I 430 secondi che hanno peggiorato l'umore di milioni di romanisti cominciano nel momento esatto in cui Locatelli indirizza di testa la palla nella metà sguarnita della porta difesa da Rui Patricio. Il cronometro ufficiale di Dazn indica come tempo di gioco 69:03. Esattamente sette minuti e dieci secondi più tardi, De Sciglio scaraventa nella stessa porta il gol del 3-4. In mezzo, per l'esattezza al minuto 71, secondo 45, il pallone toccato dalla spalla di Viña e calciato da Kulusevski aveva rimesso la partita in equilibrio, dopo che i 70 minuti di gioco precedenti avevano indicato una squadra padrona della situazione, la Roma, e un'altra sull'orlo del precipizio morale, tecnico, tattico. Fosse rimasto fino alla fine il risultato maturato per tre/quarti di gara oggi Roma e Juventus sarebbero appaiate al quinto posto in classifica (ma con l'incombente Fiorentina indietro di una gara), ma le prospettive delle due squadre sarebbero assai diverse, con i giallorossi attesi da due mesi di impegni relativamente facili, e i bianconeri alla viglia di un tour de force che li opporrà in poche settimane a Inter, Udinese, Sampdoria, Milan, Verona, Atalanta e al derby col Torino, prima dell'impegno di Champions col Villarreal. Una col morale alle stelle (aver battuto Atalanta e Juventus avrebbe depenalizzato la colpa per la sconfitta col Milan), l'altra con l'amara sensazione di aver buttato un'altra stagione. Pensate che cosa possono determinare a volte sette minuti (e dieci secondi) in una stagione. Che poi per l'esattezza i minuti di follia sono stati meno di cinque, perché dei 7'10" cronometrati tra il 3-2 al 3-4 circa 2'30" non si sono giocati per la lunga attesa del responso del Var per il gol del 3-3. Riviviamoli, può servire ad esorcizzarne il dolore.

Roma padrona

Quando comincia il minuto 67 di Roma-Juventus la squadra giallorossa sembra in totale controllo della situazione. Al minuto 67 e 20 Felix fa un recupero difensivo su Cuadrado strappapplausi. Al minuto 67 e 45 De Sciglio sbaglia uno stop su un bel cambio di gioco che dà la misura esatta di quanto la Juventus sia ormai caduta in sofferenza. La Roma riparte serenamente dal basso, e quando perde palla, minuto 68, Maitland-Niles ferma McKennie con un intervento così vigoroso che convince tutti circa la bontà dell'acquisto. Ormai non c'è partita, la Juventus sembra domata, la Roma è padrona. All'improvviso, per risolvere un palleggio bianconero che sembra non avere sbocchi, Morata si infila sulla fascia seguito a ruota da Ibañez mentre Smalling dentro l'area non perde di vista Kulusevski e si allontana un po' dalla zona del dischetto del rigore. Locatelli vede lo spazio e ci si catapulta. Ma Morata non crossa, finta solo di farlo, poi torna indietro e lo fa di sinistro proprio nel momento in cui Maitland-Niles lascia Locatelli per concentrarsi su McKennie alle sue spalle, confidando in un passo indietro di Cristante, che davanti non ha nessuno ma sembra, come spesso gli accade, ipnotizzato solo dal pallone. È un attimo: la parabola dello spagnolo arriva perfetta sulla testa di Locatelli, l'azzurro stacca bene e fa 3-2. Quello che accade da questo momento in poi, per i successivi 430 secondi, è incredibile. Un collapso, per dirla con l'efficace lemma scelto da Mourinho, che è già negli occhi dei giallorossi nel momento in cui si apprestano a ricominciare il gioco. All'improvviso la padronanza di pochi secondi prima non c'è più. Fine del gioco, delle pressioni offensive e della bella teoria di efficaci percussioni, tali da determinare numeri decisamente alti di expected goal, di passaggi, di possesso palla e di azioni offensive, tutti parametri che contro le big solitamente la Roma lascia gli avversari. Il cronista di Dazn certifica un certo nervosismo anche da parte di Mourinho: il tecnico, racconta «ha appena chiesto ai raccattapalle di restituire il pallone con calma». Non è un buon segno. In campo entra Shomurodov, esce Felix. Ora la Roma si abbassa, difende con due linee da quattro giocatori più Pellegrini e Abraham che cercano di abbaiare sulla prima impostazione juventina, vanamente. Shomurodov fa subito il terzino su Cuadrado che, scatenato, attacca e chiede in continuazione il pallone. Al minuto 71 e 25 il colombiano alza di nuovo la mano per richiamare l'attenzione del compagno in conduzione, mentre l'uzbeco lo controlla con distacco: sulla tre quarti il pallone arriva a Locatelli su cui esce Mkhitaryan. Quando parte il pallone Cuadrado sembra in fuorigioco ma non lo è, tiene i piedi ancora fuori area, mentre dentro li hanno già appoggiati Smalling, Ibañez e Shomurodov. Il pallone di Locatelli è preciso, sulla sponda di testa del terzino la Roma è anche sfortunata, perché la parabola finisce giusto dalle parti di Morata che stoppa il pallone, lo tira giù e calcia con tutta la forza, Smalling è bravo e respinge quasi miracolosamente in tuffo con il piede, ma la palla resta lì vicino e ricade giusto sui piedi di Kulusevski, ignorato dai cinque giocatori della Roma presenti in quel fazzoletto di campo, il tiro è pure fortunoso, è un colpo di ginocchio/tibia, Viña davanti a lui un po' si spaventa, non oppone il petto ma si gira di fianco, così la palla lo tocca sulla spalla e si infila sotto la traversa: è il tre a tre, ma l'assistente resta con la bandierina alzata, i tifosi sospirano, sarà il solito verdetto da consegnare alla geometria. Dopo 2'30" di stop si riparte: dal 3-3.

Dybala il simulatore

La bambola è quasi completa, quando si riparte la Roma è sotto choc, neanche 15 secondi di possesso e Veretout sbaglia clamorosamente un lancio, ma anche la Juve avanza in maniera scomposta. Al minuto 75 e 15 ancora Veretout perde un altro pallone sporco, 15 secondi più tardi Cristante sembra in grado di controllare Dybala e tenerlo a distanza, ma l'argentino crolla terra come se fosse stato colpito da un pugno, l'arbitro ci casca e ammonisce il romanista, anche il replay evidenzia che la mano a protezione è finita sul collo del giocatore, che invece cade coprendosi il volto. Quando si riparte De Sciglio guadagna la fascia sinistra, dove otto minuti prima aveva banalmente sprecato un pallone, stavolta ha l'aria del conquistatore, scarica su Morata e si butta dentro, ignorato completamente da Cristante. Sulla scucchiaiata di McKennie Smalling prova ad opporre la sua testa, ma aggiusta solo meglio il pallone allo juventino che controlla e calcio dritto ovviamente cogliendo l'angolino alla destra dell' esterrefatto Rui Patricio. La Juventus è sopra, il collapso è servito.