ora Gasp cerca le sue

La gara di sabato ha confermato il sospetto di tutta la stagione: per potersi esprimere al massimo la Roma ha bisogno di due giocatori a sinistra

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
20 Aprile 2026 - 06:30

Sbaglia chi pensa che il mondo del calcio possa restare immune da un principio così radicato ormai nei nostri orizzonti quotidiani: la polarizzazione. Anche quando si parla di Roma sembra necessario schierarsi: o di là ( e quindi: Gasperini ha fallito nel suo progetto con una grande squadra dopo l’altro fallimento con l’Inter, visto che non è riuscito a migliorare una squadra che l’anno scorso aveva dato l’impressione di poter arrivare ai vertici del calcio nazionale ed è stato eliminato poco decorosamente dalle due coppe, e bene ha fatto Ranieri a lamentarsi del suo comportamento) o di qua (Gasperini è stato l’unico valore aggiunto di questa stagione, finché ha avuto la rosa a disposizione è stato a guardare tutti dall’alto, l’ostilità dei suoi stessi dirigenti gli ha impedito di migliorare la squadra sul mercato e nel lavoro quotidiano e nonostante l’auto sabotaggio riesce ancora tenere testa a una squadra come l’Atalanta). In mezzo, solitamente, non c’è niente.

La differenza con l’Atalanta

Provando però, a sforzarci per capire il senso del cammino e della direzione della squadra giallorossa partiamo proprio dall’ultimo esame, la partita con l’Atalanta. Per Gasperini è stato un modo per guardarsi allo specchio, dopo nove anni di lavoro artigianale proprio con quei ragazzi che sabato sera avrebbero potuto negargli anche l’ultima speranza di qualificazione per la Champions. Forte è apparsa subito la differenza dell’organico non tanto nelle formazioni iniziali quanto nella composizione della rosa dei convocati a disposizione dei due allenatori. E infatti nel primo tempo la partita è stata vibrante e combattuta, ma la Roma ha tenuto nelle sue mani il pallino del gioco, forse anche in virtù del vantaggio iniziale siglato da Krstović che ha probabilmente reso meno febbrile la ricerca del possesso per gli ospiti. È stata la Roma infatti nel primo tempo a tenere il pallone per la maggior parte del tempo (62%), a controllare territorialmente la partita, a tirare più in porta, sostanzialmente ad essere più pericolosa. Il gol iniziale dell’Atalanta è stato ovviamente un dettaglio, ma non casuale. C’è qualcosa, anzi, che si ripete con sinistra frequenza. E che espone spesso la Roma a delle sofferenze che ormai vanno sistematicamente messe nel conto: ogni palla persa in partenza produce quasi automaticamente un’occasione da gol per gli avversari. È un problema che la Roma si trascina da tempo e che altri allenatori avevano denunciato (De Rossi su tutti). Sabato l’ardito tentativo di costruzione in velocità nel triangolo lungo di Hermoso con El Shaarawy ha obbligato lo spagnolo a uno spericolato tentativo di controllo del pallone in corsa che ha esposto la Roma a una transizione veloce spietatamente trasformata in gol dalla bravura di Krstović, con Ndicka colpevole, secondo il sommario tribunale del popolo, di aver affrontato l’avversario partendo da una distanza non corretta. La bravura del difensore in questi casi sta nella capacità - nel momento di costruzione dell’azione della propria squadra - di trovare il giusto mezzo tra la posizione ideale dello smarcamento per appoggiare la costruzione e quella della marcatura preventiva. Nello specifico si può rimproverare poco al difensore ivoriano che pochi istanti prima stava costruendo l’azione della Roma dalla parte destra e mentre l’azione si è sviluppata dalla parte opposta ha dovuto stringere velocemente la marcatura preventiva e si deve semmai elogiare molto la grandissima conclusione dell’attaccante montenegrino, alla 10ª rete stagionale, altro che bluff. La rete subita e il carico di conseguenze per la settimana pazza vissuta dentro Trigoria tra una litigata e una call (poco) chiarificatrice, avrebbero potuto determinare lo scioglimento in maniera plastica delle ambizioni residue romaniste. Ma Gasperini, pur tra mille difficoltà, ha costruito quest’anno una squadra di sani valori e la reazione è stata immediata ed efficace. Ed è arrivato il pareggio attraverso il gioco.

I cambi del secondo tempo

Nel secondo tempo è successo poi quello che molti temevano: Palladino ha potuto mantenere alto il livello tecnico e agonistico della sua squadra inserendo elementi che nella Roma di oggi sarebbero titolari mentre Gasperini ha risposto con i suoi cambi obbligati dalle condizioni poco brillanti dei giocatori schierati non al meglio della forma, come Mancini, Soule, El Shaarawy ed El Aynaoui. Non che l’Atalanta sia diventata a quel punto protagonista della sfida, tutt’altro, ma è forse mancato il propellente giusto per terminare il lavoro che nel primo tempo era stato ben avviato e che si pensava potesse garantire il ribaltamento del risultato. La Roma ha provato a colpire con le armi (spuntate) a disposizione dell’allenatore ma si è così prodotto uno stallo che ha prolungato fino al 90º il risultato di parità lasciando da una parte quel senso di incompiuto e dall’altra la sensazione dello scampato pericolo che sono alla base dei dibattiti oggi per la polarizzazione di cui parlavamo all’inizio del discorso.

Quel che serve a Gasperini

Ma il calcio non ha bisogno dei partiti e della divisione in fazioni. Il calcio ha bisogno di persone serie come l’allenatore della Roma, un uomo che una ventina d’anni fa ha sviluppato un’idea solo sua di calcio in cui ha mixato le vecchie eredità della marcatura individuale all’italiana ai principi avveniristici del calcio olandese e con questa è arrivato a scalare le vette più alte d’Europa solo in virtù di quelle conoscenze, poi prese a modello da tanti altri allenatori. Quello che ha voluto fare alla Roma è apparso chiaro nei non pochi squarci di bellezza che questa squadra ha saputo regalare nel cammino di questa stagione tanto che neanche il suo più acerrimo nemico (e parliamo di quelli fuori da Trigoria, in questo caso) arriverebbe a negare che con l’inserimento di soli due pezzi forti nella rosa di quest’anno (il famoso attaccante di sinistra di piede destro e il corrispettivo mancino di Wesley) Gasperini avrebbe avuto la possibilità di portare la Roma molto più in alto di dov’è ora, e cioè nel ristretto numero delle squadre che ambiscono a vincere scudetto e coppe. Manca poco e c’è ancora margine per mettere a posto le cose. Ma bisogna incontrare l’allenatore e venire finalmente e per davvero incontro a tutte le sue esigenze. Senza mezzi ruoli e infingimenti di sorta: un corpo dirigenziale compatto e unito con lo staff tecnico capace di portare avanti in piena condivisione il progetto tecnico del Gasp.

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