Gasp, l'orso bi-polare
In un pezzo sul Domani, elogiato ieri dalla figlia di Ranieri, un articolo ingeneroso su Gasperini. Ma forse si possono porre dei dubbi a certe ricostruzioni e ipotizzare altre versioni
(GETTY IMAGES)
Il finissimo collega giornalista e ancor più -issimo non collega laziale Malcom Pagani ha tratteggiato a modo suo sul Domani del 1 maggio (meno male che in ossequio alla festa dei lavoratori i giornali ieri non sono usciti, per evitare quel cacofonico “Domani di ieri” che avrebbe reso, più di quanto non lo sia di suo, questo pezzo poco credibile) un ritratto forse magari un pochino sbilanciato - del resto il nostro è stato il biografo ufficiale di Ranieri nell’apprezzabile tomo “Se vuoi provarci fallo fino in fondo” - della storia che ha allontanato il (former) senior advisor da Gasperini, da Friedkin e dunque dalla Roma, ma, si badi bene e lo si dica al Pagani qualora Il Romanista non fosse tra le sue letture quotidiane, non dai tifosi dalla Roma. Questa infatti è un’altra questione e il tifoso giallorosso, nei secoli fedele alla squadra (sai Ma’, da questa parte siamo fatti così) e a chi ne ha contribuito a scrivere la storia, non dimentica. La splendida coreografia della Curva Sud dedicata al sor Claudio (a noi “sir” non sembra proprio un titolo credibile) in occasione della sua ultima casalinga da allenatore della Roma, sta ancora lì, ad imperitura memoria. E nessuno la disconosce. Ma quando poi un nostro figlio (o padre, o zio, cambia poco) matura il tempo per lasciarci, se ne deve semplicemente prendere atto. È successo con Giacomino, con Ago, con Totti, con De Rossi già due volte e con tutti gli altri nostri idoli che in un modo o nell’altro, per un motivo o per un altro, se ne sono dovuti andare, volenti o nolenti, loro e noi. A licenziare Ranieri non sono stati i tifosi, insomma, ma Dan Friedkin.
E qui entriamo nell’altra parte della storia, quella che Malcom ci dà l’occasione di poter affrontare. Perché lasciare a un collega bravissimo, ma sempre anche altro -issimo, il palcoscenico per consegnare ai posteri una versione tanto sbilanciata della storia, ci sembra un esercizio di inutile modestia. E dunque vorremmo provare a confutare una parte delle numerose tesi asserite, magari senza indulgere in citazioni tanto dotte che a volte deresponsabilizzano chi le propone, e qui invece ci pare il caso di assumerci tutte le responsabilità. Su un punto Malcom ha ragione: quasi nessuno tra i tifosi della Roma chiamato a scegliere tra Ranieri e Gasperini avrebbe scelto sor Claudio. E qui l’atto appare sacrilego al Pagani e ai familiari di Ranieri (compresa la figlia Claudia, che in un post social ieri mattina ha citato addirittura pezzi di quell’articolo come esempi di coraggioso giornalismo. Ma ci sta: anche mia figlia l’avrebbe fatto). Invece scegliere Gasperini è sembrata a tutti la cosa più romanista che si potesse fare in quel momento. Perché - citando proprio Ranieri - è chiaro che sia Gasperini il futuro della Roma, e non avrebbe potuto esserlo Ranieri. È evidente che ogni speranza di rivedere la squadra sul livello delle big d’Italia e d’Europa passi attraverso l’opera dell’attuale allenatore. Senza nessun rancore nei confronti di Ranieri. Anzi: solo tanti ringraziamenti. Certo è che però da “garante” di Gasperini, quale sia era autodefinito, ha fallito. Da “amico” ancor di più. Ma ci sta. Certo però che se il livello del conflitto interno tra i due è salito al punto di non ritorno, per cui non esisteva più alcuna possibilità di proseguire insieme, Friedkin ne ha dovuto prendere atto. A malincuore, crediamo. Scegliendo di rinforzare la parte che per tanto tempo nella narrazione intraTrigoria è sembrata quella più esposta. E forse dovremmo farci una domanda sui perché. Sul perché uscissero tante storielle controverse sul tecnico e sul perché poi Dan ha scelto Gasp.
