L'analisi di Bologna-Roma 0-2: il pallone al centro, sprazzi di vera Roma
Al Dall'Ara riecco le pressioni alte fino allo 0-2. Nella ripresa baricentro più basso e qualche sofferenza. Ma Gasperini progetta
(MANCINI)
Volesse la provvidenza, a ognuno la sua, che a Trigoria si torni a parlare davvero solamente di calcio. Quello, ad esempio, che la Roma ha prodotto nel primo tempo di Bologna, un piccolo capolavoro, considerando il momento, la fatica, le condizioni non certo ideali di alcuni giocatori della rosa e, soprattutto, ciò che si è bruciato in termini di energia nelle ultime settimane. Questo, del resto, è un tema assai caro a Gasperini, che quando l’anno scorso incontrò la Roma di Daniele De Rossi, in conferenza stampa lo disse chiaro e tondo: «A Roma De Rossi ha riportato il calcio al centro di ogni discussione. Era ora». La bordata era riferita evidentemente a Mourinho, per cui non ha mai nutrito particolare simpatia, ma fu comunque significativa rispetto al pensiero dominante dell’allenatore piemontese: più ci si concentra sul calcio e più diventa possibile fare buoni risultati.
Il segreto di quel bel primo tempo
C’è per esempio un concetto da cui nel suo modo di intendere il calcio non si può prescindere: le pressioni alte. In questo senso la Roma del primo tempo a Bologna è stata perfetta: baricentro alto, fonti del gioco avversarie inaridite, spostamenti provvidenziali rispetto alle contromosse di Italiano. Per esempio, non sarà sfuggito agli spettatori più attenti che pur avendo cambiato il sistema di gioco passando dalla difesa a 4 a quella a 3 (prassi ormai sempre più frequente quando si affronta la Roma di Gasperini, a conferma della particolarità con cui bisogna sempre fare i conti quando si gioca contro di lui) per non variare troppo rispetto alle consuete abitudini il tecnico aveva chiesto in fase di impostazione a Lucumí, il centrale dei tre, di salire in una posizione intermedia, come se fosse il play della squadra, per lasciare l’impostazione a 4 (due centrali e due terzini) e non perdere un riferimento in mezzo al campo, considerata la conferma delle tre punte (Orsolini, Castro e Rowe). Nello schieramento iniziale, Gasperini aveva battezzato Malen su Lucumí, lasciando Soulé sul braccetto di sinistra (Heggem) e Pisilli sul braccetto di destra (Helland), ma ha avuto la prontezza di cambiare quasi subito, abbassando Pisilli sul centrale colombiano e chiedendo a Malen di aprirsi nel centrosinistra, ovviamente solo nella fase di non possesso. Questa mossa ha compromesso ogni fonte del gioco del Bologna, tanto che per registrare l’unica occasione dei primi 45 minuti si è dovuto ricorrere ai lanci di Ravaglia, uno dei quali ha colto di sorpresa Hermoso e ha costretto Ndicka a difendere su Orsolini, che si è liberato al tiro finale col destro, trovando l’opposizione di piede di Svilar. Nel secondo tempo, però, la musica è cambiata: forse anche per la stanchezza, sicuramente per una certa tendenza di conservazione, visto il doppio vantaggio conseguito nel primo tempo, la Roma ha un po’ abbassato il proprio baricentro e ha inevitabilmente ridotto le pressioni offensive, problema che si è persino acuito quando sono entrati prima Robinio Vaz al posto di Soulé e poi Dybala al posto di Malen (la cui sostituzione non era obbligatoria, ma deve essere chiaro il terrore che prova Gasperini all’idea che possa anche solo ricevere una botta, quindi ci sta che sullo 0-2 a 15 minuti dalla fine decida di cambiarlo). Il fatto è che né Robinio né Dybala hanno assicurato pressioni costanti sulla prima impostazione e quand’è così la Roma si ritrova sempre inevitabilmente a difendere davanti alla propria area, con i quinti schiacciati e gli altri centrocampisti costretti a difendere lungo tutto l’ampiezza del campo (Cristante in difficoltà era stato alzato sulla trequarti e l’instancabile Pisilli abbassato in mediana). Questo è il motivo principale per cui nel secondo tempo la Roma si è abbassata, ha lasciato definitivamente il possesso del pallone agli avversari (è passato dal 55% del primo tempo al 67% del secondo) e ha rischiato anche qualcosa, come dimostra la crescita degli expected-goal per i giocatori del Bologna (primo tempo 0,18 a 2,13, secondo tempo 0,32 a 0,00) e la riduzione di tutti i parametri statistici più importanti (4 tiri a 7 nel primo tempo, 6 a 1 nel secondo, 2 angoli a 5 nel primo tempo, 5 a 2 nel secondo, 260 passaggi a 210 nel primo tempo, 262 a 132 nel secondo).
I direttori che si propongono
Certo è che ora le cose possono cambiare e Gasp si è ritrovato a progettare nuove soluzioni e idee futuribili per la squadra del prossimo anno. Buone notizie potrebbero arrivare dall’infermeria intanto se la Roma dovesse recuperare anche Koné in mezzo al campo, cosa che potrebbe accadere già per la gara con la Fiorentina di lunedì prossimo, anche per far fronte alla squalifica di El Aynaoui, proprio nel momento in cui è tornato ad esprimersi su buoni livelli. A mancare all’appello sempre e comunque resta l’attaccante di sinistra di piede destro, soprattutto adesso che l’adattato Pellegrini soffre in infermeria e non si sa neanche se potrà tornare d essere convocato per le ultime tre gare. Ecco perché il calcio deve essere messo sempre al centro. Di questo si deve parlare: di giocatori a disposizione, di caratteristiche, di attitudini, di talenti affermati e talenti potenziali. Così nelle prossime settimane Gasperini si dividerà tra il ruolo di allenatore e quello di “consulente” del direttore sportivo che arriverà al posto di Massara. Al momento da queste parti nomi preferiamo non farne, visto che in un modo o nell’altro sono diversi quelli che si stanno proponendo o si stanno facendo sponsorizzare (e se pensate ai tanti direttori sportivi liberi, ma pure a qualcuno che sembrerebbe impegnato, sappiate che sì, anche quello che state immaginando ora in qualche modo si sta proponendo e molti giornali si prestano a fare da sponsor, sperando di ricavarne qualche vantaggio un domani). Ma prima c’è da chiudere una stagione nella maniera migliore possibile, a prescindere dalla Champions che ieri dopo quello che è successo a Milano, con il noioso pareggio tra Milan e Juventus, resta un traguardo difficilmente raggiungibile (la Roma è a -3, ma in realtà è -3,5 visto l’handicap degli scontri diretti). Ma soprattutto c’è da fare la Roma forte per la prossima stagione, il primo vero banco di prova per Gasperini senza “nemici”. A Bologna il tecnico è apparso a tutti più pronto e carico che mai, la fiducia della società è assoluta e ora che c’è margine per lavorare in un clima più collaborativo: e con i giusti dirigenti i risultati non potranno mancare. Questo almeno è quello che si augura ogni vero romanista. O no?
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