Seconda partita ufficiale della Roma di Mourinho, seconda vittoria conquistata con tenacia, lasciando agli avversari la soddisfazione del controllo del gioco, dei passaggi e del possesso palla, ma niente punti. Se non è il manifesto di quello che sarà la Roma del portoghese, poco ci manca…La partita con la Fiorentina ha detto però qualcosa di più. La squadra di Italiano è più forte del Trabzonspor, ha un tasso di agonismo superiore per non limitare la questione al mero valore tecnico della rosa e al valore aggiunto sotto il profilo tattico garantito dal tecnico rivelazione dello scorso campionato di serie A, con lo Spezia. Eppure senza pretese di dominio e di controllo estremo, la Roma sembra già un passo avanti rispetto a quella spaurita che agli avversari regalava quarti d'ora, mezze ore o tempi interi, la Roma bella di Fonseca che poi però si squagliava quando doveva sfondare. Questa qui, invece, fa esattamente il contrario: è solida, tenace, colpisce duro nei momenti in cui serve imprimere la marcia in più. È capitato dopo il pareggio in terra turca, si è ripetuto domenica sera quando l'effetto positivo del vantaggio e della superiorità numerica si sono esauriti con l'espulsione di Zaniolo e il pareggio di Milenkovic. A fine partita l'allenatore portoghese ha riservato un elogio non banale al calcio in assoluto e alla serie A in particolare: «Nell'ultimo decennio il calcio è cambiato molto, giocano tutti meglio, adesso difendere bene non basta». Il merito, che forse orgogliosamente Mourinho non ammetterà mai, è dello splendore mostrato al mondo dal Barcellona di Guardiola che visse stagioni indimenticabili proprio duellando con il Real Madrid di Mourinho. L'onda lunga di quel calcio meraviglioso ha contagiato quasi tutti i tecnici di ultima generazione. Ecco perché il calcio è cambiato, ecco perché adesso è più difficile vincere le partite solo puntando sul valore tecnico dei giocatori. E qui arriva anche il merito sempre verde di Mourinho che sa stare al passo con i tempi in virtù della sua straordinaria elasticità mentale ed è il numero uno al mondo per capacità di reazione. Di più: in un calcio che si è livellato verso l'alto, la differenza adesso può farla l'intensità delle giocate, la velocità, la motivazione. E in questo Mou resta ancora lo Special One.

Il 4231 di Mourinho

Tatticamente, infatti, la Roma non è cambiata molto rispetto a quello che proponeva con il 4231 di Fonseca, ma ora ogni giocatore copre più volentieri quel mezzo metro di campo che, sommato a quello del compagno, annulla le distanze che si aprivano nella scorsa stagione nelle transizioni avversarie. Subisce anche la Roma di Mourinho, ma mai andando in affanno, comunque mantenendo almeno la parità numerica in difesa. Se gli avversari fanno gol è sempre perché vincono i duelli personali: è capitato in Turchia con lo stacco di Cornelius sopra la testa di Mancini, si è ripetuto all'Olimpico con il cross lungo sul secondo palo mentre Vlahovic attirava l'attenzione di Mancini e addirittura di Abraham. E così Milenkovic ha potuto segnare quasi indisturbato, sfruttando la marcatura lenta di Cristante.

L'uomo in più

Ora c'è anche Abraham. Mourinho, con una spiegazione chissà quanto veritiera, ha rivelato a fine partita di aver scelto lui al posto di Shomurodov per una questione tattica: «Avevo visto che le squadre di Italiano non si fanno problemi ad alzare le pressioni portando anche gli intermedi di centrocampo sui centrali difensivi in possesso palla, ho pensato quindi che sulla tre quarti si potessero aprire degli spazi che Abraham copre meglio. Poi nel secondo tempo, con le squadre più lunghe, avrei inserito Shomurodov anche se Tammy non fosse rimasto vittima dei crampi. Lì negli spazi Eldor diventa imprendibile e si è visto». Un mago. La spiegazione tattica c'è tutta, ma se davvero avesse fatto solo questa considerazione, significherebbe che da qui in avanti sceglierà tra i due (i tre?) di volta in volta quello che sembra sposarsi meglio con le caratteristiche tattiche degli avversari. Ci sembra molto più logico pensare che il titolare sia Abraham e che l'altro tornerà utile come seconda punta, magari partendo da posizione più esterna, o nei secondi tempi. Piuttosto al momento sembra più difficile possa trovare spazio Borja Mayoral. Di sicuro Abraham è un profilo di attaccante che la Roma non ha mai avuto: è un'evoluzione di Dzeko, è roba diversa. Sembra avere una fisicità che Edin non ha mai avuto, o comunque ha un po' perso. Sembra pronto a mettersi a disposizione dei compagni con un'attitudine che il bosniaco non aveva. Sembra felice quando la Roma segna, come Dzeko era solo quando segnava lui. Non sappiamo ancora se l'investimento della società sarà ripagato in moneta tecnica, ma di sicuro l'esordio a sorpresa di domenica ha lasciato più di un cuore acceso. Tra i numeri più significativi, spiccano i due assist, ma anche delle confortanti percentuali sui passaggi riusciti (100%) e sui cross riusciti (100%). Da migliorare i dribbling (riusciti solo 1 su 4) e i duelli (vinti solo 4 su 12).

Il coraggio in dieci

Curiosa anche la differente impostazione tattica dei due allenatori quando le loro squadre sono rimaste in 10: Italiano ha insistito con i tre centrocampisti, ha avvicinato Nico Gonzalez a Vlahovic e si è messo con il 432 mantenendo alto il baricentro e senza limitare mai le pressioni offensive. Quando è uscito Zaniolo è stata coraggiosa anche la scelta di Mourinho, un 4221 che ha richiesto un dispendio ulteriore di energie a Micky e a Pellegrini, chiamati ad aprirsi sulle fasce in possesso palla e a chiudersi più centralmente in non possesso. Poi, nel finale di gara, con l'ingresso di Perez ed El Shaarawy, si è disegnato un più geometrico 441 quando la partita si è chiaramente indirizzata verso la vittoria romanista. Stavolta però Mourinho non ha fatto sostituzioni conservative. Ci mette sempre un po' a cambiare (a Turchia prima sostituzione a 8' dalla fine, domenica al 24' st), ma con la Fiorentina ha inserito un attaccante (Shomurodov) per un attaccante (Abraham), un trequartista (Perez) per un altro (Pellegrini), un esterno offensivo (El Shaarawy) per un altro (Mkhitaryan) e un centrocampista (Bove) per un altro (Veretout). A confortarlo c'è anche l'effetto Olimpico: la gente romanista sta studiando il tecnico e viceversa. Ci sono le premesse per un amore folle. Saranno i risultati a decretarlo. Quanto sarebbe bello.