Da dentro, infatti, per molto tempo non arrivavano altro che questi racconti: Gasperini allena male, Gasperini non si preoccupa della salute dei giocatori, Gasperini insulta tutti quelli che passano sulla sua strada, Gasperini strilla dietro il povero Massara, Gasperini non ha alcun rispetto della figura di Ranieri, Gasperini usa nomignoli orribili per dipingere i suoi collaboratori, Gasperini costringe i dirigenti a non salire sul pullman, Gasperini perde troppe partite, Gasperini ha persino fatto uscire tra le lacrime un giorno quel tal calciatore, Gasperini cambia idea in continuazione, Gasperini vuole mettere in difficoltà i suoi dirigenti non facendo giocare gli acquisti non graditi, Gasperini collabora con personaggi inqualificabili (o squalificati), Gasperini fa lavorare il figlio alle trattative del suo mercato parallelo, Gasperini ce l’ha con i medici perché non fanno quello che dice lui (e qui le gradazioni del racconto potevano anche assumere sfumature da querela). Questi erano, anzi: sono, i racconti. Confutabili, e confutati, tutti: dal primo all’ultimo. Ci sono infatti altre versioni della storia. Perché la storia sia dei risultati sia dei rapporti personali di Gasperini parla chiaro e quella non è confutabile, perché Gasperini alza la voce quando non si seguono gli interessi del club, perché Gasperini semmai il taxi lo prende per sé (così fece dopo Atalanta-Roma), perché con Gasperini i giocatori che si allenano male avranno sempre poco spazio, perché il figlio di Gasperini fa tutt’altro nella vita, perché Gasperini fa giocare chi pensa gli faccia vincere le partite, perché Gasperini si insospettisce se un giocatore infortunato il giorno dopo la partita che non ha potuto giocare corre a mille all’ora, perché Gasperini non ha mai “collaborato” con dirigenti poco trasparenti, semmai ha amici (da una vita) vittime di errori giudiziari a cui guarda il caso proprio recentemente è stata restituita giustizia. Il nome lo ha fatto Zazzaroni tempo fa: Pietro Leonardi. Da una vita amico di Gasperini e però da quando Gasp sta alla Roma ci deve essere per forza qualcosa di losco.
Malcom, nel suo italiano irreprensibile e sempre gioiosamente ironico, si è espresso ovviamente in maniera quasi sfumata. Le lamentele dell’allenatore nel corso della stagione sono definite semplicemente «incessanti, fin dal principio, a volte esplicite, altre striscianti, sul mercato, sullo staff medico, sulla qualità della rosa». Però: e a lui chi lo ha detto? Quanto a Gasp, gli rende “giustizia” così: «Ha negato gli addebiti, si è travestito da passante, da educanda, da cane bastonato. Si è detto stupito. Ha parlato di fango e teatrini. Sentito il bisogno – visti i litigiosissimi precedenti che, dai calciatori ai giornalisti, fino ai tifosi avversari a cui tirare panini dall’auto, ne fanno un virtuoso dell’alterco – di cancellare i tumulti del passato e infine tra una lacrima e una porta presa a calci, ha deciso di fotografarsi con un robusto filtro autoassolutorio: “Sono stato nove anni a Bergamo e otto a Genova, non sono una persona così brutta”». Una specie di orso non polare, ma bipolare, che invece pensa di essere un angelo. Come il matto contromano in autostrada, che prende per matti tutti gli altri.
Magari ha ragione Malcom e tutti quelli che imboccano i cronisti coraggiosi come lui (ma che coraggio ci vuole a difendere il committente di quella ricca biografia?). Magari Gasperini sarà cacciato a ottobre dopo aver insultato anche il prossimo ds e pure Dan Friedkin e tutti i tifosi della Roma, novello belzebù. Ma chiediamoci sempre (per un giornalista è anche un dovere deontologico) se può esistere anche una versione differente dei fatti. Perché in quel caso il coraggio perde la migliore delle sue caratteristiche, la bellezza del giusto, e diventa altro, misero racconto di parte. È una specialità di questa città del resto spaccarsi in due, a volte anche in tre o in quattro, Romolo e Remo come Caino e Abele. Quando Ranieri fu lasciato al suo destino dopo essere stato chiamato al capezzale della Roma nell’anno dell’esonero di Di Francesco, contribuì allo sfascio istituzionale prendendosela “coraggiosamente” con i consulenti esterni della Roma, quelli che lontano da Trigoria comandavano. I senior advisor dell’epoca, insomma. “Testa grigia”, definì – parlando con i tifosi – Franco Baldini in riferimento alla sua chioma canuta. Gasperini invece non ha proferito parola, né pubblicamente, né con i tifosi. E invece si è spiegato tutto insieme – prima ascoltando le parole livorose di quell’assurdo prepartita, poi ascoltando per intero il pensiero del suo dirigente nella riunione che poteva servire per chiarire i punti di vista – per quale motivo sin dall’inizio dell’avventura Ranieri e per conseguenza Massara gli sono rimasti ostili. È una domanda che si è fatto sin da agosto, quando le cronache lo dipingevano già sul piede di guerra, e invece lui si chiedeva solo perché con tanta disponibilità di spesa non ci si concentrasse sulle figure degli attaccanti da lui richieste. Ora, dicono tutti, Gasp è rimasto solo e dovrà assumersi tutte le sue responsabilità. E un altro dubbio torna ad affacciarsi: ma è meglio soli o male accompagnati?
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