Ricordate quel tempo in cui si pensava che le squadre vincenti dovessero prevedere anche giocatori dedicati quasi esclusivamente al contenimento, che fossero poi esclusi dalla fase di possesso per via di capacità tecniche non adeguate al resto della squadra? Oppure quell'altro tempo, rimpianto anche recentemente da Chiellini, in cui si diceva che i difensori dovessero pensare solo a marcare bene, evitando però di partecipare alla costruzione della manovra? O magari quando si diceva che non si doveva derogare agli insegnamenti tramandati dal nostro calcio, alla tradizione del calcio robusto del catenaccio e contropiede? Per fortuna illuminati rivoluzionari come Liedholm, Zeman prima maniera, e poi Sacchi, Spalletti, e oggi Sarri e Di Francesco stanno dimostrando il contrario. E la Roma ha passato il turno di Champions superando sul piano dei punti, del gioco, della brillantezza offensiva, della solidità difensiva e della correttezza squadre ben più blasonate e in alto nel ranking come Chelsea e Atletico Madrid.

I meno fallosi

La prima sorpresa deriva dalla lettura della classifica delle squadre meno fallose di questa prima fase della Champions. In attesa dei dati definitivi che sono stati resi noti nella notte dopo l'ultima giornata giocata ieri sera, la Roma già ieri ha avuto la certezza di aver primeggiato nella classifica delle squadre più corrette d'Europa. La classifica, che pubblicheremo nella sua versione definitiva solo domani, vedeva prima delle partite di ieri la Roma al terzo posto con 47 falli commessi nelle sei gare disputate (media 7,8 a partita, ma contro il Qarabag sono stati appena 4, record stagionale), dietro Borussia Dortmund a 45 e Siviglia a 46: ma ovviamente nelle gare disputate ieri sera con gli spagnoli impegnati a Maribor e i tedeschi in casa del Real Madrid il numero dei falli ha superato quello fatto riscontrare dai giocatori della Roma.

Tre clean sheet

A rendere orgoglioso l'allenatore arriva anche il dato relativo all'impermeabilità difensiva. In sei giornate di un gruppo considerato proibitivo, Alisson ha mantenuto la sua porta imbattuta per tre volte, in tutte e tre le prestazioni casalinghe. Solo tre squadre hanno saputo far meglio: Basilea e Paris Saint Germain, quattro volte imbattuti, e l'inarrivabile Barcellona, cinque volte su sei con la porta inviolata (e 1 gol subito, in casa dall'Olympiakos). 9 i gol realizzati dalla Roma in queste gare, 6 quelli subiti. E sempre con una difesa altissima (col picco addirittura a Londra, nella gara che avrebbe dovuto rappresentare l'esame più difficile), con l'impostazione sempre delegata ai difensori, con marcature mai personalizzate ma sempre di reparto, prendendo quasi sempre la palla come unico punto di riferimento. E col baricentro sempre tenuto molto alto.

Schemi ed estro

Nella gara col Qarabag a dispetto del risultato di misura la prestazione della Roma ha evidenziato un controllo del gioco pressocché totale (20 tiri a 3, 63,2% di possesso palla, 68% di vantaggio territoriale, 602 passaggi contro 351, 15 cross a 8, 794 palloni giocati contro 517, 14 angoli a 0) ma soprattutto una serie di giocate sia a palla ferma sia nello sviluppo del gioco che ancora una volta hanno confermato quanto a Trigoria si lavori duramente per migliorare ogni giorno di più il bagaglio di conoscenze di questa squadra. E se ai virtuosismi di gruppo (tipo i tagli offensivi, le sovrapposizioni nello spazio, i movimenti concordati quali i rientri in diagonale delle punte per creare zone da aggredire con altri giocatori, l'attenzione della linea difensiva, la lunghezza della squadra sempre cortissima, ieri 37,3 metri, e il baricentro sempre altissimo, ieri addirittura 58,7 metri) sommiamo le iniziative personali, viene fuori un quadro davvero esaltante. A titolo esemplificativo abbiamo evidenziato a parte la splendida conclusione di Nainggolan dopo un sombrero sull'avversario. Queste sono cose che in allenamento non si studiano.

I calci da fermo

In più, sono arrivate anche nuove soluzioni sui calci piazzati. Recentemente, Di Francesco aveva lavorato soprattutto sulle soluzioni che prevedevano da diverse zone di battuta lo sfruttamento delle qualità balistiche di Kolarov. Ieri ne abbiamo viste di nuove, con gli angoli a tre meglio descritti nella pagina accanto, con la punizione a due stavolta con la finta del serbo e la battuta lasciata a Perotti e con un calcio d'angolo calciato basso all'indietro con la finta di De Rossi e la stoccata in girata di Dzeko. Versioni ancora da rifinire ovviamente: perché in quest'ultima occasione Dzeko è arrivato troppo dritto dal punto di partenza e non ha avuto lo spazio per poter ruotare il corpo (conclusione inevitabilmente altissima) e nel corner Kolarov è partito tardi. Ma si farà sempre meglio.